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domenica 7 maggio 2023

07.05.2023


Ho deciso di iniziare questo diario per te, ma soprattutto per me. Perché ho la sensazione di essere invisibile, ho il terrore che domani mi sveglierò e tu avrai vent’anni e tutti questi piccoli momenti belli, brutti, difficili, disperati e tenerissimi verranno persi nell’oblio. Non so se ho una malattia degenerativa o se è normale essere così smarriti. Mi dimentico tutto, dalle cose vecchie alle cose nuove, non padroneggio più il linguaggio e quando parlo sembro affetta da una qualche sindrome rincoglionente o forse, più semplicemente, sembro un’analfabeta.

Non ho più il tempo per leggere.

Non più il tempo per pensare a cose belle, edificanti, sviluppanti.

Tutti i miei pensieri si aggirano continuamente intorno alle cose da fare, pulire, lavare, cambiare, riordinare, cucinare e, nelle pause, litigo mentalmente con tuo padre.

Ho deciso quindi di iniziare questo diario e spero di avere sufficiente costanza. Spero che tu inizi a dormire per più di trenta minuti alla volta e spero di imparare a sbattermene del porcile in cui viviamo.

Ho scritto diari per anni, diari scritti in teneri quadernetti, diari scritti in quaderni più adulti, diari scritti su un floppy disk che ormai nessuno potrà rileggere, diari scritti sul web, diari scritti su word e poi dimenticati nei meandri degli incasinati terabyte di hard disk che non funzionano più.

Considerando che non voglio prendere la Sertralina che mi hanno prescritto per calmare un po’ il sistema nervoso, che non voglio bere più di un bicchiere di vino al giorno, perché ti starei ancora allattando e mi sembra disonesto iniziarti all’alcolismo all’età di sette mesi, considerando che i cannabinoidi sono diventati per me fonte di orribili paranoie e trip bruttissimi (roba che con quattro tiri di spinello, inizio a svalvolare e partire per spirali di infantili paure e insensate paranoie paralizzanti), mi è venuto in mente che, da giovane, la scrittura era l’unica cosa che mi salvava dalla solitudine, dalla sensazione di non esistere, dalle paure, malinconie, tristezze. Nonostante abbia appurato da tempo di non avere talento nella scrittura, nonostante abbia abbandonato da tempo il sogno di diventare scrittrice, critica letteraria o traduttrice letteraria, nonostante il mio vocabolario si sia ristretto per mancanza di stimoli, nonostante il mio senso dell’umorismo e cinismo abbiano perso parecchio smalto, trovo ancora nella scrittura uno dei modi migliori per tranquillizzarmi e tornare a me stessa.

Eccomi dunque mio piccolo botolo, ti uso come destinatario non senziente delle mie righe.

La giornata è iniziata intorno alle 5. Tu dormivi accanto con indosso questo pigiamino con gli alci che ti hanno passato le cuginette francesi e che ti va già piccolo, ma viste le ristrettezze cerco di prolungare la vita utile di ogni oggetto. Mi sono resa conto stanotte che era decisamente ora di tagliarti le unghie dei piedi, perché mi hai graffiato la pancia tutta la notte. Ti agiti come un forsennato mentre dormi. O meglio, passi da momenti in cui agiti gambe, braccia e testa a momenti in cui ti adagi e dormi come un piccolo animaletto guanciuto.

Ecco che ti sei svegliato…

Finisco per il momento.

 

lunedì 9 maggio 2022

l'anti-healing

ho paura che il tempo guarisca la ferita

non voglio imparare a valutare solo per le azioni

non voglio diventare efficiente 

ho paura di diventare sobria 
ho paura di diventare matura
ho paura di diventare pragmatica

ho paura di smettere di vedere dentro le persone.

Non voglio dover frequentare persone che non stimo. 

Non voglio fare un lavoro che non mi interessa.

Non voglio imparare a semplificare.
Non voglio vivere in superficie.

Voglio chiudermi in una capanna piena di vino, libri e dischi. 



martedì 13 luglio 2021

luoghi da esplorare.

 


Giappone.

Dobbiamo aspettare che io prenda un passaporto.

Intanto metto via i denari.

Misha mi ha regalato un salvadanaio a forma di fungo con chiusura a coccinella. Produzione rumena.

In tre anni ho messo via 170 euro: è stato più facile prendere il passaporto sotto Salvinie.

Portogallo.

Dobbiamo proprio andarci, prova a guardare i biglietti. Ma quando hai le ferie? Non si può chiedere. Vediamo un last minute?

Berlino.

È un posto che hai sempre pensato di voler visitare.

Iran.

Andiamo a vedere dove sono nati i miei bisnonni.

Israele.

Ti sarebbe piaciuto, ma per come si comportano ora, pensare di rimpinguare le loro casse, fa girare i coglioni.

Istanbul.

