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domenica 21 marzo 2021

lampadina spenta

 

Strano, no? 

Ami un uomo. 

Lo ami tutto. 

Ami le sue idee, la sua voce, ami i suoi pallidi piedi sturzellati, i suoi polpacci da vichingo che proseguono in alto con delle coscette ciccione che si incontrano verso l'inguine creando fastidiosi attriti con mutande e pantaloni. 

Ami i suoi bianchi maniglioni antipanico, quell'assurda distribuzione dei peli sul petto: ché, non s'è mai visto un uomo con peli a chiazze. 

Ami le sue spalle larghe e il modo in cui le muove con disinvolta cazzutaggine, quando cammina. 

Ami il suo collo, leggermente raggrinzito ormai, che emana una gamma di odori ben classificati: dall'odore da sonno, all'odore di falegnameria, all'odore di Davidoff, all'odore sudato, all'odore del peccato post coito. 

Ami i suoi capelli, tagliati da marines sbronzo, da bimbo minchia, arruffati e leggermente brizzolati, ami anche la piazzola di calvizie che va arrogantemente formandosi. 

Ami le sue mani ruvide, utili a fare lo scrub e un milione di altre cosacce. 

Ami le sue idee radicali, le sue utopie, la sua rabbia contro il sistema, la sua patologica onestà, il suo essere autistico, la sensazione di tenerezza e angoscia che trasmette, quando inizia a dondolarsi nel letto. 

Lo ami anche mentre litigate, anche mentre gli fai docce di veleno, risentimento, delusione e rimproveri. 

Ami la sua luce, ami la luce che accende dentro di te. 

Ami le sue carbonare, ami la domanda dopo cena: "vuoi il caffè?" ripetuta ogni volta, per anni. 

Ami i suoi messaggi vocali con quella voce che ti genera in testa pensieri poco ortodossi. 

Ami praticargli delle cose poco ortodosse, anche dopo anni. 

Ami le sue manie. 
Lo trovi arrappante anche quando piscia da seduto o quando si mette la calza da vena varicosa.
O quando se ne esce con quella tutina da bici inaffrontabile con il bonus dello straccio da cucina intorno al collo
Lo scoperesti a sangue anche allora.

Succede. 

Raramente, ma succede di trovare una persona così. 

Raramente succede che di una persona non ti faccia schifo nemmeno la sua merda. 

Raramente succede che una persona ti susciti rispetto e orgoglio anche quando la prima cotta è passata. Raramente succede che una persona riesca a farti ridere esattamente nel modo in cui hai bisogno di ridere. 

Raramente una persona sa farti sentire desiderata anche quando sei oggettivamente sciatta e imbruttita dal preciclo. 

Raramente, ma succede. 

Succede poi che lo stesso uomo che ami così e in un milione di altri modi, che ti ama e ti avvolge nella sua premura, come fosse una coperta calda, riesca ad ucciderti.

Con metodo, perseveranza, giorno dopo giorno, negandosi, distruggendo i tuoi sogni e le tue speranze. Nascondendosi da te, fuggendo dalla vostra vita, chiudendo le porte, socchiudendole per poi sbattertele di nuovo in faccia. Dimenticando i tuoi dolori, dimenticando anche i suoi. Mettendo al primo posto tutto il resto, procrastinando fino all’infinito. Smorzando qualsiasi entusiasmo, facendoti sentire sbagliata, mediocre, squallida, ridicola.

Ignora la parte più complicata di te. 

Ama solo la parte scema, divertente, sarcastica, maiala, ma non riesce ad amare e provare a salvare la parte più difficile della bambina vulnerabile e sola. 

Non lo fa. 

Non ci riesce. 

Non vuole. 

Preferisce andare a fare la legna, abbandonarti sola nella sua casa, mentre risolve cose più risolvibili. 



Ti ritrovi poi a non capire e continuare a farti la stessa domanda da mesi, da anni: come è possibile che una cosa così grande venga buttata via?

Cerchi una definizione: sarà egoismo? Paura? Pigrizia? Sarà che ti ama solo a pezzi, senza volerti concedere di entrare nella sua vita? Fiumi di parole, lacrime, urla, bestemmie e nessuna risposta. Vorresti almeno avere una risposta, anche crudele. Un NO, NON TI HO VOLUTO. E invece è un TI HO VOLUTO, MA NON A SUFFICIENZA. E senti di nuovo le lacrime salire… allora era tutto finto?

E piangi di nuovo, piangi e sbatti la testa, perché sembra un peccato mortale togliere al mondo quello che eravate, togliere a voi, quello che eravate, quello che potevate essere, dei sessantenni che si prendono in giro e si danno i morsetti sul culo a vicenda. E ti incazzi, perché anche i ricordi svaniranno e rimarrà solo una cosa lontana, bella sì, ma lontana con ormai nessuna connessione alla realtà. Non avrai più quella piccola lampadina accesa di orgoglio, perché hai il ragazzo migliore al mondo. Il più giusto, il più premuroso, il più buono, il migliore a letto, il migliore in cucina e che sapeva calmarti con un abbraccio.

Lampadina spenta.

Sigaretta accesa.

venerdì 14 ottobre 2016

mercoledì 22 giugno 2016

stay sunshine

Arriva poi quel momento. Il primo giorno d’estate 
e inizio a canticchiare le canzoni di pino daniele mentre prendo il sole nel parco della zona industriale di Verona. Per distrarmi faccio rigirare nella mente le scene dei film di Troisi per completare l’ambientazione da pino daniele. Chiudo gli occhi al sole e parte la malinconia, la sensazione di totale abbandono, l’ansia nella pancia come la definisce il mio ragazzo. La sensazione surreale che sanno trasmettere i mezzogiorni di calore.

