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sabato 31 luglio 2021

V-day

 

Finalmente, dopo lunghe analisi da talk show, la novantaduenne matriarca ha deciso di inocularsi.

Indossate mutande e canottiera buone.

Ravviati quei capelli color melanzana punk.

La si adagia, come una statuetta di sottilissima porcellana, nella nove-giaris.

-          Hai paura?

-          Niente fa più paura di perdere una figlia

E non c’è pathos, non c’è vittimismo, non c’è neanche rabbia.

C’è solo una limpida consapevolezza straziante.

La matriarca novantaduenne è saggia.

Lei lo sa che l’unica paura degna di esistere, è quella di perdere le persone.

Tutto il resto si aggiusta, si ricostruisce, si cicatrizza, si sconfigge, si ignora.

martedì 13 luglio 2021

luoghi da esplorare.

 


Giappone.

Dobbiamo aspettare che io prenda un passaporto.

Intanto metto via i denari.

Misha mi ha regalato un salvadanaio a forma di fungo con chiusura a coccinella. Produzione rumena.

In tre anni ho messo via 170 euro: è stato più facile prendere il passaporto sotto Salvinie.

Portogallo.

Dobbiamo proprio andarci, prova a guardare i biglietti. Ma quando hai le ferie? Non si può chiedere. Vediamo un last minute?

Berlino.

È un posto che hai sempre pensato di voler visitare.

Iran.

Andiamo a vedere dove sono nati i miei bisnonni.

Israele.

Ti sarebbe piaciuto, ma per come si comportano ora, pensare di rimpinguare le loro casse, fa girare i coglioni.

Istanbul.

Facciamo le vacanze invernali dove non fa troppo freddo. Ombrello di Pedrollo sbrindellato in otto secondi. Andiamo a bere una cosa a Capodanno? Ma le lire turche? Un chay alle mele al Guesthouse scalda comunque il cuore. Chaotic, but beautiful.

Cappadocia.

Belli i film che scelgo io.

Sarebbe da andare in Sardegna, né? Nell’entroterra.

Ma tanto, ovunque andiamo, si scatena la bufera di neve o almeno scoppia una bomba o fanno un attentato.

Ci sono ancora mille posti dove vogliamo andare, sei sicura di volere dei figli?

Con noi era bello anche Il Marinaio.

Anche il Dolo.

Anche Puccio Enza.

Anche Il Cavallino.

Anche l’Autogrill.

Anche il kebabbaro.

Con noi era bella anche San Bonifacio.

Siamo invece andati affanculo.

È comunque un posto da esplorare.

E diventa un posto bello anche la Snai senza di noi.


"adesso Joshua capiva perché a Ma-mee era piaciuto tanto quel viaggio: nella luce del tramonto, nel vento forte, l'erba di palude tremava e frustava l'aria, girandosi da una parte all'altra per catturare la luce, passando dal verde al dorato, al rosa, al colore del grano. La vegetazione fremeva piegandosi alla carezza dell'aria che dal golfo soffiava fino al lago, attraversando la stretta lingua di sabbia, erba e pini; tutto scintillava e risplendeva come il viso di Laila, gli occhi di Ma-mee, o un piccolo pitbull tarchiato dalle gambe storte mentre balza in aria - una bellezza del tutto gratuita, qualcosa che chiede di essere adorato solo per il fatto di esistere."

Jesmyn Ward

La linea del sangue

domenica 23 maggio 2021

volver

 Ora bisogna proprio tornare.

Tornare a svegliarsi la mattina, rimandando la sveglia almeno 4 volte e bestemmiando il Signore.

Infilarsi dei vestiti, smerdarsi qualche malta in faccia per apparire meno verde, mettere in moto il canarino, ascoltare il Trio Medusa, bestemmiare il Signore perché i semafori sono cronicamente rossi. Bestemmiare il Signore, perché sono in ritardo e non trovo parcheggio. Timbrare. Entrare. Sorridere. Rispondere a domande sul perché sono scomparsa per più di un mese. Spiegare o glissare, a seconda dell’interlocutore. Immergersi in telefonate, in accenti veneti di varie provenienze, in accenti spagnoli di varie provenienze, in ipocrisie, falsità, nel meccanismo del produrre-produrre-produrre.

Le giornate si allungano, i bar sono di nuovo aperti, ho un sacco di persone da rivedere, un sacco di cose da fare.

Ma come sarà?