Facciamo le vacanze invernali dove non fa troppo freddo. Ombrello di Pedrollo sbrindellato in otto secondi. Andiamo a bere una cosa a Capodanno? Ma le lire turche? Un chay alle mele al Guesthouse scalda comunque il cuore. Chaotic, but beautiful.

Cappadocia.

Belli i film che scelgo io.

Sarebbe da andare in Sardegna, né? Nell’entroterra.

Ma tanto, ovunque andiamo, si scatena la bufera di neve o almeno scoppia una bomba o fanno un attentato.

Ci sono ancora mille posti dove vogliamo andare, sei sicura di volere dei figli?

Con noi era bello anche Il Marinaio.

Anche il Dolo.

Anche Puccio Enza.

Anche Il Cavallino.

Anche l’Autogrill.

Anche il kebabbaro.

Con noi era bella anche San Bonifacio.

Siamo invece andati affanculo.

È comunque un posto da esplorare.

E diventa un posto bello anche la Snai senza di noi.


"adesso Joshua capiva perché a Ma-mee era piaciuto tanto quel viaggio: nella luce del tramonto, nel vento forte, l'erba di palude tremava e frustava l'aria, girandosi da una parte all'altra per catturare la luce, passando dal verde al dorato, al rosa, al colore del grano. La vegetazione fremeva piegandosi alla carezza dell'aria che dal golfo soffiava fino al lago, attraversando la stretta lingua di sabbia, erba e pini; tutto scintillava e risplendeva come il viso di Laila, gli occhi di Ma-mee, o un piccolo pitbull tarchiato dalle gambe storte mentre balza in aria - una bellezza del tutto gratuita, qualcosa che chiede di essere adorato solo per il fatto di esistere."

Jesmyn Ward

La linea del sangue

martedì 22 giugno 2021

paure da far volare via

Il giorno più lungo dell’anno.

Lungo eterno.

Martedì è il giorno più insopportabile della settimana.

Ogni martedì è un cazzo di solstizio, non finisce mai. Si ha davanti ancora tutta una settimana di porchidii, di ufficio grigio, di gente ipocrita, di produrre-lavorare-subire.

C’è una luce fantastica adesso, hai visto? Quella che inonda d’oro alberi, case e macchine. Mi mandi una foto di quello che vedi? Io sono a Palazzina, mi hanno anche tagliato la palma da sotto il poggiolo.

Paure da far volare via.

Se facessi volare via le paure, non rimarrebbe nulla di me. Volerei in un inceneritore. Evaporerei insieme alle mie paure, perché è della loro sostanza che sono fatta, altro che stelle, sogni o sa il cazzo quale altra trovata pubblicitaria. Io sono fatta di paure.

Paura dei volatili

Paura di perdere le persone

Paura di deludere le persone

Paura di non essere all’altezza

Paura di sprecare il tempo

Paura di non essere utile a nessuno

Paura di infastidire

Paura di immettermi in autostrada

Paura di dire quello che penso davvero

Paura di fare quello che vorrei fare davvero

A forza di aver paura, ho smesso di volere.

Mi sono svuotata di sogni e speranze.

Perdo il contatto, sento le voci distanti, non sento.

Sono nel mezzo del cammino, che però più che un cammino è un girare in cerchio, senza mai riuscire a spezzarlo. Paura di spezzare il cerchio. Un disagio che diventa confortevole.

Vorrei prendere tutte queste paure, incenerirle insieme a lei, mettermi il mucchietto sul palmo della mano e soffiare forte. Far volare via tutto. Smettere di aver paura. Liberarmi dai demoni, assorbire questa torbida luce infinita.

L’unico posto in cui non ho paura è questo mio piccolo cubicolo sgangherato. Il mio cerchio magico protetto. The magic circle. Fino a qualche anno fa era il mio letto a casa. Ora non c’è più il letto e la casa è diventata un fantasma. Svuotata, screpolata, impregnata di odore d’urina stantia. Il mio spazio sicuro è scomparso. Ora è qui. In questa squallida periferia cementificata, in mezzo a sconosciuti, riconosco solo l’abbraccio del mio appartamento. È così difficile comprendere questo bisogno di casa? Si vede di sì. Il desiderio di mantenere le proprie posizioni è sicuramente più importante del bisogno di creare un luogo sicuro per un’altra persona. È giusto così. È più sano così. Prima di tutto i propri bisogni.

Stupida

Stupida

Stupida

Prima i tuoi bisogni e poi il resto…

È così che deve essere, perché io non ci riesco?




