martedì 31 maggio 2022

Spalanchiamo le porte a nuovi sensi di colpa!


irresponsabile

incosciente

stupida

ti comporti come se fosse il settimo figlio

ti comporti come se non l'avessi sognato per anni

ti comporti come se non stessi aspettando un figlio

non c'è bisogno di fare la figa 


La verità è che non ho mai sopportato le tipe che fanno della propria gravidanza il centro del mondo. 

E' vero, spesso sono molto stanca, ma mi vergogno a fare i pisolini, perché sembra di essere una fannullona. 

E' vero, faccio molta fatica a lavorare e passare ore in macchina, ma non smetto perché non posso permettermelo e non voglio pesare su chi mi sta intorno.

E' vero, spesso mangio meno di quello che dovrei e spesso mangio cose che non fanno bene, perché non ho tempo o energie per prepararmi i pasti.

E' vero, anch'io pensavo che quando sarei finalmente rimasta incinta, tutta la mia vita sarebbe stata concentrata sul cosino, ma non è andata così. La mia vita è stata oggetto di un rovesciamento completo, un po' per questo lieto evento, un po' per il cambio del lavoro, un po' per la mia vita privata andata affanculo, un po' perché sono rimasta di nuovo senza una casa. Se fossi rimasta incinta in una situazione leggermente più equilibrata, forse mi sarei concentrata un po' di più sulla maternità. Forse è perché sono sempre stata bene e il mio cosino non mi ha mai dato nessun fastidio, tranne succhiarmi le energie, quindi non ho mai avuto paura, paranoie o disturbi fisici e quindi lo cago meno anche per questo.

Non lo so.

E' inutile stare qua a giustificarmi.

Passo anche 14 ore fuori casa senza mai riposare, mangio di merda, nei primi mesi ho saltuariamente fumato e bevuto, non ascolto Mozart su base quotidiana, non faccio attività fisica, non passeggio, non mi massaggio il perineo, non uso creme anti smagliature, non sempre bevo sufficiente acqua, dormo poco e mi appoggio pure sui water nei bagni pubblici (ormai l'equilibrio si è fottuto) senza disinfettarli preventivamente.

Non è una cosa di cui mi vanto, so bene che è sbagliato, ma, purtroppo, non ho mai messo me stessa prima del resto e, per il momento, non riesco a capire che non si tratta più di me, ma del mio cosino tutto tondo e che facendo un torto a me stessa, sto facendo un torto a lui.

Non sono stata cresciuta per diventare una principessa e non so comportarmi come tale. Ho sempre pensato fosse una cosa positiva, ma ora penso che l'egoismo sia molto più sano di questo mio non voler mai dare fastidio e non voler chiedere aiuto. 

Nel dubbio, ho fatto spazio per un altro scompartimento di mea culpa, adelante!

giovedì 26 maggio 2022

s-formazione

Sono nota per essere frivola, superficiale, rimbambita e stramba. E' una cosa che fa simpatia, ma non quando scavalli i 30 e stai per dare alla luce un bambino.

Conoscendomi bene, però, ho deciso che questa cosa della maternità non la potevo prendere sottogamba. Mi sono quindi iscritta a tre diversi corsi preparto, ancora quando il botolo era delle dimensioni di un dattero. 

Il primo di questi corsi si tiene nel cortile della biblioteca ed è condotto da una rinomatissima ostetrica di Verona che collabora con il comune da decine di anni, lavora con la più rinomata boutique delle madri, dove ogni servizio pre e post natale costa come uno dei miei malandati reni e vanta un codazzo di mamme in fibrillazione.  

Tutto idilliaco!

Sennonché...

La biblioteca si trova in una depressa località rurale veronese, nei pressi del mio grigio ufficio metalmeccanico.

Il cortile della biblioteca è popolato da una quantità abominevole di abominevoli zanzare e moscerini. C'è da dire che, da quando ho saputo dell'esistenza del botolo, ho azzerato qualsiasi agente chimico sulla mia pelle. Niente più smalti, oli essenziali, tinte, creme o pomate. Figurarsi se mi spalmo di Vape che già odiavo da sana (mi piace un sacco definirmi sana per indicare il periodo prima della gravidanza). Le lezioni, che si tengono al tramonto, sono quindi caratterizzate da una costante bestemmia interiore e da numerosi schiaffetti che le sensibili future mamme si danno su avambracci, colli e gambe inflaccidite. 

La rinomatissima ostetrica si presenta con l'espressione della Signorina Rottermaier, brizzolata, severa, con una bocca piccola dagli angoli discendenti, piccoli denti aguzzi, piccoli occhi penetranti dietro una montatura rosso sangue. Si trascina dietro una bambola che tiene per un piede e che usa come pungiball, senza troppo curarsi della sensibilità delle future mamme. 