Benvenuta estate.

martedì 14 giugno 2016

blessed are the damned

sogno di essere nel parco vicino a casa mia. chiusa in una stanza di vetro galleggiante sopra la piscinetta dove quando ero bambina nuotavano cigni, siringhe, lattine di birra e preservativi usati. però nel sogno è invece tutto pulito e la mia piccola stanza di vetro è insonorizzata e dentro i colori dell'acqua verde e degli alberi sono intensi. fuori dalla stanza vedo il mio ale con un'improbabile barba folta che va in giro con il mio zaino a proporre ai passanti di comprare le mie mutande (che tra l'altro sapevo essere già usate)... e sono furiosa, tra l'altro perché lui lo sa che deve venire nella stanzetta di vetro con me perché lo sto aspettando e senza di lui non posso uscirne e lui è lì che fa il coglione. 

appare del tutto inutile analizzare il sogno. è così anche nella realtà: io che aspetto l'ale che venga a tirarmi fuori dalla campana di vetro e l'ale che fa il coglione. neanche una soddisfazione di simbolismo freudiano, perdincibacco.

mi sveglio

su vozap:  messaggio della persona che ha vinto il premio viscidume 2016 con un link che in 5 righe cita Rubbia sotto il titolo "scoperta la bufala del cambiamento climatico". Ora, va bene che c'è tutta un'ala di negazionisti, ma leggere di prima mattina un articolo superficiale che dichiara (citando Rubbia) che il cambiamento climatico è stato inventato per mettere in azione una serie di costose normative ambientali sfiora anche il limite della mia angelica pazienza. non resisto e mi lancio in discussioni sull'industria, le lobby, l'innegabilità del cambiamento climatico, scagliandomi contro il negazionismo, le teorie cospirazioniste sulle scie chimiche e i video che hanno commosso il web. 

arrivo a Verona: diluvio

ombrello: lasciato in ufficio perché ieri c'era il sole (la logica è ferrea)

prendo l'autobus: becco il collega.

divago: il collega che becco periodicamente in autobus è un rumeno super carino e dolce e tenero e soprattutto molto intelligente. niente contro il rumeno. ma io la mattina, in viaggio, proprio non riesco, non posso, non tollero di dover parlare con qualcuno. è come se mi sentissi costretta: sei in un autobus, devi fare 10 minuti di viaggio e altri 5 a piedi con una persona che può anche essere la migliore al mondo, ma mi provoca disagio condividere i viaggi con qualcuno che non mi sia abbastanza intimo da permettermi di stare zitta senza per questo passare per scorbutica misantropa snob. 

becco il collega che insiste per condividere con me il suo ombrello (rotto). risultato: ho un debole getto che dolcemente mi scende dietro il collo. 

arriviamo al cancello della ditta: passo deciso e mi trovo in una pozzanghera alta circa 10 centimetri, nonché la metà della mia statura.

le scarpe mi fanno malissimo

le ovaia mi fanno malissimo

eppure.

eppure..

eppure...

basta una vecchia canzone e ho di nuovo quel paio di alette sporche e spelacchiate che battono euforiche sulla schiena. 
sono pulsante e viva in un modo travolgente. 


giovedì 5 maggio 2016

La Georgia è un altro mondo: la gente è più bella, il vino più rosso e le montagne più alte...


Nel settembre del 1899 il grande scrittore norvegese Knut Hamsun viaggiò per la prima volta nei suoi 40 anni. Si diresse nel Caucaso, attraverso la Russia. È possibile che questo fosse il suo viaggio di nozze, in quanto lo scrittore portò con sé anche la giovane moglie Bergljot Bech. Il risultato del viaggio fu il libro pubblicato nel 1903 “Viaggio nel Caucaso”.


Knut Hamsun, insieme alla compagna, arrivò a San Pietroburgo dalla Finlandia e partì la stessa sera in treno per Mosca. Il suo soggiorno fu breve anche qui: il giorno successivo, lo scrittore partì in treno per l’itinerario Mosca – Voronezh – Rostov-na-Donu – Armavir – Pyatigorsk – Vladikavkaz. Giunto nella “città-fortezza russa che possiede il Caucaso”, lo scrittore si spostò a Tiflis su una carrozza con quattro cavalli, passando in viaggio tre notti.

Ecco come descrive Knut Hamsun il suo incontro con il Monte Kazbeg: “All’improvviso, dietro una curva stretta a destra, si apre la valle e ci si para davanti, vicinissimo, il Kazbeg con i suoi ghiacci scintillanti al sole. Ci colpisce con la sua potenza – alto, terribile, silente. Siamo permeati da una sensazione irripetibile che ci stringe lo stomaco: il Kazbeg, come un essere dell’altro mondo, si innalza circondato da montagne che gli giurano fedeltà, e ci guarda. Scendo sgraziatamente dalla carrozza, la aggiro e tenendomi stretta ad essa, guardo il Kazbek. Mi gira la testa, mi sembra di essere sollevato da terra, sopra la strada, e mi trovo faccia a faccia con Dio”.
Quando si trova nel villaggio di Kobi, incantato dalla natura circostante, lo scrittore riflette su Dio e la Sua creazione. “Seduto a terra, guardo il cielo, e siccome io, a differenza di molti, non ho ancora chiarito il mio rapporto con Dio, mi immergo per un po’ nelle riflessioni su Dio e la Sua creazione. Questo mondo magico ed incatenvole, questo antico luogo di esilio dove sono capitato, si è rivelato il posto più sorprendente al mondo”.
Per tutto il viaggio, Knut Hamsun non smette di stupirsi della natura e si pone domande retoriche come: chi sta meglio? Gli europei, gli yankee od i caucasici?
La luna illumina già parecchio, anche se sono solo le cinque del pomeriggio, il sole e la luna brillano contemporaneamente dai cieli ed è abbastanza caldo. Questo mondo non somiglia a nessuno tra quelli visti prima e torno a pensare che potrei vivere qua tutta la vita. Siamo già scesi così tanto a valle che sono ricominciati i vigneti, nel bosco cresce il noce, il sole e la luna brillano contemporaneamente, sfidandosi a vicenda. La magnificenza della natura domina l’uomo; anche quelli che vivono qua ed osservano da sempre questo splendore, non smettono mai di stupirsene… un caucasico non conosce fallimenti ed ascensioni del tasso di cambio della borsa di New York, la sua vita non assomiglia alle corse dell’ippodromo, esso vive senza fretta, si nutre dei frutti della natura o della carne di montone. È concepibile sostenere che gli europei o gli yankee siano superiori ai caucasici? Dio solo lo sa: è talmente discutibile che nessuno, tranne Dio, può rispondere a questa domanda.”