"Per quanto con l'abitudine avesse imparato a memoria i contorni della casa ormai da tempo, la rassicurava comunque sentire il pavimento sotto i piedi mentre si muoveva da una stanza all'altra, sapere che la casa era una realtà precisa, con tante sfaccettature, anche se lei vedeva tutto come se fosse sott'acqua a occhi aperti. Quando si era accora di avere la vista offuscata era stato quello il suo primo pensiero, di avere un eccesso d'acqua negli occhi: lacrime, forse. Erano cose che succedevano ai vecchi. Il giorno dopo, al suo risveglio, era ancora lì: una membrana acquosa. Impaurita, si era rifiutata di accettarlo. Aveva pregato e aspettato, finché una mattina si era svegliata e le cose avevano perso i loto contorni. Era annegata. Ma-mee andò in cucina strascicando i piedi, un po' come se pattinasse: moquette, legno del corridoio, moquette ruvida del soggiorno, le piastrelle irregolari della cucina."

La linea del sangue

JW

martedì 29 dicembre 2020

e per fortuna che non è un mese da 31 giorni

 

Questo stupido continuo contare.

Un mese senza vederci.

Strano no?

È tutto strano.

Quante risate risparmiate!

Quanti abbracci risparmiati!

Quanti momenti su quel divano scivoloso!

Quante declamazioni dell’Oltreuomo!

Quanti “dammi un bacino, dai”

Quanti “Mi alzi, ciccio?”

Sono ricchissima, io! Sto risparmiando un sacco.

Ho la colonna vertebrale schiacciata: chi è che mi alza, adesso?

Ho la colonna vertebrale schiacciata da questo mondo, che devo affrontare da sola.

L’ho voluto io, no?

“L’hai lasciato, che auguri ti aspettavi?”

L’ho voluto io.

Questo silenzio.

Questa nostalgia.

Questo “tanti auguri!!” che quasi non ti conosco.

Questo Natale del cazzo e le foto della grande neve che non mi sono arrivate.

Fai la cacca e a nessuno interessa che faccia fai nel mentre...

Devastante.