Come sarà non potersi telefonare per qualsiasi cazzata, non ricevere video in pieno stile “vecchia zia scopre whatsapp”, non ricevere messaggi in skype con domande sulla traduzione, non dover fare traduzioni di deleghe di merda, non sentirsi sgridare, consigliare, insultare, non sentire la squillante risata infantile interrotta dalla tosse. Come sarà?

Non saranno troppe le perdite?

Devo ancora riempire un vuoto e nel mentre se ne crea un altro.

La vita, molto banalmente, va avanti e io rido ancora, sembra paradossale, ma rido. Ho questo nodo stretto in gola, una pallina di merda cristallizzata dalle parti del pomo d’Adamo, eppure rido.

Alice ha compiuto tre anni e ha ricevuto i regalini di una nonna che non c’è più. Forse sarà così anche per me, riceverò i suoi regalini per il resto della mia squallida esistenza. La conosco talmente bene che sono in grado di costruire esattamente le sue reazioni, risposte, tonalità di voce. È che non è così bello come sentirla. Ormai sono un’esperta nel parlare con gli assenti. Faccio dei lunghi dialoghi, litigo, rido e sto anche solo in silenzio, immaginandomi accanto a chi non c’è più. O chi c’è ancora tra i vivi, ma non più accanto a me. In fondo cosa cambia? È un pensiero decisamente macabro, ma sapere che una persona è in vita, ma ormai non è più parte della mia vita, provoca la stessa sensazione di assenza e nostalgia troia. Certo, è bello saperla viva, ma, egoisticamente, a me, quest’assenza fa esattamente lo stesso male.

Che brutta doppietta, perdere pezzi così in fretta.

Non sono pronta.

Non sarei mai stata pronta.

Non si riesce ad essere pronti ad una perdita, per quanto preannunciata.

Riprendere una matitina mangiucchiata e ricominciare a ridisegnare il mondo che, già faceva parecchio cagare, ora mi sta raggiungendo un livello di sciattezza veramente alto.

perdincibaccoporcodio.

giovedì 15 settembre 2016

L’amore ai tempi di vozap

È un gioco che si sviluppa su più livelli.
Entri sulla conversazione per vedere l’ultima entrata
Lo becchi online
Ti domandi se è online con qualcuno o se anche lui come un imbecille sta guardando il tuo essere online e sta pensando la stessa cosa
Ti convinci che sicuramente è online con qualcun altro
Il prossimo round si chiama: chi molla per primo.
Molli tu e hai la consapevolezza di essere una figa e immediatamente dopo ti fai profondamente pena
Molla lui e ti senti abbandonata perché hai capito che era online con qualcun altro.
Molli tu e nel giro di un secondo ti arriva un suo messaggio e vivi un momento di esaltazione e gloria manco avessi vinto un oscar
Non molli e ti arriva un suo messaggio così lo visualizzi subito e lui ti sgama che eri lì che lo fissavi e vivi un momento di profondo disprezzo nei confronti di te stessa ripromettendoti di non fare mai più questo gioco.
Poi ti imbatti in un qualche test tipo “qual è la tua età cerebrale” e lo ignori in fretta, sapendo bene che la tua età cerebrale si è evidentemente fermata a 13 anni.
Bah


mercoledì 31 agosto 2016

infinita fiducia nell'umanità.

Sono anni che penso di incidere una traccia che parta in automatico quando mi presento alla gente.
La farei partire subito dopo la stretta di mano per poter saltare la caduta dei coglioni iniziale con le domande del cazzo tipo
“ma davvero non sei italiana? Cavolo non l’avrei mai detto, non hai proprio nessun accento”
“Georgia? Russia? Ah no, non Russia, giusto giusto”
“ma davvero hai 29 anni? Te ne davo al massimo 20”
“sei venuta qua tutta sola a 15 anni? Ma pensa che coraggio”
“e com’è vivere con tuo fratello?”
“e non ti manca la tua casa?”
“si sta meglio qua o in Georgia?”
“torni ogni tanto in Georgia”
“è bella la Georgia?”
"ricordami la capitale che non me la ricordo mai" - seeeeh non te la ricordi mai, caprone di un coglionazzo
“ma che lingua parlate? Georgiano? Cos’è tipo russo? Ah addirittura una scrittura diversa” – a questo punto  si tira fuori il telefono e si mostra l’alfabeto per dare più peso all’affermazione, per poi rendersi conto che l’interlocutore non vede differenza alcuna tra georgiano, cirillico e sanscrito.
“e come mai hai scelto proprio l’Italia?” – questi gli scettici sempre pronti a sputare nel proprio piatto
“ma pensi di tornare in Georgia o starai qui per sempre?” – detta con un leggero terrore nello sguardo, consapevole che il Bel Paese è invaso da parassiti
Registrerei delle risposte gentili e le farei andare stampandomi un bel sorriso di plastica in faccia mentre la traccia avanza.