Durante il viaggio, lo scrittore si concentra sui villaggi georgiani. “Ogni villaggio presenta un complesso di case fuse l’una con l’altra, erte una sopra l’altra, plasmate sul pendio”. Lo scrittore freme alla vista di rocce scoscese ed abissi senza fondo. Knut Hamsun descrisse il momento in cui, su uno dei tratti più pericolosi della strada, comparvero, di sotto terra, due pargoletti di 6 od 8 anni ed iniziarono a carolare e svoltolarsi. Con incomparabile impertinenza facevano capriole sull’orlo della strada, eseguendo una danza della morte. “Non mi restava altro che metter mano alla borsa e pagarli”.

Ci stiamo avvicinando a Tiflis. La strada costeggia il Kura. Il Kura è maestoso e sublime… in lontananza compare Tiflis: è un insieme di puntini alla rinfusa, un mondo a sé. Sopra la città pende la caligine. Eccolo, Tiflis, la città di cui scrissero molti poeti russi, la città presente in molti romanzi russi. Mi sento improvvisamente giovane, mi guardo intorno con stupore e sento quanto è forte il battito del mio cuore. Provai qualcosa di simile la prima volta che attendevo la lezione di Georg Brandes. Teneva una lezione all’università di Copenaghen. Aspettammo per un tempo infinito per strada, sotto la pioggia, affollandoci intorno al portone chiuso… ma ecco aprirsi le porte e corriamo su per le scale, per il corridoio, in aula dove mi trovo un posto. Aspettiamo ancora a lungo, l’aula si riempie, brulicando di mille voci. All’improvviso l’atmosfera si placa, lasciando spazio al regno di un silenzio di tomba. Sentì i battiti del mio cuore. Finalmente Lui salì sulla cattedra...”




Ecco quanto riferiva di Tiflis ai suoi lettori norvegesi:
La città conta cento sessantamila abitanti, di cui gli uomini sono il doppio delle donne. Qui si parlano settanta lingue… Tiflis subì il dominio di romani, persiani e turchi, ora è sotto i russi. La prosperità degli ultimi anni è dovuta alla conveniente posizione geografica: la città sorge sull’incrocio di vie commerciali che attraversano le montagne e collegano il mar Caspio con il Mar Nero, la Russia e l’Armenia. Nella città vi è un eccellente museo, teatro, raccolta di pittura, giardino botanico, fortezza… mentre sopra la città si erge il monastero di San Davit. Situato su un monte sacro per i georgiani – il Mtatsminda. Il monastero ospita la tomba di Griboedov”.


Knut Hamsun: “La città non si è rivelata molto interessante. Tornammo però in uno dei cantucci più e più volte ammirandolo infinitamente – era il quartiere asiatico. A Tiflis, c’erano negozi con vetrine a grandi specchi, tram a cavalli, teatri-varietà, dame e signori vestiti all’europea, ma nel quartiere asiatico tutto era differente: anche le strade qui non sono strade ma vicoli, passaggi incapestrati, scalette che portano da una casa all’altra, in su e in giù.

Nelle botteghe commerciano rappresentanti di ogni specie e popolo e vendevano oggetti più sorprendenti… Circondati da asini, cavalli e cani, gli artigiani lavorano per strada, i fabbri arroventano il ferro in piccoli fornelli battendolo su piccole incudini. Orefici e argentieri levigano, niellano, cesellano e incidono i loro manufatti, li decorano con turchesi ed altre pietre. I sarti confezionano lunghe palandre di feltro su macchine da cucire importate dall’Occidente… Nelle botteghe si vendono principalmente tessuti di seta, ricami, tappeti, armi e gioielli… qua e là, nelle minuscole botteghe, siedono scrivani trascrivendo su richiesta…
Scorre silenziosamente la vita del quartiere asiatico, lontana dal resto del mondo. Qui regna il silenzio, mentre tutto intorno si sente il chiasso della città mercantile, come se là fuori ci fosse l’America. È raro sentire qua una parola detta ad alta voce, raramente si sente un urlo inutile. Solo voci basse, discreti cenni con i turbanti e null’altro. Nel quartiere asiatico quasi non ci sono donne, è molto raro vedere due donne conversare con i bambini in braccio, e anche loro parlano a voce molto bassa. Gli armeni costituiscono un’eccezione nelle loro botteghe: loro lodano ad alta voce le loro armi e mentono apertamente ai compratori sia qua che in qualsiasi altro posto. Un ebreo può imbrogliare dieci greci, ma un armeno ingannerà dieci greci e dieci ebrei...”
Da Tiflis, Knut Hamsun si diresse a Baku e successivamente pianificava un viaggio in Oriente, in Persia. Una lettera di accredito francese però, che lo scrittore teneva in tasca, cambiò drasticamente i piani del viaggiatore. Presso le banche di Baku non emisero denaro dietro tale documento, dicendo di non aver mai visto prima di allora delle carte simili. Hamsun si vide costretto a tornare a Tiflis, dove le banche lavoravano con lettere di accredito francesi. Prelevato il denaro a Tiflis, decise però di partire per Batumi, sul Mar Nero, invece di andare in Persia.
Ecco, come vide lo scrittore la città portuale:

"Batum conta quaranta mila abitanti, forse pochi più. Alla vista ricorda in parte sia Tiflis che Baku – grandi edifici moderni di pietra si alternano a piccole e buffe costruzioni di pietra, rimaste dai tempi dei turchi. Le strade sono larghe, ma non lastricate, qua si cammina e si viaggia direttamente sulla sabbia. Al porto si trovano infinite navi, dai piccoli velieri, arrivati fin qui dalle città del sud o addirittura dalla Turchia, fino alle grandi navi da passeggeri europee provenienti da Alessandria o Marsiglia…

La vita di Batum è in qualche modo simile alla vita degli stati a sud degli Stati Uniti. Il ristorante, gli alberghi sono frequentati da un pubblico vestito all’europea, in seta e diamanti. Ordinano piatti raffinati e bevono champagne… Le maniere da americani degli stati del sud si manifestano particolarmente al momento del saldo. Amano pagare con le più grosse banconote, che sia necessario o meno, costringendo i camerieri di chiedere il resto al proprietario. Lasciano mance consistenti. E lasciano il vino in calici e rosoliere...
A Batum vi è anche un lungomare alberato. La sera è pieno di carrozze e persone a passeggio. Si trovano qua cavalli pieni d’ardenza, fruscio della seta, e ombrelli, e sorrisi, e saluti: tutto uguale ad una qualsiasi città degli Stati del sud. Si trovano anche qua bellimbusti, damerini con alti colletti simili a polsini, camicie di seta ricamate, cappelli sulle ventitre e bastoni grossi come il braccio… non è l’alterigia a farli vestire così, semplicemente anche loro desiderano farsi notare e sceglono questo metodo puramente estetico, il quale aiuta a raggiungere in fretta lo scopo e non richiede grandi sforzi. Il cappello può rendere famoso un uomo molto più in fretta di quanto non lo faccia un libro od un quadro. È quello che fanno i francesi, e perché non dovrebbero?”

L’autore termina così i suoi appunti di viaggio “La Terra Favolosa” : “Domani partiamo di nuovo per Baku, da lì proseguiamo per l’Oriente. Tra poco ci separeremo da questo regno, ma sarò sempre attratto da questo posto, perché ho bevuto l’acqua del Kura”. In realtà Knut Hamson non tornò a Baku, non andò mai in Oriente. Attraversò il Mar Nero su un battello, superò lo stretto del Bosforo e giunse a Costantinopoli.
In capo ad un anno dopo il viaggio nel Caucaso, Knut Hamsun, scriverà in una lettera indirizzata alla poetessa norvegese Dagni Kristensen: “...Non rivivrò mai più una favola di cotanta meraviglia e superbia, specialmente fiabesco è stato il viaggio da Vladikavkaz a Tiflis attraverso le montagne… E’ un mondo diverso, la gente è più bella, il vino più rosso e le montagne più alte. E credo che Dio alberghi sul Kazbeg tutto l’anno...”
Nella lettera all’amico ed editore Albert Langen, scriveva: “...Attualmente, il libro che più mi rende felice è “Il Libro del Caucaso”, che sarà il migliore tra tutto quello che ho fin’ora scritto”. Il romanzo migliore dello scrittore diventerà però “I Frutti della Terra”, pubblicato nel 1917 e premiato con il Nobel nel 1920.
Il libro “La Terra Favolosa” fu pubblicato nel 1903, nello stesso anno, Knut Hamsun pubblicò il dramma amoroso “La Regina Tamara”, scritto sotto l’impressione del viaggio in Georgia. L’opera fu rappresentata nel 1904 al Teatro Nazionale di Oslo, anche se non riscosse particolare successo, nonostante la musica per la rappresentazione fosse stata composta dal famoso compositore norvegese Johan Halvorsen.

Cento anni dopo il viaggio di Knut Hamsun in Russia e nel Caucaso, due giornalisti norvegesi, Bjørn Rudborg ed Ule Peter Ferland, hanno ripercorso le tracce dello scrittore provando a ritrovare “questo fiabesco regno”. E lo hanno scoperto, narrandone nei loro appunti di viaggio "Nella Terra FavolosaCent’anni Dopo”. “Non abbiamo bevuto l’acqua del Terek, Aragvi o Kura, - scrivono Bjørn Rudborg ed Ule Peter Ferland – ma saremo sempre determinati a tornare qua. Il Caucaso è una fiaba, è inimitabile e brutale!"






Fonte: http://www.geomigrant.com/
Foto: Knut Hamsun

martedì 25 agosto 2015

record!

abbiamo convissuto a strettissimo contatto per più di 6 giorni senza mai scazzare.
ho paura a dirlo ma forse la crisi è stata superata. forse per una volta il ciclo stregato si è spezzato.
abbiamo fatto sei giorni di
- concertino swing
- concertino Nina Zilli (qualità media, ma orecchiabile) in mezzo alle dolomiti
- pasta fresca fatta in casa
- gita sulla cima a 1830 m
- panini allo speck in mezzo al bosco
- caffè dalla suocera
- pranzo con la cognata
- ravioli di pesce fatti in casa
- pizza in un microscopico localino molto "barcellona"
- sin city 2
- il segreto dei suoi occhi
- libri
- lettura di internazionale
- risate
- micro aperitivetti
- sesso
- herpes
- mestruazioni
Gli ultimi due punti si sono corrisposti negli ultimi due giorni e nonostante questo siamo riusciti a non scazzare.
Sono molto orgogliosa di noi e sono molto felice di tutto questo anche se ora subentra il nuovo problema. Il problema dal nome "i suoi amici non mi sopportano più".
Ma voglio andare con ordine. Voglio godermi ora quello che abbiamo costruito in questi giorni e poi vedremo cosa fare con gli amici che ad un tratto hanno iniziato ad odiarmi.
Forse tutto questo romanticismo è finto. Forse si sta sforzando anche lui per vedere se ce la facciamo e in realtà vuole mandarmi a cagare. Forse mi ha tradita e in qualche modo cerca di rimediare.
"stamattina mi sono svegliato e sono stato lì un po' a guardarti. Avevi un profilo veramente stupendo, con un mezzo sorrisetto. Sembravi un angelo. Volevo farti una foto, ma poi ti ho baciata".