martedì 25 ottobre 2016

il 28

“oh guarda è un 28”
“non capisco come fai ad essere così feroce e cinica su tutto e poi ti sbrodoli per delle stronzate così”
…la storia del 28 è nata così:
Non mi era mai importato molto di essere nata il 28, anzi consideravo il numero abbastanza insipido e inutile, non tondo e memorabile come potrebbe esserlo un 10 o 1 o 5 o 7 o un 03/03 o un 08/08
L’illuminazione mi è crollata addosso qualche anno fa a Lamporecchio, mentre stavamo facendo il check in al campeggio. Quando l’ho visto scrivere la data di nascita ho avuto improvvisamente la sensazione che ogni cosa avesse trovato il suo posto dentro di me. Ovvio, se fosse una persona che mi era indifferente poteva anche nascere esattamente il mio stesso giorno e alla stessa ora e comunque non me ne sarebbe fregato nulla, ma lui mi piaceva e mi sbrodolavo per qualsiasi espressione del suo essere, inaffrontabili slip bianchi compresi. Avevo solo 24 anni... sommandoli ad un’evidente immaturità emotiva e ritardo mentale mi collocavo ad un’età cerebrale effettiva di circa 17 anni. Se poi ci aggiungiamo l’endorfina, l’innamoramento e lo squilibrio ormonale che mi provocava la sua esistenza al mondo, potremmo anche in qualche modo giustificare tutto quello che è venuto dopo. E cioè:
-           Ho fatto il conto delle date di nascita. La mia somma era =28 (togliendo il 1900 iniziale), la sua anche. Poi mi sono accorta che la sua era uguale a 27 ma la cosa non mi ha minimamente turbato, perché ormai quel piccolo errore aritmetico mi aveva totalmente fuso il cervello
-           Ho stilizzato nella mia mente il 28 e sono giunta alla conclusione che l’8 è il simbolo dell’infinito che tende verso l’alto, mentre il 2 siamo noi.
-           Io e mia madre abbiamo 28 anni di differenza
-           Il mio ciclo mestruale dura 28 giorni
-           Sono andata a fare una serie di approfondite ricerche su wikipedia per scoprire che:
o    28 è un numero perfetto. È la somma dei primi cinque numeri primi, infatti 2 + 3 + 5 + 7 + 11 = 28.
o    È un numero idoneo
o    Il più lungo anello di numeri socievoli è composto da 28 elementi
o    È un numero felice
o    È un numero palindromo nel sistema di numerazione posizionale a base 3 (1001).
o    È il quarto numero magico in fisica nucleare
o    È il numero dei denti nella dentizione mista.
o    È il numero delle falangi, falangine e falangette delle dieci dita.
o    Con cadenza regolare di 28 anni, si verifica la ripetizione del calendario di un anno: i giorni delle settimane sono infatti corrispondenti.
o    Nella teoria dei bioritmi di Swoboda e Fliess, il ciclo Emotivo dura 28 giorni e influenza i sentimenti, l'umore, l'intuizione e la creatività. I giorni critici del ciclo Emotivo sono il 1º e il 14º: il primo giorno, la fase è in ascesa e perciò cresce più l'irritabilità che lo stato depressivo. Il quattordicesimo giorno, invece, la fase è in discesa verso sentimenti di incomprensione e di frustrazione. Nei due giorni, c'è una certa sollecitazione bulimica della pulsione orale.
o    È il numero delle consonanti dell'alfabeto arabo.
o    Il primo verso della Bibbia è composto da 28 lettere ebraiche
o    La cupola del Pantheon è composta da 5 ordini di 28 lacunari ciascuno
o    Nella Smorfia il numero 28 sono i seni (cosa che ho affrontato con notevole dignità, nonostante l’inadeguatezza del simbolo)
o    Nel film Donnie Darko l'universo sarebbe collassato dopo 28 giorni
E tanto altro.
Dopo aver scoperto cosa fossero i numeri felici, idonei, socievoli e i numeri magici della fisica nucleare mi sono concentrata più sull’aspetto mistico, per quanto anche la matematica e la fisica spinta abbiano del magico, ma mi risultava troppo complesso. Sono più da favolette popolari di semplice comprensione. Quindi mi sono buttata sulla mistica per scoprire quello che mi è parso di aver sempre saputo.
Le interazioni composte dai numeri vanno al di là di un mero calcolo quantitativo. 
Infatti da un punto di vista spirituale l’uno rappresenta l’unico, cioè l’unicità della divinità; il due non proviene dal raddoppiamento dell’uno, ma dalla sua divisione. Il due divide e rompe l’armonia dell’uno, e il ritorno all’unità si ha con il tre, cioè con il percorso inverso. Fatto che spiega come il tre, il 
triangolo, la triade, siano espressioni dell’unità. In tutte le tradizioni antiche i Numeri sono sacri, proprio perché permettono di comprendere l’ordine delle cose e le leggi del cosmo. 
 28 = 2 + 8 = 10 = 1 + 0 = 1; il Numero ventotto è dunque l’espressione dell’unità primordiale. Ma è anche composto di 4 x 7, apparentato alle quattro fasi della luna. 
I Numeri pari hanno una polarità femminile, quindi sono passivi e rappresentano degli stati dell’essere, mentre i Numeri dispari, con polarità maschile, sono attivi e rappresentano degli avvenimenti. 
Il Due, come diade, è l’espressione della dualità. In una visione dualistica del mondo si ha la separazione del principio materiale dal principio spirituale, e il numero Due è l’incarnazione degli opposti: maschile/femminile, giorno/notte, terra/cielo, ecc. Essendo un principio duale, indica sia il contrasto, la polarità, sia il tentativo di conciliazione. Quindi il Due può essere considerato un numero ambivalente: nella sua funzione positiva cerca di riconciliare gli opposti, per ritornare all’unione ed è indice di saggezza, come ricerca attiva di una perduta armonia, oppure ha un carattere negativo se porta alla rottura dell’unità con la netta divisione dei contrari. Il numero Due, ci porta all’interno di una differenziazione, non multipla, bensì fondata su un conflitto binario che comporta un’esclusione e una spaccatura: vero o falso, bianco o nero, ecc. La linea è la figura geometrica raffigurante il due; infatti si ha un collegamento con il simbolismo della croce nella coppia della verticale e dell’orizzontale: la linea orizzontale indica lo sviluppo materiale, mentre quella verticale l’elevazione spirituale.
Nell’Antichità il numero Due era attributo della Grande Madre Terra.
Invece per l’8 abbiamo l’infinito (come giustamente intuito dalla vostra umile serva). E l’infinito è indissolubilmente legato al Karma, alla fecondità e alla prosperità. Il numero Otto, quindi, come simbolo dell’infinito, del riflesso dello spirito nel mondo creato, dell’incommensurabile e dell’indefinibile. Dal punto di vista prettamente esoterico, il numero 8 simboleggia la Giustizia rappresentata da una bilancia con due piatti e trasposta nell’intelletto che si eleva oltre ciò che è terreno. 
L’Otto è anche il numero che simboleggia la morte, in termini di transizione e di passaggio.
La rappresentazione del numero Otto si palesa anche nell’archeologia sacra dato che l’Otto viene universalmente considerato il numero “difensore” dell’equilibrio cosmico. Nella cultura orientale, soprattutto quella legata alla religione, troviamo templi costruiti su pianta a base ottagonale, ovvero sulla figura che fa girare la ruota del centro stesso dell’universo. Sin dai tempi antichi, il numero Otto è considerato sacro nel paese del Sol Levante rappresentando una quantità immensa ma allo stesso tempo non definibile. Lo stesso territorio nipponico veniva rappresentato dal numero Otto dato che, come ben sappiamo, è costituito, oltre che dalle quattro isole maggiori, da un numero enorme di isole e isolotti.
Nella dottrina cristiana, l’ottavo giorno rappresenta la trasfigurazione e il Nuovo Testamento. Dopo i sei giorni della creazione e il settimo di riposo, l’ottavo simboleggia la resurrezione del Cristo e dell’uomo stesso annunciando quindi l’eternità. Nella filosofia orientale, l’interazione cosmica dello Yin e dello Yang realizza le cosidette “Otto forze della natura” e queste, nel loro insieme, danno forma agli otto trigrammi del bagua (o pakua) che, a loro volta, danno origine ai sessantaquattro esagrammi dell’I Ching.


