Tutti, o quasi, mi ridevano in faccia, domandandomi che cazzo di senso abbia andare a fare il ponte in un posto che posso raggiungere in un'ora di macchina, un posto, tra l'altro, da nonnetti, senza nessun tipo di attrazione, tranne quattro pini e qualche casupola.
giovedì 9 giugno 2022
occupazione russa everywhere
martedì 31 maggio 2022
Spalanchiamo le porte a nuovi sensi di colpa!
irresponsabile
incosciente
stupida
ti comporti come se fosse il settimo figlio
ti comporti come se non l'avessi sognato per anni
ti comporti come se non stessi aspettando un figlio
non c'è bisogno di fare la figa
La verità è che non ho mai sopportato le tipe che fanno della propria gravidanza il centro del mondo.
E' vero, spesso sono molto stanca, ma mi vergogno a fare i pisolini, perché sembra di essere una fannullona.
E' vero, faccio molta fatica a lavorare e passare ore in macchina, ma non smetto perché non posso permettermelo e non voglio pesare su chi mi sta intorno.
E' vero, spesso mangio meno di quello che dovrei e spesso mangio cose che non fanno bene, perché non ho tempo o energie per prepararmi i pasti.
E' vero, anch'io pensavo che quando sarei finalmente rimasta incinta, tutta la mia vita sarebbe stata concentrata sul cosino, ma non è andata così. La mia vita è stata oggetto di un rovesciamento completo, un po' per questo lieto evento, un po' per il cambio del lavoro, un po' per la mia vita privata andata affanculo, un po' perché sono rimasta di nuovo senza una casa. Se fossi rimasta incinta in una situazione leggermente più equilibrata, forse mi sarei concentrata un po' di più sulla maternità. Forse è perché sono sempre stata bene e il mio cosino non mi ha mai dato nessun fastidio, tranne succhiarmi le energie, quindi non ho mai avuto paura, paranoie o disturbi fisici e quindi lo cago meno anche per questo.
Non lo so.
E' inutile stare qua a giustificarmi.
Passo anche 14 ore fuori casa senza mai riposare, mangio di merda, nei primi mesi ho saltuariamente fumato e bevuto, non ascolto Mozart su base quotidiana, non faccio attività fisica, non passeggio, non mi massaggio il perineo, non uso creme anti smagliature, non sempre bevo sufficiente acqua, dormo poco e mi appoggio pure sui water nei bagni pubblici (ormai l'equilibrio si è fottuto) senza disinfettarli preventivamente.
Non è una cosa di cui mi vanto, so bene che è sbagliato, ma, purtroppo, non ho mai messo me stessa prima del resto e, per il momento, non riesco a capire che non si tratta più di me, ma del mio cosino tutto tondo e che facendo un torto a me stessa, sto facendo un torto a lui.
Non sono stata cresciuta per diventare una principessa e non so comportarmi come tale. Ho sempre pensato fosse una cosa positiva, ma ora penso che l'egoismo sia molto più sano di questo mio non voler mai dare fastidio e non voler chiedere aiuto.
Nel dubbio, ho fatto spazio per un altro scompartimento di mea culpa, adelante!
giovedì 26 maggio 2022
s-formazione
Sono nota per essere frivola, superficiale, rimbambita e stramba. E' una cosa che fa simpatia, ma non quando scavalli i 30 e stai per dare alla luce un bambino.
Conoscendomi bene, però, ho deciso che questa cosa della maternità non la potevo prendere sottogamba. Mi sono quindi iscritta a tre diversi corsi preparto, ancora quando il botolo era delle dimensioni di un dattero.
Il primo di questi corsi si tiene nel cortile della biblioteca ed è condotto da una rinomatissima ostetrica di Verona che collabora con il comune da decine di anni, lavora con la più rinomata boutique delle madri, dove ogni servizio pre e post natale costa come uno dei miei malandati reni e vanta un codazzo di mamme in fibrillazione.
Tutto idilliaco!
Sennonché...
La biblioteca si trova in una depressa località rurale veronese, nei pressi del mio grigio ufficio metalmeccanico.
Il cortile della biblioteca è popolato da una quantità abominevole di abominevoli zanzare e moscerini. C'è da dire che, da quando ho saputo dell'esistenza del botolo, ho azzerato qualsiasi agente chimico sulla mia pelle. Niente più smalti, oli essenziali, tinte, creme o pomate. Figurarsi se mi spalmo di Vape che già odiavo da sana (mi piace un sacco definirmi sana per indicare il periodo prima della gravidanza). Le lezioni, che si tengono al tramonto, sono quindi caratterizzate da una costante bestemmia interiore e da numerosi schiaffetti che le sensibili future mamme si danno su avambracci, colli e gambe inflaccidite.