Se questo è finto vuol dire che ho a che fare con un figlio di puttana di dimensioni epiche. E se ho a che fare con un figlio di puttana di dimensioni epiche, direi che voglio rischiare il colpo. Perché si sa: a noi ragazzine mediocri piacciono i figli di puttana di dimensioni epiche.
A me piace lui. Di qualsiasi dimensione.
Cara Venere, vediamo di non smerdare tutto di nuovo, per l'amor del cazzo!

sabato 15 agosto 2015

Buon ferragosto!

Non voglio ora fare la triste che rimembra la felicità di questo giorno di un anno fa. Non importa. Ora non sono felice, ma nemmeno triste.
Sto aspettando di sfornare dei pomodori gratinati in una ricetta molto modificata di giallo zafferano. Al posto del pan grattato ho usato la farina per farcire i pomodori, vediamo cosa ne viene fuori, ho un leggero dubbio sul tutto comunque, temo si formino delle piccole pagnotte di pasta semi cruda all'interno dei miei pomodori biologici.
Oggi, come la maggior parte delle feste comandate, starò a casa da sola. Mi ero promessa di uscire almeno a bere un caffè dopo pranzo, ma temo che salterò questo invito a me stessa. O chissà, no. Sto ascoltando Michael Bublè, che fa quasi venire ancora più caldo, visto che lo si ascolta per lo più d’inverno. Mi mette quel mood romantico e gioioso, assolutamente non corrispondente al contesto attuale. Ma romantico e gioioso de che? Ho un moroso che si sta allegramente divertendo in mezzo alle sue squinziette provinciali. Bestemmiando, ruttando, bevendo birra, mangiando panini con la cipolla e giocando a pallavolo, rimestando il fango del temporale di ieri sera. Ho un moroso che mi sta spingendo fuori dalla sua vita. Ho una me stessa che se avessi un minimo di amor proprio probabilmente me ne andrei io da sola senza bisogno di spinte. Ma non me ne vado. E a questo punto non è nemmeno perché sono testarda e voglio salvare la mia storia, avere pazienza di aspettare che la crisi passi… no. È semplicemente l’inerzia. La paura di pentirmene. La non voglia di affrontare la situazione. La paura che è solo perché è generalmente un brutto periodo e che forse tutto passa e torneremo ad avere un po’ di magia tra noi.
Ho passato la vita a passare le feste da sola. Anni di natali, ferragosti, pasque da sola. La cosa non mi pesa più. Il primo natale che ero rimasta da sola ho pianto con la testa affondata nel cuscino. Dopo passa. Ci si abitua a tutto. Soprattutto perché so che se sono fisicamente sola, ho una manciata di persone meravigliose che mi pensano e mi vogliono bene. Non credo di meritare la famiglia che ho. Ma ce l’ho. E non la curo. Invece curo uno che… beh, ho appena elencato sopra. Uno che non è in grado di far spazio per me nella sua vita.

Ho uno spasimante storico tornato alla ribalta. Mi fa ribrezzo. Ma mi rendo conto che se avessi la possibilità giusta, praticherei dell’adulterio senza troppi sensi di colpa. Anzi, lo desidero. Non so se per vendetta o semplicemente per confermare a me stessa che ho ancora delle carte da giocare. Magari non lo farò nemmeno, ma l’idea è triste. Ho amato questo ragazzo per due anni prima di averlo. Gli sono rimasta fedele per un anno e mezzo senza che lui nemmeno mi sfiorasse, solo perché mi faceva schifo l’idea di andare a letto con qualcuno che non fosse lui. Invece adesso lo vorrei. Lo vorrei perché sono delusa. Mi sembra di aver perso tempo. Mi sembra di aver amato qualcuno che non è in grado di amarmi. E non si può amare in eterno senza essere amata. Poi si fa la lista di tutti i suoi gesti bellissimi e mi domando che cazzo voglio, è praticamente perfetto, a parte questa cosa che io vengo dopo tutti i suoi impegni. Ma una ragazza, anche insensibile come me, lo sente quando non è amata. E io non sono amata. Non ce ne sono balle. Ma aspetto ancora un po’, per essere sicura di non sbagliare. Per esaurire le scorte, le ultime goccioline d’amore rimaste, per poi non mangiarmi il fegato come ho sempre fatto in passato.

giovedì 28 agosto 2014

idiots and angels

ecco la sensazione. piccole alette di pollo che spuntano addosso ad una persona piena di merda. ad una merda di persona. e ti domandi cosa hai fatto per meritarti tutta questa meraviglia. e hai paura che se ti conosce un po' meglio potresti fargli schifo e potrebbe disprezzarti e la cosa che fa più paura al mondo adesso è il suo disprezzo e la voglia di essere migliore e di non barare e di renderlo felice almeno la metà di quanto lo sei tu. le alette di pollo attaccate alla schiena sbattono isteriche, euforiche, timide, sconcertate. cosa succede? come funziona che ieri stavi scegliendo il terapista e ragionavi su come trascinare la vita fino in fondo e adesso invece il tempo non basta, i minuti non bastano, la voce non basta, gli occhi non bastano, ogni momento ha un'intensità sette miliardi di volte maggiore di prima e hai la pressione che spinge da dentro e l'aria che ti accarezza da fuori e momenti di totale paralisi cerebrale quando ti senti mangiare da quella bocca, il naso tra i capelli, le mani intorno al collo, gli occhi annegati negli occhi. sconcertante. e invece poi sei davanti a una rendicontazione di un progetto che non hai nemmeno mai saputo esistesse al mondo e già che non vanti delle grandissime qualità intellettuali.. ora proprio non riesci assolutamente a concentrare quel poco che ti rimane al posto del cervello su qualcosa che non sia l'urgente bisogno di affondare i denti nella sua carne.
cose che esattamente un mese fa neanche per i coglioni. cose che un mese fa "pfff basta dai". cose che un mese fa a Salisburgo, in un giardino pieno di rose e frank sinatra e uno splendido rappresentante della specie umana di provenienza svizzera in parte ti apparivano come 'ma chi se ne frega insomma...è andata così... bisogna incanalare la mente in un'altra direzione'. cose che ora come ora, prima di pensare di incanalare qualcosa dovrei quanto meno trovare la mente.
cose che... rifarei altri 20 anni di merda per rivivere gli ultimi 20 giorni.