Forte di tutte queste interessantissime, fondatissime e approfonditissime conoscenze, senza grossi sforzi, il mio inconscio ha trovato il suo punto di equilibrio, il centro di gravità permanente, la provenienza e la destinazione mistica che mi consacrava a questo tenero paffutello di mezza età. Da allora mi sembrava di essere positivamente perseguitata dal 28. Ogni volta che guardavo l’ora i minuti erano 28. Ogni volta che guardavo la targa di una macchina c’era di mezzo il 28. Numeri di telefono, numeri civici, numeri dei cedolini delle raccomandate, numeri al banco dei salumi, numero della pista di atterraggio, numero della tangenziale, numero dello scontrino… vedevo il 28 ovunque. Ogni 28 del mese, matematicamente mi arrivava un suo messaggio (eravamo ancora ai tempi dei sms). Ricordo perfettamente il toc-toc-toc del mio vecchio dumb phone e il cuore in gola ad ogni messaggio. Ricordo anche che quando l’anno scorso ho compiuto 28 anni ho pensato che forse anch’io e mia figlia avremmo avuto 28 anni di differenza e forse mia figlia avrebbe avuto la stessa consistenza paffutella di suo padre.
Fra due mesi i miei 28 anni sono finiti. Non c’è traccia della bambina paffutella con grandi occhi e un grande appetito. Non c’è traccia del tenero paffutello di mezza età. Il nostro 28 è stato spezzato. Forse non è mai stato vero… forse, se proprio devo per forza dare un significato simbolico sempre a tutto, posso concludere che visto che fra 2 mesi avrò finito i miei 28 anni, vorrà dire che è giunta l’ora di chiudere anche questa porta.
La magia del 28 con noi non ha funzionato.



mercoledì 19 ottobre 2016

cristallo

diceva lui:
è così, no?
si cristallizzano i momenti e poi ti rimangono i momenti e non più la persona in sé.

procediamo con la cristallizzazione dei momenti

Sull'autobus che ci portava verso l’aeroporto di Marco Polo mi ero seduta di traverso sul primo sedile dietro l’autista. Ho agitato le gambe nell'aria e lui ha detto che a volte sembro proprio una bambina. E io mi sono improvvisamente sentita amata e riflessa nei suoi occhi raggianti.

Sarà il complesso di Elettra. 

giovedì 29 settembre 2016

Vieni


quando ne hai voglia
quando puoi
tra una partenza e un ritorno
dopo una scrollata di spalle
dopo avere assaporato la lacrima scesa sul labbro
Vieni
tra un sorriso e una salita
dopo un lancio di asciugamano
mentre le campane suonano a vuoto
Vieni
prenditi un giorno
invecchiamo insieme.

martedì 27 settembre 2016

.i hate humans.

