C'è questa netta linea di demarcazione: il colore del cemento cambia al passaggio da una regione all'altra.
venerdì 20 maggio 2022
come tornare in una casa dove nessuno ti aspetta
giovedì 19 maggio 2022
Ho voluto la mia solitudine
sono senza amore, mentre, barbaro
o miseramente borghese, il mondo è pieno,
pieno d'amore...
e sono qui solo come un animale
senza nome: da nulla consacrato,
non appartenente a nessuno,
libero di una libertà che mi ha massacrato.
ppp
martedì 17 maggio 2022
LB
lunedì 5 luglio 2021
sorella.
La sensazione di impotenza uccide.
Avevo questa certezza.
Una certezza che da sempre viene ripetuta e consolidata
verbalmente nella narrazione dinastica.
Lei è forte. Lei è l’unica sana di mente. Lei è razionale. Lei
sa gestire qualsiasi situazione. Lei è della Bilancia, lei soppesa. Eppure lei,
la più forte emotivamente, quella che non perde un colpo e non prende mai nulla
troppo a cuore, proprio lei, banalmente, è la più devastata da questa perdita.
Nessuno di noi, con tutta la buona volontà, riuscirà a
colmare il vuoto. Nessuno riuscirà ad alleggerire il dolore della perdita di
una mamma così figa. Lei si fissa con delle cose sciocche. Ripete, ripete e
ripete la stessa cosa centinaia di volte. Si sveglia tremando e non sapendo
dove si trova, si sente in colpa con le figlie che non riesce a cagare, esplode
di rabbia e lacrime per un oggetto spostato. L’idea di comprare un biglietto
aereo, un gesto quasi quotidiano, per lei diventa un’azione inaffrontabile. Non
riesce a riconnettersi con la realtà, con la sua routine. E io non posso fare
niente. Posso chiamarla, raccontarle i cazzi miei, posso distrarla, farla
ridere, posso anche volare da lei, baciarle le mani e le palpebre, cullarla fino
a farla addormentare, ma non sarò mai la sua mamma. Continuo a pensare che, forse,
non bisogna costruire rapporti troppo profondi con nessuno. Bisogna costruirsi
una bolla di vetro, dove le cose non penetrano, dove i sentimenti non sono
troppo forti, dove la mamma non sa di che colore era lo stronzo che hai
prodotto oggi, non sa chi sono i tuoi colleghi, non sa se tuo marito sa farti
venire, non conosce ogni millimetro di sviluppo delle tue bambine, non sa cosa
hai mangiato oggi e non sceglie insieme a te il vestito da mettere alla
riunione di domani. Una mamma che non ti invade, irritandoti, con i suoi
infiniti consigli sulla sistemazione di mobili, il colore delle tende, le
scelte educative delle bambine, la macchina da comprare. Serve una mamma che
stia bene o che muoia ad un certo punto, senza però lasciarti paralizzata in un
mondo che perde il suo colore più vivace. Ira era così. Era presente ovunque,
in gesti quotidiani, nelle scelte grosse, nelle scelte piccole, nelle paranoie,
ipocondrie, litigi, risate. Risate. Ci ha regalato troppe risate per pensare di
togliercele così di botto. Ci ha regalato troppo del suo odore per scomparire
così improvvisamente.
Ho sempre odiato la guerra. La guerra, per me, era il
peggiore dei nemici. Quella che toglie le persone amate senza permesso, quella
che distrugge la casa, porta via i progetti vita. Ora, credo di odiare di più
il tumore. È stato più devastante della guerra, più meschino, più subdolo, più
figlio di puttana. Non esiste una giustizia universale, ok. Non esiste un dio
buono, il dio amore, il dio misericordioso. Non esiste nulla, che non sia un
fottutissimo caso che ti porta via grosse fette di vita, strappandole insieme
alla carne, al cuore, al poco spirito che hai.