giovedì 12 giugno 2014

943

per me l'estate è quasi peggio delle feste natalizie. Quelle almeno finiscono nel giro di due settimane, mentre qua devi ciucciarti circa 3 mesi di gente con occhi disperati perché "è estate, bisogna stare in giro, bisogna andare alle feste, bisogna divertirsi, bisogna scopare, bisogna andare al mare, bisogna andare in montagna, bisogna fare le cene di pesce, bisogna andare ai concerti". E io invece l'unica cosa di cui ho bisogno è svaccarmi al sole, sorseggiare una birra ghiacciata, leggere un libro e ascoltare della musica. Che triste esistenza la mia! Che felice esistenza la mia! 

mercoledì 11 giugno 2014

couldn't care less.

ricadiamo nella banalità dell'analisi banale.
giunti al punto della resa dei conti con il mio fantomatico amante platonico sono stata accusata di essere melodrammatica. Ma in realtà più che melodrammatica credo di esser stata banale e patetica e ridicola e forzata. Sai quei momenti quando hai troppo da dire, cose che (detta alla 883) quando le hai dentro sembrano grandissime ma poi quando le tiri fuori fanno pena al piscio.
sta di fatto che la mia elaborazione mentale è giunta al fondo dello schifo mediocre producendo quanto segue:

  • o sono tutti dei coglioni (e non generalizziamo, perché generalizzare è da ignoranti e a noi ignoranti non piace essere accusati di ignoranza)
  • o non sono tutti dei coglioni, ma quando hanno a che fare con me diventano dei coglioni (ho sempre creduto di avere l'innata capacità di tirar fuori il peggio dalle persone)
  • o attiro solo dei coglioni
  • o sono attratta solo da dei coglioni.

comunque ci sono sempre dei coglioni in mezzo. d'altronde i coglioni sono fatti per stare in mezzo, in mezzo ai coglioni. coglioni in mezzo ai coglioni. pezzettini di sogni e illusioni in mezzo ai coglioni.

mi sveglio con la vecchia voglia di piangere e la non voglia di vivere. è di nuovo estate e il sole ha soffiato oro sulla mia pelle.. 
e direi che in questa situazione gli apocalyptica come sveglia mattutina non sono di grande aiuto nel contrastare questa (ennesima) delusione.
fuck.

martedì 7 gennaio 2014

cause i'm messed up on you



i will lay around and wait. and i'll wait for you.

Berrò la tua voce.
Addormenterò il mio corpo nell'attesa.
Che senso ha pensare a quando smetterò di aspettarti? Può succedere domani, ma ora mi godo l'attesa. Godo a giocherellare con i secondi. Godo a vivere una vita piena di te che non ti sfiora.
Totalmente incasinata, sei il subbuglio del mio stomaco.
I fili nervosi si aggrovigliano con i capillari e irradiano di
te il sangue che mi arriva al cuore, ai polmoni, splendo di te dai fori che mi ritrovo per occhi.
Tu basta che esisti, sai? Non ha importanza, so che è un'attesa senza fine, un vicolo cieco, un labirinto... ma è il labirinto più colorato e leggero che io abbia mai percorso. Un alternarsi di cadute in un buco nero quando un attimo prima c'eri e poi ti allontani per poi ritrovarmi spedita in cima all'universo quando semplicemente il pensiero di te mi fa esplodere i neuroni in mille campane. Volare, cadere, camminare alla cieca, abbandonarmi nuda e ricoperta di emozioni.. a te. per te. amen.

martedì 31 dicembre 2013

1401

direi che per quest'anno ho finito di lavorare. Altre 3 - 4 ore di questo ufficio semivuoto con dentro delle persone con il prurito al culo per andare a festeggiare la morte del duemila-e-credici.

Io personalmente intendo:
1. guardare un qualche film vecchio;
2. sfondarmi di ottimo vino toscano;
3. accogliere la mezzanotte sciolta nella vasca da bagno all'essenza di rose ascoltando Einaudi con una specie di sigaretta condita tra i denti.

Invidiatemi o voi che passerete la sera a vestirvi, truccarvi, cucinare, fare auguri e dare bacini senz'anima a persone di cui non vi importa o importa cosa importa?

Mi puzza della fiaba sull'uva acerba. Probabilmente anche a te piccola M piacerebbe passare il capodanno in un'altra maniera.