Credo di essere una razzista. Se non fosse per l’educazione che ho ricevuto, probabilmente sarei dichiaratamente nazista.
Io odio gli psicopatici e gli isterici. Mi rendo conto perfettamente che è una malattia, che è come prendersela con uno che ha il raffreddore o la gastrite o l’artrite. Riesco ad essere tollerante con uno che continua a tossire o deve essere selettivo nel mangiare o riempirsi di insulina per sopravvivere. Ma non riesco proprio a sopportare gli schizzati. Quelli che reagiscono in maniera esagerata, imprevedibile, quelli che si compiangono o distorcono la realtà, non sopporto la gente dai gesti imprevedibili (e non sorprendenti). Mi scatta la violenza. Mi rendo conto che dovrei essere paziente, che ognuno sta combattendo la propria lotta, ma mi pare di capire che la gente stia usando questa storia per autoassolversi in maniera un po’ troppo generosa. Io li prenderei tutti a schiaffi. Proprio non riesco ad essere paziente e dirmi che si ha continuamente a che fare con delle diagnosi più o meno lievi. Io la mia merda me la mangio da sola, al massimo la vomito un po’ qua, prima ne riempivo la testa al mio ragazzo, ma non è che se ho la merda nel cervello sono autorizzata ad alitarla in faccia a tutti con arroganza giustificandomi con una presunta instabilità emotiva. Che cazzo è? Uno ha i complessi di inferiorità, quell’altro ha le manie di grandezza, quell’altro ha le manie di persecuzione, quell’altro ha l’eiaculazione precoce, quell’altra non scopa da mesi, quell’altro ha la moglie troia, quell’altra non riesce a rimanere incinta, quell’altro ha un rapporto problematico con la madre (che poi sta storia di dare continuamente la colpa del proprio malessere ai genitori mi sta proprio in culo. Dio cristo, hai 80 anni, ripigliati un attimo), quell’altro ancora è frustrato perché non vuole lavorare in un ufficio, quell’altro perché non trova un lavoro, quell’altro perché vorrebbe viaggiare e non può, quell’altro per sa il cazzo cos’altro… ma vogliamo smetterla?
Voglio dire, chiaro che la vita non è esattamente il regalo che ci saremmo aspettati di trovare sotto l’albero. Chiaro che siamo cresciuti in una società consumista che ci spinge ad essere perennemente insoddisfatti sia a livello materiale che emotivo, chiaro che il benessere e la relativa sicurezza e stabilità politica ci vizia al punto da poterci permettere il lusso delle lotte interiori e capricci di vario genere, ma siamo anche nell’era dell’individualismo signori, che per me è una delle più grandi conquiste della civiltà moderna, la quale prevede di farsi i cazzi propri e non disturbare gli altri con le proprie fottute malattie mentali. E invece no, invece il bisogno di protagonismo è più forte, abbiamo bisogno di essere cagati, compatiti o sgridati o analizzati, ma soprattutto cagati. Abbiamo bisogno di far sapere a tutti che stiamo di merda e lo facciamo in modi diversi, ma tutti ugualmente fastidiosi.
Ecco. Io non sopporto i depressi. Preferisco gli incazzati, i cinici, i nichilisti, ma non gli schizzati. E non ho alcuna intenzione di fingere la solidarietà. Se il tuo comportamento mi irrita, voglio potermi permettere il lusso di evitare la tua compagnia. A meno che tu non sia il mio capo ovviamente, in qual caso cerco di sorridere alle tue chiare manifestazioni di schizofrenia, con la solida certezza che negli occhi mi si legga il più profondo dei disprezzi.

Oh là.  

lunedì 19 settembre 2016


La disillusione è perfida. Sa avvicinarsi lentamente e avvelenare i sogni. Ogni giorno ne perdi un pezzo per poi ritrovarti in un pozzo pieno di vuoto.
La si combatte ogni giorno, con piccole illusioni infantili. La si combatteva ogni giorno.
Oppure sa piombare da un giorno all’altro. Tagliare le palpebre con un rasoio sottile.
Ed è come un palloncino che scoppia.

Altre volte è come un palloncino che lentamente si sgonfia. Prima eri piena, poi eri un po’ meno piena e un po’ più spaventata. Ma stupida capricornuta del cazzo, ci credevi fino all’ultimo secondo. Finché un giorno ti sei svegliata con le ferite sulle palpebre e hai visto il vuoto. Ecco. Ho visto il vuoto. La disillusione è arrivata da un giorno all’altro. Totale. In effetti è stata un po’ entrambe le cose… si è insinuata passo dopo passo, indifferenza dopo indifferenza, compromesso dopo compromesso, magone dopo magone per poi arrivarmi addosso come una betoniera lenta. Mi sta ancora passando sopra, ci sono sotto solo con le gambe. Passerà. Mi metterò un pollice in bocca, soffierò forte e mi rigonfierò come nei cartoni animati. E sarò di nuovo libera di respirare. Toglierò i pezzettini di vetro con una pinzetta. Dagli occhi, dalle mani, dalla lingua, dall’ombelico, dalle mutande. Mi disinfetterò e metterò delle tenere bende. Mi curerò e imparerò ad amarmi anche in versione spezzata. Anche in versione buttata via. Anche in versione rifiutata. Anche in versione sfigata. 
















giovedì 15 settembre 2016

L’amore ai tempi di vozap

È un gioco che si sviluppa su più livelli.
Entri sulla conversazione per vedere l’ultima entrata
Lo becchi online
Ti domandi se è online con qualcuno o se anche lui come un imbecille sta guardando il tuo essere online e sta pensando la stessa cosa
Ti convinci che sicuramente è online con qualcun altro
Il prossimo round si chiama: chi molla per primo.
Molli tu e hai la consapevolezza di essere una figa e immediatamente dopo ti fai profondamente pena
Molla lui e ti senti abbandonata perché hai capito che era online con qualcun altro.
Molli tu e nel giro di un secondo ti arriva un suo messaggio e vivi un momento di esaltazione e gloria manco avessi vinto un oscar
Non molli e ti arriva un suo messaggio così lo visualizzi subito e lui ti sgama che eri lì che lo fissavi e vivi un momento di profondo disprezzo nei confronti di te stessa ripromettendoti di non fare mai più questo gioco.
Poi ti imbatti in un qualche test tipo “qual è la tua età cerebrale” e lo ignori in fretta, sapendo bene che la tua età cerebrale si è evidentemente fermata a 13 anni.
Bah