Vinceremo il dolore prendendoci per mano? Sarà sufficiente? Abbiamo
vinto guerre, nostalgie, chemioterapie, separazioni, tradimenti, abbandoni,
bugie, ma vinceremo contro la morte della più figa delle persone?
giovedì 21 gennaio 2021
lo schifo al cazzo
Non ricordo quasi nulla dell’anno scorso.
È così un po’ per tutti, immagino.
I tempi si sono dilatati e faccio una fatica bestiale a
collocare un evento: non ricordo mai se era l’anno scorso o due anni fa o se
magari non è mai successo.
Le uniche immagini sono quelle della scorsa estate, forse.
Una settimana di isolamento fiduciario, dove potevo
permettermi il lusso di aspettare il mio ragazzo a casa.
Avevo un branco di stambecchi impazziti nello stomaco dalla
felicità.
Sarà anche banale, mediocre, cliché, ma mi sbrodolavo all’idea
di aspettarlo a casa per pranzo. Preparare la moka per risparmiare tempo, limonarlo
pornograficamente prima che andasse via e beccarmi un suo ultimo sguardo
luminoso e complice, prima che infilasse tutto quel suo corpo enorme nella
macchina.
Mi viene schifo al cazzo al pensiero di quanto tempo ho
passato sognando queste cose… queste stronzate tipo aspettarlo a casa, tipo
avere una casa insieme, dove tutte le cose sono nostre, dove abbiamo pensato a
tutto noi, dove tutto respira la nostra aria, dove avrei voluto rifugiarmi e ignorare
i miei demoni. Mi viene schifo a pensare che tutto quello che per me era
bellissimo, per lui era una rottura di coglioni che andava a ledere il suo
approccio alla vita, dove non ci doveva essere spazio per queste sciocchezze. Non
si capisce bene perché, forse solo perché tutti avevano questa cosa e lui non
voleva assolutamente farne parte. Io invece non l’avevo mai avuta questa cosa
di avere una casa insieme, un posto sicuro dove aspettarlo, dove mi avrebbe
aspettato, dove potevo permettermi di essere libera.
e così, l’anno scorso mi ha regalato qualche giorno di finto
idillio.
Un micro viaggio a Trieste che ora non saprei se definire
bello o brutto. Bello e anche brutto. Ero già in ebollizione, avevo già il
cervello putrefatto dalla delusione, dalla stanchezza emotiva, stavo già
covando l’esplosione che sarebbe arrivata.
Una settimana di ferie, anche quella ormai avvelenata.
Eppure c’è stata, sembra passata una vita.
Eppure è l’ultima estate che abbiamo passato insieme.
Chissà come sarà la prossima.
Mi viene schifo al cazzo, quando penso che ci sarà un’estate
senza…
martedì 22 dicembre 2020
di nuovo
Quand’è che passa la nausea da nostalgia?
Quand’è che finisce questa pentola di merda che mi devo mangiare a piccole cucchiaiate?
Quando smette di farmi male in fondo alla gola?
Quando smetterò di riascoltare messaggi vocali con bacini a schiocco e piangermi addosso come una vecchia rammollita del cazzo?
23 giorni di assenza.
Ho passato mille mila anni a sentire questi bacini a schiocco quasi ogni giorno.
E proprio non riesco a capire come possa essere che un amore così grande svanisca nel nulla.
Non riesco, non voglio credere che sia possibile.
Non voglio che la vita sia così e che serva andare avanti.
Come cazzo si fa?
Entro
Esco
Rido
Leggo
Mangio
Mi preoccupo di cose
Comunico
ma sono svuotata di senso
quand'è che finisce questa nausea?
mercoledì 3 gennaio 2018
sartre e la nausea
La gente mi irrita, mi rende tesa, mi fa sentire fuori luogo, fuori tempo, fuori convenzione. Ho continuamente voglia di scappare, nascondermi, seppellirmi in un luogo buio, dove nessuno mi guarda.
E invece no!