Il corso viene condotto in dialetto e, pochi minuti dopo, la rinomatissima ostetrica dimostra una totale assenza di loquela. Ripete gli stessi concetti per almeno cinque volte, dando sfogo a sempre più alti virtuosismi di analfabetismo. Le frasi durano per dei momenti interminabili e sono popolate da intercalari e parassiti verbali sotto forma di muggiti e altre locuzioni di dubbia provenienza.

Vista la noia dell'esposizione, passo il tempo ad osservare i compagni: le mamme hanno tutte la stessa espressione di commossa preoccupazione. Alcune, ogni tanto, escono una lacrima a cazzo. Altre volte annuiscono per dimostrare che sono sul pezzo. Spesso, quando si parla del ruolo del padre, danno degli amorevoli scappellotti ai mariti, indicando l'ostetrica con il ditino come per dire "ascolta bene, asino!". 

I concetti più scontati, come "non lasciare il bambino incustodito sul fasciatoio", scatenano una tempesta ormonale di massa. 

Il gruppo delle sensibili future mamme si compone di signore autoctone che si trascinano dietro i propri mariti dalle espressioni assenti. Le mamme si dispongono sulle sedie, mentre i papà vengono accomodati per terra, su dei teli. L'immagine è straziante. Soprattutto, quando le mamme accarezzano le teste ai papà: viene da fondare un MeToo degli uomini. E' anche vero che i papà non sembrano molto a disagio in questa posizione; c'è anzi una sacra rassegnazione ed assenza di volontà che sfiora il buddismo. Se le mamme all'ultimo mese di gravidanza hanno tutti i diritti di essere brutte, gonfie e sudate, non capisco perché anche i padri si presentino in queste condizioni asessuate e sboldre. L'unica funzione vitale, oltre agli schiaffetti anti-zanzara, consiste nel grattarsi le piante dei piedi, evidentemente stanchi dopo una calda giornata.

Il tutto mi diverte un sacco, ma mi mette anche una grande tristezza.

Il posto, le persone, i discorsi, i gesti, le mimiche mi demoralizzano, mi devastano l'entusiasmo e mi fanno venire paura di essere o diventare così.

Non voglio essere così.

Non voglio arrivare al punto di essere affascinata da persone ignoranti. 

Non voglio avere paura della mia ombra.

Non voglio fare della mia maternità una tragica missione. 

Non voglio.





sabato 21 maggio 2022

disparità di trattamento

E' ancora troppo presto per capire cosa può essermi successo.

Ci penso raramente, ma credo che tutto questo sia potuto succedere perché, per una volta, dopo tanti anni, ho avuto di fronte una persona motivata. E' ridicolo, quanto sia importante, anche per una cinica troia come me, vedere dall'altra parte una persona che ti stimola, che non deve essere trascinata, pregata, supplicata, minacciata per prendere decisioni che dovrebbero essere belle e piene di speranze. 

Era bello avere accanto qualcuno che proponeva per primo, prendeva l'iniziativa, ci teneva, si sbatteva. 

Io ero stremata dalla sensazione di "prima faccio la legna e poi, se ho tempo, mi cago la nostra vita insieme". E quindi mi sono lasciata guidare. Per la prima volta nella vita da adulta, sono stata presa per mano e accompagnata, aiutata, accudita. Per la prima volta, mi sono resa conto che non era una cosa brutta o vergognosa, voler avere una vita e non essere perennemente sospesa tra tre differenti realtà. Per la prima volta, ero io la priorità e dopo arrivava il resto. 

Era una sensazione bellissima. Mi sembrava di avere finalmente ossigeno, di essere finalmente capita, di essere finalmente amata totalmente, non part-time. Mi sembrava di essere voluta, sembrava che qualcuno, per la prima volta, volesse ridarmi la sensazione di casa, di avere un posto al mondo. Finalmente non ero sempre sola, non dovevo pensare a tutto io, sia per me che per due. Finalmente, avevo un vero e solido appoggio. Non dovevo più chiedere, dovevo solo rilassarmi e camminare, accogliere i cambiamenti di cui avevo un disperato bisogno, fare progetti di cui avevo un disperato bisogno, smettere di vergognarmi di voler fare progetti, smettere di sentirmi mediocre perché volevo una famiglia. 

Era l'esatto contrario di quello che avevo vissuto nei precedenti otto anni. 

Ed era quello di cui avevo bisogno in quel momento. Avevo bisogno dell'esatto contrario. 

Poteva andare male, poteva andare bene, di certo non avrei pensato che sarebbe andata così...

Ma se non mi fossi lanciata, probabilmente mi sarei suicidata o forse sarei finita in una fitta depressione a sfondo alcolico, forse sarei tornata indietro per scoprire che non poteva cambiare nulla, forse sarei tornata da mia madre. 