lunedì 12 settembre 2016

felicità sintetiche


È come metadone.
Stelle – Stalle in tempo zero.
Una bella giornata ti pompa di adrenalina. Poi infili una maglietta lavata con un detersivo di cui non ti ricordavi di ricordare così bene il profumo e cadi di nuovo al punto di partenza.
Cosa cazzo stiamo facendo a noi stessi?
Quando la questione si filtra e si purifica all’essenza di quello che è, mi domando incredula di nuovo e di nuovo e di nuovo – ma cosa cazzo stiamo facendo a noi stessi?
Poi l’essenza viene diluita. Si aggiungono i principi, l’orgoglio, la cazzutaggine, i denti stretti, le scomodità e mi sembra di essere in una stanza che lentamente si sta restringendo schiacciandomi dentro.
Poi
Arriva un messaggio
Una telefonata
Una foto
E di nuovo stelle
E poi
Di nuovo stalle

Bah. 

mercoledì 7 settembre 2016

buon appetito

Ho la bocca piena di vomito. Ogni mattina. Esclusa al 100 % la possibilità di essere stata ingravidata da chicchessia, il sintomo rimane ed è ancora più disgustoso vista la sua genesi. Credo di essere nauseata da me stessa. Certo, potrei trovare un milione di fattori intervenienti che mi rendono la vita nauseante. Faccio un lavoro che non mi piace e che non mi riesce nemmeno bene. Vivo in un posto che non mi piace, in una situazione malsana e ho continuamente l’ansia di dover cercarmi un altro posto, che probabilmente non mi piacerà, ma quanto meno sarò libera di girare nuda per casa, ubriacarmi da sola e piangermi addosso o sgrillettarmi in libertà sul pavimento della sala. La persona a cui avrei voluto legare la mia vita alla fine mi ha estromessa dalla sua relegandomi ad uno schermo del telefono. La migliore amica che avevo mi rende triste giudicando qualsiasi mio comportamento. Mia madre sta invecchiando sola e io non posso neanche aiutarla a fare la spesa. Mia zia sta morendo di tumore. Il mio cane ha perso l’uso delle zampe posteriori. Tutto questo e, volendo, tanto altro, mi rendono la vita pesante, per non dire merdosa. Ma in fondo al vaso di merda, trovo la mia faccia: sono io che non mi vado bene, sono io la persona con cui devo e non voglio convivere quotidianamente. E credo sia questo il motivo delle mie nausee mattutine. Mi guardo allo specchio e vedo una quasi trentenne con la faccia da ventenne e col cervello da tredicenne e con la voglia di vivere di un’ottantenne. L’unico istinto che ho è quello di andare in una foresta e perdermi per sempre.

venerdì 1 luglio 2016

lavorare.
Lavorare d’estate.
Lavorare d’estate dopo pranzo in perenne lotta contro il totalizzante bisogno di siesta
Lavorare d’estate dopo pranzo in perenne lotta contro il totalizzante bisogno di siesta e dopo una birra media
Lavorare d’estate dopo pranzo in perenne lotta contro il totalizzante bisogno di siesta e dopo una birra media dovendo affrontare un lavoro e una montagna di responsabilità completamente nuove e completamente da sola. Dovendo fare delle domande e rischiando di alitare birra e siesta in faccia agli anziani colleghi pieni di pregiudizi.

Ancora 4 ore.

mercoledì 22 giugno 2016

stay sunshine

Arriva poi quel momento. Il primo giorno d’estate 
e inizio a canticchiare le canzoni di pino daniele mentre prendo il sole nel parco della zona industriale di Verona. Per distrarmi faccio rigirare nella mente le scene dei film di Troisi per completare l’ambientazione da pino daniele. Chiudo gli occhi al sole e parte la malinconia, la sensazione di totale abbandono, l’ansia nella pancia come la definisce il mio ragazzo. La sensazione surreale che sanno trasmettere i mezzogiorni di calore.

Benvenuta estate.

martedì 3 maggio 2016

giovedì 21 aprile 2016

diceva: addio bocca di rosa, con te se ne parte la primavera

oggi la primavera arrivava. in tutta la sua splendida intensità e magnificenza travolgente. e sono così tanti anni ormai che non è più la stessa primavera che mi viene da vomitare a pensare a quello che la mia vita è diventata. a quello che (non) ne ho fatto.
e oggi rimangono goliardiche battute, domande senza più bisogno di risposte.
rido un sacco ma non sorrido praticamente più.
ma oggi non è il giorno dell'autocommiserazione. oggi è il giorno in cui esplode la primavera, anche se io non ne faccio più parte.  