Ma giuro. Non è così. L'unica persona con cui vorrei festeggiare non mi vuole al proprio fianco.. e sono stanca io di accontentarmi. Di stare in mezzo alla gente e avere la testa da un'altra parte. Stanca di ridere e divertirmi solo perché la sovrastruttura sociale richiede questo. Ogni anno a capodanno è la stessa storia... passo le ultime due settimane dell'anno ad inveire contro questo obbligo a divertirsi e poi mi lascio sempre coinvolgere in una qualche attività ludica. Quest'anno sarò fedele a me stessa. Passerò la notte con l'unica persona che mi sta vicina e non mi abbandona nemmeno nella solitudine : my own fuckin self! Là. Voglio che sia una serata uguale a tutte le altre. In tutto.  Non sono mai riuscita a capire perché quest'ansia dell'anno nuovo. Cosa cambia se oggi è il '13 e domani diventerà '14? I buoni propositi possono iniziare anche che so.. il 5 di giugno. I buoni propositi nascono e iniziano da soli, non è il numerino in fondo alla data che dà la svolta. E' forse solo un'unità di misura temporale che permette di suddividere la vita.
Posso dire come sono andati gli ultimi 12 mesi... ma se voglio posso anche decidere che per me l'unità di misura saranno 19 mesi o 28 settimane e tirare le somme quando cazzo pare a me.
Dunque negli ultimi dodici mesi ho fatto una marea di viaggi e questo è un bene. Ne vado fiera... tra Europa e Asia ho fatto una cifra di km. Mi sono goduta mia madre, mi sono goduta mio fratello, mi sono goduta i miei amici, ho adorato il mio lavoro. Ho litigato, sperato, bestemmiato, riso un sacco, ho letto dei libri meravigliosi, ho scattato delle foto splendide, ho imparato a cucinare piatti nuovi, a fare le candele di cera riciclata... ma soprattutto ho amato. Ho amato di un amore leggero e incondizionato, senza pretese e senza speranze. Ho trovato te in tutto l'elenco di cui sopra. Sei stato dentro di me e dentro ogni mia azione e ogni sorriso era tuo e ogni lacrima e ogni bestemmia e ogni sbronza. Mentre leggevo immaginavo di averti accanto e di leggerti ad alta voce i passi che mi piacevano di più. Ho amato te che non sfiorerò mai. Sei un po' il mio Laura in versione maschile, togli pure anche il talento poetico .. ma non avendo scritto poesie in parole ho scritto una poesia lunga un anno che porta la tua faccia e il tuo profumo. E anche quest'ultima notte dell'anno. Immersa nella vasca da bagno, viaggiando sulle note di Einaudi, dedicherò me stessa a te, la mia vita è una poesia dedicata a te. Sì non te ne fai un cazzo dai lo sappiamo. Ma se mi fa felice questa cosa io continuerò a farla. Quando smetterà di farmi felice smetterò di farla. Tu fatti i cazzi tuoi.

martedì 10 dicembre 2013

1553

mi sento libera.
ma la mia è una libertà codarda.
mi sono trovata sotto una doccia bollente a ragionare sul fatto che mi sento libera perché non ho nulla da perdere, oltre alla mia famiglia.. che non perderò mai.
Quindi sono libera?
Non è una libertà meschina quella di aver chiuso fuori tutti gli altri rapporti?
Eliminare gli amori.
Relegare le amicizie ad una serata al mese.
E poi sì. Sei felice di essere libera, di non dovere nulla a nessuno. Nessuno che ti chiede cosa hai fatto, nessuno a cui rendere conto, nessuno a cui augurare buona notte o buongiorno o buonsailcazzo. Nessuno di cui preoccuparti, nessuno di cui essere gelosa, nessuno. N E S S U N O. Libera dai pesi, belli e brutti.
Sono di una libertà meschina, lo ammetto.
Ma avendo eliminato le emozioni interpersonali ho riscoperto quelle individuali.
Mi emoziona la doccia bollente in una giornata ghiacciata. Mi emoziona la traccia giusta da ascoltare la mattina mentre vado al lavoro. Mi piace il treno che prendo, il colore giallo-sole del mio smalto, mi piace nuotare nel latte della nebbia del mattino, mi piacciono i miei libri... mi emoziono per aver cucinato delle lenticchie spacca culo. Mi emoziono a fare candele di cera riciclata, a bere del buon vino.
Sì. E' una libertà da codarda la mia. Ho tolto la mia felicità dalle mani degli umani e l'ho presa in mano io.
L'apice del social introvert, c'est moi!

lunedì 9 dicembre 2013

amoremorte

Ultimamente sono circondata dalla stessa storia.. Ho appena riletto la Dama delle Camelie, visto la Traviata di Lella Costa, rivisto la Traviata di Verdi.
amoremorte
amoremorte
amoremorte

Alexandre e Marie
Armand e Marguerite
Aristotele e Maria

e io e te.
dai non sono una mantenuta e per ora non credo di essere malata di petto e tu non sei follemente innamorato di me. Ma mi piace pensarlo.

Oltre a questo ho un grosso dubbio. Se tutta questa storia è vera ed è basata sulla storia personale di Alexandre Dumas jr, ciò significa che Alexandre Dumas senior era così una colossale testa di cazzo perbenista minchione puritano possessivo ed ossessivo? Perché finché è D'Artagnan e la sua guardarobiera Constance, può andar bene, mentre se è suo figlio e una povera stronza moribonda che tra l'altro è andata in fallimento per il suo rampollo, allora no, allora non va bene.
Bah sa il cazzo,
mi è un po' scaduto quello dei tre moschettieri.
Là.

venerdì 29 novembre 2013

babel



uno di quei singoli che di poetico probabilmente hanno poco, perché dicono 7 parole in croce.
ma mi fanno venire voglia di prendere per mano il tipo qua che promette di aspettare, guardarlo negli occhi e dirgli di lasciar stare.. che l'attesa si beve da sola e si risucchia negli universi. aspettare non aiuta. aspettare divora.
poi gli metterei la testa sulla spalla e gli proporrei di bere un whiskey mentre aspettiamo insieme. perché tanto entrambi lo sappiamo. i will wait for you.

mercoledì 20 novembre 2013

1010

Ognuno ha una favola dentro, che non riesce a leggere da solo.
Ha bisogno di qualcuno che, con la meraviglia e l’incanto negli occhi, la legga e gliela racconti.


Neruda.