E' troppo presto per capire se ho fatto bene o male e sicuramente nulla è andato secondo i miei piani e  desideri. Purtroppo, la buona volontà non basta: serve anche l'amore. Così come, l'amore non basta: serve anche della buona volontà. Evidentemente non si possono avere entrambe le cose, ma almeno so di averle provate entrambe. 

Ora ho davanti una nuova equazione e, per quanto "questa cosa (che sarebbe mio figlio) ci allontana ulteriormente", non mi pento di aver sputtanato e incasinato tutta la mia esistenza in questo modo, di essermi legata mani e piedi, di essere diventata ostaggio di un uomo, di una vita che non avrei voluto. Me la farò andare bene, me la reinventerò un'altra volta, diventerò grande e forte ora, che ho capito che non esiste uomo al mondo che sia in grado di capirmi. Chissà... magari il mio botolo 


venerdì 20 maggio 2022

come tornare in una casa dove nessuno ti aspetta

 C'è questa netta linea di demarcazione: il colore del cemento cambia al passaggio da una regione all'altra. 

Le sgangherate ruote del mio canarino oltrepassano questa linea e improvvisamente sono di nuovo lì: su quella strada. Mi avvicino alla città dove ho vissuto per dieci anni, ai paesi che ho frequentato per quasi venti... svincoli, nomi di paesi, il profilo delle montagne che sembrano essere dei parenti da quanto li ricordo bene, le case delle persone che ho amato, con cui ho riso, mangiato, dormito, pianto e condiviso notti ebbre. 
Sale, per forza, la sensazione di tornare a casa, nessun ricordo concreto, solo una sensazione tenera. 
Ma è una casa dove nessuno mi aspetta, dove non sono mai stata realmente accolta, dove non mi sono mai tolta le scarpe. 
Ho sognato che questo posto diventasse casa mia, ho sognato di guardare le montagne ogni giorno al risveglio, osservare il sole scomparire dietro le cime, il graduale cambio di colori, ho sognato di imparare a fare i tornanti senza sudare, ho imparato a capire e distinguere i dialetti, ho imparato ad amare la cucina, i modi bruschi, ma non sono mai riuscita a sentirmi a casa, nessuno ha mai voluto farmi sentire a casa. Ero la benvenuta, ma ero un'estranea. 
Sale, per forza, la malinconica sensazione di essere un cane randagio, di essere amata, ma non abbastanza da essere accolta. 

The child who is not embraced by the village will burn it down to feel its warmth

giovedì 19 maggio 2022

Ho voluto la mia solitudine

sono senza amore, mentre, barbaro

o miseramente borghese, il mondo è pieno, 

pieno d'amore...

e sono qui solo come un animale 

senza nome: da nulla consacrato, 

non appartenente a nessuno, 

libero di una libertà che mi ha massacrato.



ppp

martedì 17 maggio 2022

LB

Arriva la madre e porta le lettere della nonna.
E' l'ultima persona al mondo che mi scrive le lettere a mano, su fogli strappati dai nostri quaderni di scuola non finiti. 
E' uno dei miei momenti preferiti: metterci lì in tre a leggere le lettere ad alta voce e rotolarci dalle risate.
Vorrei poter tradurre le sue lettere, ma temo che sarei incapace di trasmetterne lo stile.
Si compongono di brevi frasi di senso compiuto, ma senza un nesso tra di loro. Una specie di Virginia Woolf sintetica. Un flusso di coscienza saltellante. Un unico paragrafo contiene notizie sui vicini di casa, ricordi di settant'anni fa, notizie dal mondo dello spettacolo, consigli pratici sulla gestione delle nostre sgangherate vite e barzellette sugli ebrei che fanno ridere solo lei. 
E' tutt'ora convinta che le sue lettere rimangano tra lei e il mittente, quindi non sa che io e mio fratello le confrontiamo per fare a gara di chi riceve gossip più scottanti e commenti più caustici. 
C'era solo una differenza tra le due lettere, questa volta.
Quella di mio fratello terminava con: probabilmente è l'ultima lettera che ti mando.
La straziante essenza di questa donna si riassume nel suo stile epistolare: didascalico, scarno, tagliente, buffo, comico e drammatico allo stesso tempo.

Ha deciso di morire, con limpida determinazione. L'ha pure messo per iscritto.

Mi lascia all'oscuro perché, adesso, per la prima volta in 35 anni, io sono quella da proteggere. 

Credevo fosse immortale, ma ieri, per la prima volta, ho avuto paura di non ricevere più le sue lettere e mi sono chiesta se esista qualcosa al mondo di più prezioso del tempo che posso ancora passare con lei. 

Odio dover lavorare, non perché sono pigra, ma perché il lavoro mi sta rubando la vita, il tempo per curare chi amo.