Quanto vorrei vivere in una società in cui rispondere alle domande di merda a suon di schiaffi non sia perseguibile dalla legge

martedì 15 marzo 2016

Le 7 regole del convivio in Georgia


La Georgia è: vino e spiedo, eloquenza ed ospitalità. Desideri capire una persona? Mettiti a tavola con questa. Siamo andati a Tbilisi, ci siamo seduti a tavola con il tamada ed abbiamo accertato che i georgiani conoscono un modo per fermare il tempo ed allungare sensibilmente la vita.

                                Foto: Razhden Gamezardashvili


Il convivio georgiano è un rituale mistico, nato nell'amore. La parola chiave qua è proprio “l’amore”. La natura trasuda amore, l'aria è impregnata d’amore, lo spazio è carico d’amore. Si percepisce l’amore in ogni brindisi pronunciato durante il convivio. Nel modo in cui il tamada Luarsab Togonidze muove delicatamente il bicchiere tra le mani prima di fare un sorso. Nel modo in cui guarda la moglie Nino, la quale gli ha regalato cinque figli.

Il tamada Luarsab Togonidze soppesa ogni parola. A proposito, il brindisi al tamada, fatto durante il convivio, si considera l’ultimo. Successivamente tutti se ne vanno o scelgono un nuovo tamada.


Luarsab è un montanaro barbuto e possente, sui due metri. Sua moglie Nino è una mora minuta. “Ho incontrato Nino nel 1997. Naturalmente durante un convivio al matrimonio di un amico in comune”.
A Tbilisi, Luarsab è un personaggio leggendario. E non solo grazie ai brindisi… in realtà non esiste la professione del “tamada”. Il convivio celebrativo viene condotto per vocazione o su richiesta degli organizzatori. Ovviamente a titolo gratuito. L’attività principale di Togonidze è confezionamento e commercio di costumi nazionali, con i modelli restaurati in base alle esposizioni dei musei e vecchie fotografie. Inoltre, Luarsab interpreta splendidamente le litanie ecclesiastiche ed è proprietario di diversi ristoranti. Ha quindi sufficiente conoscenza ed esperienza da condividere con il prossimo. Naturalmente, a tavola.



A detta di Luarsab, nell'atmosfera del convivio è presente una magia invisibile, creata dal buon vino e dalla buona compagnia, che permette all'uomo di aprire il cuore. Tra le persone riunite deve regnare amore e amicizia, altrimenti la festa è impossibile, per quanto possa essere bravo il tamada. Perciò, ogni brindisi termina con un generale esclamazione “Gaumargios!” – augurio di vittoria a tutti i presenti. Intorno alla tavola georgiana tutti sono equi, come di fronte a Dio. È per Lui che si pronuncia il primo brindisi. Sempre

AllAltissimo


“Quando il Signore stava distribuendo le terre tra gli uomini, i georgiani si stavano godendo una tavola imbastita, bevendo vino e mangiando carne allo spiedo. Non avevano tempo per partecipare alla frenesia generale. Quando la distribuzione è terminata, i georgiani si sono trovati senza il loro pezzo di terra e il Signore ha deciso di dare loro il giardino che aveva riservato per Sé”  dice Luarsab Togonidze con voce orgogliosa.

Ogni tamada ha una struttura chiara ed universale dei discorsi celebrativi. Il vero tamada però deve saper apportare al brindisi qualcosa di personale, appartenente alla sua esperienza, metterci il suo amore. Luarsab, come la maggior parte dei suoi connazionali, ha un rapporto speciale con Dio.

“I miei parenti lodavano il Signore a tavola anche ai tempi sovietici, quando la religione era perseguitata. Il convivio storicamente è la continuazione della funzione religiosa, mentre il vino simboleggia il sangue di Cristo. Per noi è una bevanda sacra. Il vino non si beve per ubriacarsi. Tra i georgiani l’ebbrezza è considerata una vergogna! Il vino ci permette di toccare le nostre rinomate tradizioni. Gaumargios!”