Sono presa male con le favole in questi ultimi tempi. O bene? Bene probabilmente. Le giornate di merda sono passate. Oggi splende il sole e io sono piena di energia. Ho anche messo una maglia color corallo! 
P A R A D O S S A L M E N T E le giornate di merda hanno coinciso con il PMS. Che patetica ragazzina che sono. Non ho ancora capito che non è la vita che finisce, sono solo i miei ormoni che mi giocano brutti scherzi una volta al mese. La vita non è finita. Vado avanti a sognare, sorridere, leggere, ballucchiare da sola in stazione mentre aspetto il treno e ascolto crazy little thing called love..Preferisco ballare sola al centro della mia solitudine piuttosto che nell'angolo della vita di qualcuno.

Va tutto bene. Andrà tutto bene. Andrà anche senza di te. Questo è l'anno delle attese, mi hanno detto. E' l'anno del serpente cinese. Finirà più o meno a marzo e fino a marzo bisogna armarsi di calma e pazienza. Poi inizierà a cambiare il giro. Lo spero.


Mi duole la mente dal tanto immaginarti qui, 
al mio fianco.
Neruda 

lunedì 18 novembre 2013

succede

c'è un cazzo da fare. oggi vorrei non esistere. morire. buttarmi nel letto e alternare pianti disperati a lunghe dormite e conseguenti mal di testa e tempie che pulsano.
non riesco a lavorare, non riesco a sorridere. ho fame e non riesco a mangiare. La nebbia non aiuta. Lo schermo vuoto del telefono non aiuta.

http://www.youtube.com/watch?v=hIy_UByP_JQ

martedì 29 ottobre 2013

it must be nice to disappear.. to have a vanishing act

C'è forse del simbolico nel fatto che nelle ultime tre settimane mi sono sfondata di Lou Reed e Velvet Underground e il giorno in cui ho cambiato disco lui è morto?
Non lo so, ma forse questa è la prima volta che sono rimasta così male alla morte di un artista. Forse perché l'ho sentito particolarmente vicino ultimamente, forse perché Perfect Day è uno dei ricordi musicali più teneri della mia infanzia. Forse perché Sally can Ride mi ha tolto il cuore. Forse perché canticchio spesso Sunday Morning anche durante la settimana per farmi tornare il mood rilassato da domenica mattina.
Forse perché Lou Reed aveva una faccia onesta e triste.
Non so.. ho pensato di iniziare ad ascoltare Gigi D'Alessio o Laura Pausini.. ma no dai è brutto volere che muoiano.. vorrei che morissero come artisti (o pseudo tali). O meglio vorrei che non se li cagasse nessuno e che la gente abbia del gusto... ma non importa. Non voglio sporcare i giorni di lutto per Lou pensando a questi parassiti dell'universo musicale.
Voglio canticchiarlo e augurargli buon viaggio.
Voglio che si reincarni in un qualche altro ragazzo o ragazza.. anche se forse non è onesto volere che qualcuno sia triste come lui. Ma lui è stato di un triste consapevole e tenero e bello quindi forse sì... forse augurerei a chiunque di avere quella malinconia congenita piuttosto di un autocompiacimento bigotto caratteristico delle persone felicemente ignoranti.

Have a nice trip Lou.




http://www.youtube.com/watch?v=bS06hd9DtQ8

martedì 15 ottobre 2013

summer memories on a foggy day

"He also set up a tumbler beside Mountolive's plate and without uttering a word filled it to the brim with the colourless arak made from the mastic-tree which is called mastika"

Lawrence Durrell - Alexandria Quartet


E tutto ad un tratto, nel buio delle lenzuola arancioni torna nella bocca il sapore della mastika, della bulgaria, del culo schiacciato contro l'asfalto in un parco poco distante dal parlamento dove i giovani manifestavano contro il governo con una bizzarra azione: hanno installato un pianoforte nel mezzo della piazza e le persone passavano e suonavano, esprimendo così il loro dissenso.
e torna in mente lo spigolo del gomito di yko nella mano, i suoi occhi gialli e i suoi piani per il futuro. tutti spezzati, polverizzati... torna in mente la psicopatica aspirante suicide virgin... torna in mente il vagare sbronzi per i vicoli di Sofia e le chiacchiere con il panettiere delle 5 del mattino e il potere magico della mastika di far capire esattamente quello che stava dicendo anche se la lingua è straniera.
Questo viaggio è stato uno spettacolo di luci e buio e alcol e risate e discorsi in mezzo ai boschi sulla giustizia universale e sull'ordine nuovo del mondo e di candele nel vento e di luna piena in mezzo a un cielo tempestato di gocce di diamanti e di visi dei contadini bulgari che ci benedicevano e le grandi libellule intorno ai corsi d'acqua e l'estate che se ne va e le icone del IV secolo e gli sguardi belli.
un viaggio.

venerdì 11 ottobre 2013

greetings from silent hill

Sto vivendo quel meraviglioso periodo in cui la pianura padana è già invasa dalla nebbia ma le zanzare non si sono ancora addormentate per l'inverno. La birra costerà di più e io sono già raffreddata.
Ma ci sono anche delle cose positive, o meglio è stato fatto un importante passo verso la self consciousness della scrivente. HO ELIMINATO LA DISCOGRAFIA DEI LIMP BIZKIT DAL DISCO RIGIDO! e questo significa che ora sono grande e non ho più bisogno di sfogare la mia rabbia ascoltando della gente che urla... o meglio qualche volta ne ho ancora bisogno ma preferisco qualcuno con un po' più talento.. qualità che ai limp bizkit manca decisamente..  mi sono improvvisamente accorta che l'unica cosa che mi piaceva erano i ricordi che riaffioravano ascoltando questa gente che urla. ma i miei ricordi non hanno bisogno di urla per tornare a galla. sono tutti accuratamente documentati nell'archivio insieme ai neuroni bruciati ascoltando questa musica.
keep on rollin'