mercoledì 30 marzo 2016

vertebre compresse

a me l'idea di essere al centro dell'attenzione fa letteralmente vomitare.
ho sempre odiato festeggiare il mio compleanno perché bisognava dare troppi bacini a tutti e in generale bisognava essere la festeggiata, mi faceva cagare. i concerti di pianoforte erano forse meglio perché anche se avevo tutti gli occhi puntati addosso era solo come dover ingoiare un grosso pezzo di merda, ma poi mi dimenticavo dell'esistenza degli umanoidi intorno.
l'egocentrismo quindi non mi appartiene, odio parlare in pubblico, odio anche solo esprimere il mio pensiero in un gruppo che superi 3 persone. amo però i colori sgargianti, ma credo che i colori sgargianti siano un'espressione della mia positività (peraltro molto ben nascosta su altri livelli) più che di un desiderio di essere notata.
non sono mai stata particolarmente competitiva, non sono mai stata particolarmente coinvolta nei giochi, non me n'è mai fregato un cazzo se ero più bassa, più pelosa, più piatta, più goffa della media. non me n'è mai fregato un cazzo se qualcuno prendeva voti più alti dei miei, non mi importava essere la prima in niente.
c'è solo una cosa.
e la sto scoprendo adesso. 
mi fa ancora più schifo di tutto quanto elencato sopra, l'idea di essere una seconda scelta, un ripiego. mangio senso di umiliazione ogni giorno, anche quando non ci penso e sento le vertebre che mi si schiacciano dal peso di questa cosa con cui mi autoflagello.
ma a quanto pare è inevitabile. sarò sempre la seconda scelta di qualcuno. 
c'è stato un tempo in cui ero la prima, ed è probabilmente una sensazione di fattanza che non ritornerà mai più, ma che avvelenerà il resto che verrà. paradossalmente me l'ero predetta da sola nel pathos infuocato dei 20 anni. mi sono incisa nella mente che tutto il resto sarà solo una discesa. 
pare che il mio processo di crescita non sia terminato. sto aspettando con un sacco di ansia il momento in cui potrò dire di essere grande. grande nel senso di serena.

nel mentre continuo ad avere un cuore che batte contro un muro. 
è che la mia storia insegna che è completamente sbagliato convincersi che di là del muro ci sia la salvezza. perché la salvezza è dentro di me e vorrei quanto meno essere la prima scelta di me stessa, poi il resto andrà affanculo da sé.



martedì 29 marzo 2016

girovago


In nessuna
parte
di terra
mi posso
accasare

A ogni
nuovo
clima
che incontro
mi trovo
languente
che
una volta
già gli ero stato
assuefatto

E me ne stacco sempre
straniero

Nascendo
tornato da epoche troppo
vissute

Godere un solo
minuto di vita
iniziale

Cerco un paese
innocente

Parafrasi (per chi come me, manda sempre e tutto in vacca):
In nessun
luogo
della terra
posso stabilirmi
e sentirmi a casa
In ogni
nuova
città
in cui mi trovo
mi sento
privo di forze e disadattato
mentre
una volta
mi ci abituavo
E me ne stacco sempre
come uno straniero
[Voglio] godere
il momento
della creazione, il principio del mondo
risalendo le epoche
della storia e del tempo,
che risultano fin troppo vissute [e dunque corrotte]
Cerco un luogo incorrotto, la purezza originaria


eh unga ne sa a blocchi.
è che una che incarna sia il girovago sia la foglia d'autunno sia il porcodio è veramente difficile. e poi le poesie non risolvono niente. ha ragione mio fratello a dire che sono un piccolo principe senza pisello, per quanto stia, ormai da anni, cercando di inchiodarmi con i piedi per terra, come un cristo sottoproletario, alla fine mi trovo sempre, anche nelle situazioni peggiori, a pensare a poesiette, quadretti, immaginare di vivere dentro un caleidoscopio. probabilmente sono nata per drogarmi di acidi e non avere tutti questi pensieri pratico-logistici. non ci sto dentro. non ci sto dentro e pretendo che tutti gli altri ci stiano dentro che tutti gli altri siano coerenti che tutti gli altri mi diano il coraggio di fare quello che vorrei fare. e invece tutti gli altri sono parzialmente fottuti come me e mi sembra quanto meno disonesto da parte mia pretendere da altri quello che io stessa non sono in grado di fare.
vabbè ma mi sa che sono una testa di minchia.
a volte sogno di essere dichiarata pazza ed essere rinchiusa in una stanza dalle pareti morbide con dentro solo i libri. nessuno che si aspetta niente da me, nessuno che crede in me, nessuno che mi chiede conto delle mie azioni, solo le persone che amo che siano felici della mia semplice esistenza e basta. sarebbe figo. ma se l'opzione di farmi dichiarare pazza non è poi così improbabile, l'ostacolo insormontabile mi diventa il fatto che hanno abolito i manicomi.
io invece ho proprio bisogno di sbattere la testa contro delle pareti morbide.