IL FAMOSO VIAGGIATORE

Alexandre Dumas. Caucaso
...Alla nostra sinistra v’era la Kakhetia – questo giardino del Caucaso, questo vigneto della Georgia, dove producono un vino che rivaleggia con quello di Kizlar e potrebbe rivaleggiare con quello francese, se i nativi sapessero produrlo e soprattutto conservarlo come si deve. Lo versano in otri di capra o bufalo e dopo un certo periodo di tempo questi donano al vino un sapore particolare, apprezzato, dicono, dagli intenditori, ma disgustoso a parer mio. Il vino che non viene versato negli otri di capra e bufalo, viene distribuito in enormi anfore di terracotta, che vengono sotterrati, proprio come gli arabi sotterrano il pane di frumento, in una sorta di buche delle biade. Qua ricordano ancora come sotto i piedi del dragone russo è crollata la terra e, caduto sull'otre di terracotta, è annegato come Clarence nella botte di malvasia...




Alleternità


Esiste una leggenda sugli emigranti georgiani che sono rimasti a lungo in un ristorante parigino. Gli ospiti si succedevano e alcuni di loro, prima di andare via, chiedevano ai camerieri l'identità di queste persone. I camerieri rispondevano “Ah, sono i georgiani, ora loro non hanno la percezione del tempo…” Effettivamente, per un convivio georgiano non esiste il concetto del tempo! Quando ci sediamo a tavola, le lancette degli orologi si fermano.

Durante un convivio georgiano sono sempre presenti coloro che “ci hanno lasciato”. È per questo che qua, ricordano i defunti (brindisi indispensabile, indipendentemente dal motivo dell’incontro), si usa far tintinnare i calici: perché loro sono vivi, finché c’è chi li ricorda e li ama. Alla fine tutti  si incontreranno prima o poi e, sicuramente, si metteranno a tavola.
“Ho avuto più di una volta una sensazione metafisica – dice Luarsab – stai seduto a tavola per sette-otto ore senza rendertene conto. I brindisi, i canti, l’energia incantano, ipnotizzano. È paradossale, perché sei conscio del fatto che la vita è molto breve... Beviamo per coloro che non ci sono più, perché con la loro dipartita anche tu, inevitabilmente, diminuisci. Gaumargios!…"

  La Georgia si è convertita al cristianesimo all’inizio del IV secolo. La Vergine Maria è considerata la Protettrice del paese.


Alla generosità della terra


“…Ma la terra sa rendere, allo stesso modo in cui toglie. Soprattutto una terra fertile come in Kakhetia! (Questa regione all’occidente della Georgia, famosa per la sua antica storia vitivinicola, è spesso chiamata il Bordeaux del Caucaso n.d.r.)  Una volta, con un amico, stavamo parlando sul perché di così pochi uomini famosi originari della Kakhetia e siamo giunti alla conclusione che la terra qua regala ai nativi ogni ricchezza in abbondanza, per questo nessuno si affanna per spostarsi nella capitale, nessuno si fa in quattro per raggiungere qualcosa e distinguersi. Credo che i vinaioli confermeranno le mie parole.

Per mantenere una comunicazione dinamica a tavola, il tamada sceglie spesso qualcuno per un alaverdi – la continuazione del brindisi iniziato. La persona che riceve la staffetta sviluppa il tema precedente. Questo non è un compito difficile per l’amico di Togonidze, il vinaiolo Iago Bitarishvili, produttore di vino secondo le antiche tradizioni.
“Non mi considero un vinaiolo. Semplicemente aiuto la natura a generare il vino! La natura non si può ingannare. Un mio amico, quando studiava a Mosca ancora ai tempi sovietici, andava a raccogliere le patate. Il loro lavoro veniva ritirato da un vecchio quasi cieco, così raccoglievano un solo sacco di patate e lo porgevano al vecchio a turno, mentre lui annuiva soddisfatto... lo racconto per dire che si possono ingannare sia l’uomo che il sistema, ma non la terra... da noi si dice: “un uomo cattivo non farà un buon vino”. La qualità del vino è un test di umanità." 

 



Il tradizionale pane georgiano shoti  si cuoce in forni tondi costruiti con mattoni ignifughi. Esiste una credenza, per cui il pane ama quando si canta mentre si impasta. Solo così viene croccante e fragrante.