Invece mi vengono a cercare, mi chiedono di andare a bere qualcosa, mi scrivono, mi chiamano, mi propongono costruttive attività da condividere, chiedono la mia opinione sulle cose, si interessano alla mia vita, alla mia salute, al mio stato patrimoniale.
Perché?
Non credo sia difficile vedere quanto non sopporto entrare in contatto con la gente, voglio dire, lo vedi quando una persona non ti guarda negli occhi, riduce le risposte al minimo, si mostra palesemente stanca... eppure tu insisti. INSISTI a voler comunicare. Ma che cazzo di malattia è mai questa? Questa dell'animale sociale... è terribile. E' terribilmente distruttiva per quelli che invece non sono degli animali sociali. Perché bisogna fare le cose insieme? Perché bisogna cercarsi, sopportarsi, accettarsi? Perché mi devo sentire inadeguata se non mi piace stare con la gente? Perché mi devo sentire in colpa quando continuo ad evitare la compagnia delle persone?
Mi si spezza il cuore ogni volta che godo della mia solitudine e qualcuno con forza e allegria la interrompe credendo di farmi un favore. E' insopportabile. Se tu non sei in grado di restare da solo per più di un quarto d'ora, non significa che sono così anch'io. Non mi stai salvando dalla solitudine. Non mi fai compagnia. Mi infastidisci!
Poi penso che sono un'ingrata. Forse arriverà il giorno in cui riuscirò a scacciare tutti dalla mia vita e sarà proprio quello il giorno in cui avrò disperatamente bisogno di qualcuno, chiunque che stia ad ascoltarmi, che riempia lo spazio intorno a me, che mi parli anche di totali minchiate. E questo qualcuno non ci sarà, perché l'avrò paccato almeno 250 volte in precedenza. Ma ora non è che posso mandare giù i pallini di vomito e costringermi a stare con la gente per paura che un giorno potrei aver bisogno di comunicare. Anche perché non è così aritmetica la questione.
Io ho la nausea.
Vorrei potermi permettere il lusso di non parlare con nessuno per 3 mesi almeno.
3 mesi di libertà
sarebbe perfetto
.
giovedì 12 ottobre 2017
dai diari del 2008
venerdì 4 novembre 2016
la nausea
venerdì 21 ottobre 2016
constatazione dei fatti.
venerdì 7 ottobre 2016
the fur.
martedì 27 settembre 2016
.i hate humans.
lunedì 19 settembre 2016
giovedì 15 settembre 2016
L’amore ai tempi di vozap
mercoledì 14 settembre 2016
È troppo facile subire.
mercoledì 7 settembre 2016
buon appetito
mercoledì 31 agosto 2016
infinita fiducia nell'umanità.
lunedì 29 agosto 2016
.dentistretti.
martedì 21 giugno 2016
solstizio
relationshit
e
silenzi a vanvera
mercoledì 15 giugno 2016
gli emo hanno capito tutto
è un duro colpo all'autostima di una cinica come me. tutte le volte che c'è da illudersi io son quella che caga nella poesia del momento o dell'idea. però quando succede il contrario mi arrabbio un sacco. mi strappo a morsi le alette che ieri battevano felici. mi schiaffeggio da sola e scatarro sul mio riflesso nello specchio. stupida come dieci ragazzine stupide. stupida di una trentenne che si pensa una sedicenne. stupide speranze. stupide finte certezze. stupida fiducia. stupida stupida stupida felicità furiosa smerdata in una maniera banale e stupida. stupida. stupida.
beh dai, per una volta che il preciclo non era ormonalmente incazzato la merda arriva da qualche altra parte.
vorrei prepararmi un grosso calderone di merda e buttare dentro tutti i bei pensieri degli ultimi tempi, mescolare piano, stufare a fuoco lento, e poi mangiare con una paletta da gelato la merda tiepida. forse alla fine del pasto capirò che gli emo hanno capito tutto.