L’uva raccolta viene lavorata nel marani – un locale apposito. Inizialmente i grappoli si pigiano con i piedi nel satsnakheli -  una pressa scanalata in un tronco massiccio di legno di conifere. Questo è il metodo più  delicato perché lascia intatti i semi d’uva, permettendo di escludere l’indesiderato sapore amaro nel vino. Il succo spremuto nella pressa viene versato nei qvevri - recipienti ovoidali sotterrati  con capienza fino a 2000 litri, per fermentazione, invecchiamento e successiva conservazione. Il posizionamento del qvevri permette di raggiungere una temperatura stabile di 14° C: ottimale per la conservazione di prodotti alcolici. In tante famiglie georgiane, si fa tutt’ora il vino con questo metodo antico. Con l’uva di un raccolto, Iago produce circa 1200 bottiglie, le quali sono dirette in piccole enoteche europee, statunitensi ed anche giapponesi. A proposito, l’esportazione del vino georgiano in Europa è iniziata, a detta di Luarsab, nel XIX secolo circa.  
“Ai tempi iniziarono ad esportare i vini di Mukhrani in Francia. Inizialmente non erano molto popolari presso i ristoratori del posto. Allora il principe Bagration di Mukhrani ha inventato un trucco: studenti georgiani vestiti di tutto punto andavano nei ristoranti e con denaro inviato dal governo facevano lussuose ordinazioni chiedendo di servire vini di Mukhrani. Quando venivano a sapere dai camerieri che i vini non facevano parte della cantina, i misteriosi ospiti pagavano e, senza aver toccato le pietanze, se ne andavano con una scenata d’effetto. È stato così che i ristoratori hanno dovuto ampliare la loro carta di vini. Beviamo dunque alla generosità della nostra terra! Gaumargios!"
 

Prendere il toro per le corna

È raro incontrare una così vasta varietà di artefatti per bere come in Georgia

 1. ASARPESHI — coppe basse e tonde con lungo manico piatto, nella forma ricordano il mestolo.



2. KULA — recipiente chiuso in legno con collo lungo e basso. Durante l’uso batte come un tamburello. Si pensa che gli uomini georgiani si caricassero prima delle battaglie grazie ai kula.



  

3. AKVANI — recipiente a forma di culla in ceramica, contiene circa mezzo litro. Con questo vaso si beve alla nascita di un bambino.









  

4. KARKARA — recipiente metallico sferico dal collo ricurvo consistente di tre tubi attorcigliati.











 

5. CINCILA — piccola brocca contenente circa un calice di vino. 










 6. KANTSI — corna di varie dimensioni, generalmente decorate con applicazioni in argento. Il più grande viene di solito fatto girare intorno alla tavolata. 




  
7. TASI— coppa semisferica senza manici.







Agli ospiti
“In Georgia esiste una tradizione: durante il convivio si fa sempre una riserva per ospiti casuali: noi aspettiamo sempre amici nuovi! È vero, non tutti venivano da noi con il cuore aperto e buone intenzioni… ma questo non ha mai cambiato il nostro approccio agli sconosciuti.” 



 Dai georgiani si usa bere fino in fondo “Al Signore”, “Alla Patria”, “A chi non è più con noi”. Nel resto dei casi si può semplicemente fare un sorso e rimettere il calice sul tavolo. 



Ogni ospite è una festa per i padroni di casa. Si affrettano a mettere in tavola il meglio che hanno. Dopo il lobio (fagioli in salsa di noci), sazivi (pollo in brodo di noci) e khachapuri (focaccia con formaggio) appaiono i kebab (roll di carne macinata con spezie ed erbe fresche) avvolti nei lavash (pane sottilissimo), carne cotta su carbone, gli scottanti khinkali (grossi ravioli con carne speziata ed erbe fresche), i fumanti dolma (involtini di carne macinata in foglie di vite). Si espone il vino. Tanto vino. E ogni vino dispone di un carattere individuale. I georgiani lo assaggiano ed attendono che faccia effetto. Dopo tre calici se ne può comprendere l’intensità.
 Un amico russo di Luarsab, essendo in visita a Tbilisi, è entrato in casa di georgiani: gli avevano chiesto di riparare il televisore. Nel mentre, la moglie del padrone di casa ha iniziato ad apparecchiare la tavola. Presto hanno iniziato ad arrivare i vicini di casa che hanno saputo dell’ospite. Alla fine sono stati a tavola tutta la notte e il televisore non è nemmeno stato riparato.
“Abbiamo una credenza straordinaria: il tempo che si passa comunicando con gli ospiti, non viene calcolato nel conto della vita. In questo modo, ogni ospite è prezioso, perché senza saperlo ci prolunga la vita! Gaumargios!”



Ai figli

“La nostra vita è prolungata anche dai figli. Secondo la saggezza popolare georgiana, la vera scuola per i bambini è la loro famiglia! La cosa più importante è che gli “insegnanti” siano buoni, severi e giusti, mentre le “lezioni” diventino una festa.”

Un bravo tamada è un perfetto oratore, capace di sentire e trattenere il pubblico, conosce la giusta misura nel canto, nella burla e nelle disquisizioni filosofiche. Il suo compito è creare uno spirito di unità nella compagnia. Non è una cosa facile da imparare. Si diventa tamada un poco alla volta, assorbendo a tavola la saggezza dei grandi fin dalla tenera età ed imparando a comprendere il vino.

“Durante il convivio di famiglia i bambini possono vedere tutti i parenti. Tutte le cose più importanti le apprendiamo a tavola. Avevo circa quattro anni quando ho assaggiato il vino per la prima volta, facendo il mio primo piccolo sorso. Grazie a questo gesto mi sentivo parte della famiglia. I parenti mi hanno sempre trattato alla pari e mi hanno sempre ascoltato come se fossi uno di loro. Riflettevamo insieme: convivio significa sempre dialogo. Uno può esprimere la propria opinione, senza però provocare un litigio. Ci troviamo tutt’ora nella casa di mio padre nella gioia e nel dolore e il vino ci aiuta a risolvere i problemi, toglie lo stress, addolcisce il cuore. In Occidente, gli psicoanalisti inventano terapie di gruppo e diversi altri metodi, mentre a noi tutto questo non serve. Tutti i problemi si risolvono in famiglia a tavola! Mio figlio ha cinque anni, è tutto suo padre: vuole sempre pronunciare discorsi. Sono i nostri figli a dover continuare le tradizioni del convivio georgiano, della nostra terra. Gaumargios!” 


La patria del famoso vitigno “Saperavi” è la valle di Alasani, una regione unica della Kakhetia con condizioni naturali uniche

Alle madri

“Abbiamo dovuto combattere molto, tanti uomini cadevano in battaglia. È per questo che la donna in Georgia è considerata la personificazione della forza sacra, della vita stessa, della sua continuazione…
Ad esempio, io ho la laurea in economia ed alcuni ristoranti, ma sia gli affari che la famiglia stanno in piedi grazie a Nino! Tutto questo esiste solo grazie alla sua energia smoderata!
L’insulto peggiore per un georgiano è la mancanza di rispetto nei confronti di sua madre. Tutti i bambini crescono nell'infinita adorazione per la propria madre. Non a caso, uno dei più celebri simboli della città di Tbilisi è il monumento alla Madre Georgia, eretto sulla collina di Sololaki nel 1958, l’anno in cui la città festeggiava l'anniversario per i suoi 1500 anni.

La storia ricorda tempi in cui solo uomini potevano partecipare alle feste, o quando gli uomini e le donne si sedevano su lati opposti della tavolata. Ora, a tavola, stiamo tutti insieme. Si possono addirittura incontrare donne che presiedono la tavola, svolgendo il ruolo di tamada.

Ultimamente, tanti utilizzano i social per comunicare. Non vedono gli amici, ma solo le loro fotografie! Ma le persone devono avere un approccio fisico, c’è qualcosa di vivificante, di eterno in questo. È il nostro codice identificativo. È per questo che finché esiste la Georgia, esisteranno il vino ed esisteranno i brindisi! Gaumargios!”











Fonte: http://www.vokrugsveta.ru/article/199785/

lunedì 31 agosto 2015

31/08/2015

- mi vorresti anche se mi tagliassero una gamba?
- ti vorrei anche se te le tagliassero entrambe. anzi. sarei più comodo.

d'altronde quando è amore...

giovedì 5 febbraio 2015

vento forte oggi nella bassa veronese.

una voce vecchia, malata, tossente e scatarrante che dice al telefono "sei la mia felicità". Anche un cuore secco e cinico come il mio si scioglie, si sente una bambina e si sente fortunato e sente di non meritare tutto l'amore che l'universo mi sta regalando attraverso le persone.
ecco.

lunedì 2 febbraio 2015

il giorno della memoria


pausa pranzo di qualche giorno fa. Stiamo consumando le nostre tristi vivande, sotto forma di avanzi di cene e pranzi del fine settimana.

A- ieri, per il giorno della memoria, sono andata a sentire un concerto di musica ebraica con mia figlia
M- che figata! 
... segue conversazione sui ghetti ebraici di Parigi e Praga.
... segue conversazione sulla recente politica israeliana
M- ma a Verona c'è un ghetto ebraico?
A- no, a Verona non c'è, ce n'è uno splendido a Venezia, ma qua no..
S- però c'è Veronetta che è piena di extracomunitari!
...
S è una quasi assistente sociale! Si salvi chi può. Questa potrebbe prendere delle decisioni cruciali nella vita di qualcuno! Questa è da sopprimere, cazzo!

martedì 9 settembre 2014

nuovi stili d'insonnia

non si capisce bene cosa cazzo succeda in realtà. 48 ore praticamente senza sonno  e dopo negoziamo a tavolino che la domenica si dorme, almeno un paio d'ore, dai.
Certo.
Si dorme.
'Vai via M, mi fai venire i brividi fino al buco del culo.'
Passiamo la notte nel dormiveglia, a lanciarci sguardi semi-addormentati nel buio "ehi, ma non dormi?". Mi rannicchio in mezzo alle sue tenere carni calde, poi ho caldo, soffoco, lui mi abbraccia e profuma di biscotti appena sfornati e tenerezza. Ci allontaniamo, perché dai, domani è lunedì, bisogna alzarsi alle 6, bisogna affrontare la settimana, il lavoro, le persone, il mondo... 20 minuti di sonno e poi ricominciamo questo calvario di emozioni che non finiscono.
Perché non riesco a dormire tranquillamente vicino a te?Sarò mica ancora così profondamente scossa da questo avvenimento magico nella mia vita? 
Per quanto durerà ancora questa cosa che anche inconsciamente, anche quando sto morendo di sonno, il mio cervello non mi permette di addormentarmi per poter bere ogni secondo vicino a te?
Quando riuscirò a stabilizzare il mio cervello?
No perché a me serve dormire, soprattutto prima di una settimana di lavoro, soprattutto prima di farmi 3 ore di viaggio, soprattutto prima di vivere. 
Poi mi sveglio nel mio letto con lenzuola rosse e federe blu, bella riposata e ringiovanita e fanculo. Sarà anche vero che nelle tue vicinanze non si dorme un cazzo, ma la figata di vedere il tuo musetto di primo mattino va oltre le esigenze di sonno del mio fisico. per ora. 

martedì 13 maggio 2014

rivelazioni.

"E' furbo lui!! Si è intagliato in tempo come si fa ad avere soldi, ha imparato a disegnare uccelli, sole e donne fatte di due curvette e poi è diventato sfondato di soldi" (parlando di Mirò)
"Ma sì dai..pieno di autocommiserazione" (parlando di Bukowski)
"Tiziano Ferro ha scritto alcuni pezzi decenti"
"Lady Gaga ha fatto un pezzo splendido"

e io ho amato questo essere?
che mi regala "Respiro Corto" di Carlotto che..giuro se non fosse per l'ebbrezza di sfiorare il SUO nome scritto con quella calligrafia da buffone sulla prima pagina, l'avrei probabilmente bruciato. Fabio Volo del noir italiano della mia minchia.. non credo di aver letto qualcosa di più finto, falso, scontato, stereotipizzato, idiota, vuoto e superficiale .. "Ma tu questo libro che mi hai regalato l'hai letto? E ti è piaciuto?"
Poi Bukowski fa dell'autocommiserazione a basso costo e invece Carlotto è un figo.

e io ho amato questo essere?

sì.

ma forse in effetti l'ho idealizzato un po' troppo.

Grazie a Carlotto ho aperto gli occhi.


lunedì 4 novembre 2013

sette-tette

Dunque, qui di seguito vorrei proporre un estratto da una mia conversazione di oggi.
Si tratta di un mio ex morosino della prima superiore, nonché (ahimè) di 10 anni fa. Un morosino di cui ero follemente innamorata ai tempi. Era (e lo è tutt'ora) un chitarrista, comunista, tendente al tossico e sicuramente deviante con crisi di depressione fasulle, con diagnosi inventate come ulcera, tubercolosi e asma, con mille balle da raccontare e che poi dopo un intenso romance di 3 o 4 mesi mi ha piantata con un sms (ok dai a 15 anni glielo possiamo lasciar fare, nonostante le precedenti promesse di matrimonio e di eterno amore). Dopo 8 anni ricompare (bene/maledetto facebook) e ci rivediamo. E' tutt'ora bello secondo i miei canoni.. ma infinitamente ignorante. Non che io sia una cima, mi raccomando! Ma lui è un abisso, decisamente.
Un paio di anni fa ci siamo rivisti e raccontati le nostre vite, ci siamo sentiti vecchi e facevamo gli occhi teneri a ripensare come limonavamo sulle scale di un qualche locale o di lui che veniva a schitarrare sotto la mia finestra del convitto. 
Passati due anni ci siamo rivisti. Lui nel mentre ha divorziato da questa santa donna che se l'è tenuto per degli anni e sta cercando di portarmi a letto (una tendenza ormai non più originale tra i miei ex, quella di ricomparire freschi da divorzio e cercare di portarmi a letto cercando di convincermi che io ero in realtà il grande amore della loro vita.. patetici).
Il punto è che dal vivo è anche passabile, divertente e tenero, seppure totalmente ignorante... ma la cosa peggiore è quando scrive! E la cosa peggiore è che scrive un sacco!! Da quando ci siamo visti venerdì mi saranno arrivati 30 messaggi illeggibili e altri 1000 in chat..
ecco quella di oggi:



-          Ti ho trovato il regalo di compleanno vedi? (si tratta di un vinile di Lou Reed, e qua c'è del tenero)

-          ma che carino
ti prendi per tempo

-          Chissa quando ti vedo

-          è vero anche quello

-          E come andranno le cose
Quindi meglio prendersi per tempo
...
Io te l ho detto se sto venerdi riesci a tirarti in su ce se fa un sabato fuori a svacco
Ti do il discobolo
Altrimenti poi chissa quando ce se piglia


-          e infatti mi è venuto in mente
che io di venerdì sono a lezione fino alle 8.30
e poi diventa un po' difficile venire su

-          Come treni?

-          eh arriverei a T per le 11 di sera nel caso migliore

-          Io venerdi son ben a T fino tardi per quelli
O
Se te la senti io problemi non ne ho
And a casa ce se beve na bira e siparte sabato

-          si vabbè un po' troppo sbattimento farmi sti gran viaggi di notte col freddo venerdì poi che sono sfinita.
povera me
non ho più l'età

-          Ma va dai
Dici
-          si si

-          Mi sembravi in forma

-          arrivo su che sono uno zombie scazzato e scorbutico
non te la raccomando una m scorbutica

-          Non ho pauraa

-          si ma io non ne ho voglia

-          Mi diventa lunghina venir a prenderti
Ti facevo piu giramondo

-          sono giramondo

-          Che lezione hai

-          di patente uf
sono una giramondo con poca voglia di sbattersi, mettila così

-          Aaaa eeee dio te la faccio io!!!
Mmm capisco

-          e siccome mi sono fatta più di un anno a prendere treni per T ogni venerdì ho sviluppato un'intolleranza

-          Ah ah

-          e lo so ma ne ho già saltate parecchie e vorrei cavarmela con sta figa di patente

-          É figa?? Ben venga
Ah ah no dai a parte gli scherzi
Nada mas?

-          no come nada mas?
non di venerdì sera

-          Y cuando quiers ?  (sta studiando lo spagnolo)
É che io domenica poi un ce so!!!

-          e vabbè faremo un'altra volta

-          Cioe alle tette di mattina devo esser a T (Qua ho cominciato a stare seriamente male)
Ah ah piu avanti cara andiamo a gennaio

-          minchia i tuoi strafalcioni ortografici sono da pubblicare da qualche parte

-          Perche??

-          Nada

-          Non giudicarmi

-          ma chi????
io sto ridendo non giudico mica
immagino sia il t9 del telefono

-          Be dai almeno il sorriso
No no il tette é voluto
Oppur famo sabato mattina? Poi ti accompagno in stazione en la mañana de domenicá (domenicá??? domingo? bah)
Magari non alle 7
Mi organizzo con gli orari!
Che dici??
Piu meglio?

-          ok se il "tette" era voluto mi fai un po' cadere i coglioni onestamente
ti faccio sapere per sabato allora

-          Se ti va M pero

-          ti faccio sapere se mi va

-          Ok capo!
Io ne sarei contento!
Poi ti aggiorno sulle ultime del progetto










cioè... io davvero boh.