La rinomatissima ostetrica si presenta con l'espressione della Signorina Rottermaier, brizzolata, severa, con una bocca piccola dagli angoli discendenti, piccoli denti aguzzi, piccoli occhi penetranti dietro una montatura rosso sangue. Si trascina dietro una bambola che tiene per un piede e che usa come pungiball, senza troppo curarsi della sensibilità delle future mamme.
Il corso viene condotto in dialetto e, pochi minuti dopo, la rinomatissima ostetrica dimostra una totale assenza di loquela. Ripete gli stessi concetti per almeno cinque volte, dando sfogo a sempre più alti virtuosismi di analfabetismo. Le frasi durano per dei momenti interminabili e sono popolate da intercalari e parassiti verbali sotto forma di muggiti e altre locuzioni di dubbia provenienza.
Vista la noia dell'esposizione, passo il tempo ad osservare i compagni: le mamme hanno tutte la stessa espressione di commossa preoccupazione. Alcune, ogni tanto, escono una lacrima a cazzo. Altre volte annuiscono per dimostrare che sono sul pezzo. Spesso, quando si parla del ruolo del padre, danno degli amorevoli scappellotti ai mariti, indicando l'ostetrica con il ditino come per dire "ascolta bene, asino!".
I concetti più scontati, come "non lasciare il bambino incustodito sul fasciatoio", scatenano una tempesta ormonale di massa.
Il gruppo delle sensibili future mamme si compone di signore autoctone che si trascinano dietro i propri mariti dalle espressioni assenti. Le mamme si dispongono sulle sedie, mentre i papà vengono accomodati per terra, su dei teli. L'immagine è straziante. Soprattutto, quando le mamme accarezzano le teste ai papà: viene da fondare un MeToo degli uomini. E' anche vero che i papà non sembrano molto a disagio in questa posizione; c'è anzi una sacra rassegnazione ed assenza di volontà che sfiora il buddismo. Se le mamme all'ultimo mese di gravidanza hanno tutti i diritti di essere brutte, gonfie e sudate, non capisco perché anche i padri si presentino in queste condizioni asessuate e sboldre. L'unica funzione vitale, oltre agli schiaffetti anti-zanzara, consiste nel grattarsi le piante dei piedi, evidentemente stanchi dopo una calda giornata.
Il tutto mi diverte un sacco, ma mi mette anche una grande tristezza.
Il posto, le persone, i discorsi, i gesti, le mimiche mi demoralizzano, mi devastano l'entusiasmo e mi fanno venire paura di essere o diventare così.
Non voglio essere così.
Non voglio arrivare al punto di essere affascinata da persone ignoranti.
Non voglio avere paura della mia ombra.
Non voglio fare della mia maternità una tragica missione.
Non voglio.
lunedì 23 maggio 2022
venerdì 20 maggio 2022
come tornare in una casa dove nessuno ti aspetta
C'è questa netta linea di demarcazione: il colore del cemento cambia al passaggio da una regione all'altra.
The child who is not embraced by the village will burn it down to feel its warmth
giovedì 19 maggio 2022
Ho voluto la mia solitudine
sono senza amore, mentre, barbaro
o miseramente borghese, il mondo è pieno,
pieno d'amore...
e sono qui solo come un animale
senza nome: da nulla consacrato,
non appartenente a nessuno,
libero di una libertà che mi ha massacrato.
ppp
martedì 17 maggio 2022
LB
venerdì 13 maggio 2022
emotional slackline
Io e il mio amico Paolone abbiamo coniato la nuova espressione EMOTIONAL SLACKLINE.
Quella roba dove continui a barcamenarti per non cadere, sbagli di un millimetro, cadi, ti fai del male o forse no, ma prendi comunque paura, poi ricominci, ricadi, ti fai del male, ti rialzi, ricadi, non ti fai del male, ma ti girano i coglioni per il fallimento, riesci a non cadere per un sacco di tempo, prendi coraggio, respiri... e cadi.mercoledì 11 maggio 2022
sta su, bella fiera!
E' passato un anno dal mio ultimo triste viaggio a casa.
Ho ancora in mente il momento in cui siamo salite da mia nonna per dirle che la sua bambina è morta.
Triste, ma anche molto bello. La condivisione del dolore riempie di forza, di senso di responsabilità: sapevo che non potevo crollare, sapevo che dovevo farle ridere, sapevo che anche solo la mia presenza era sufficiente per tenere insieme i pezzi.
Mi manca un sacco la sensazione di interezza che avverto quando sono a casa.
Sono andata via 20 anni fa e tutt'ora quella è la mia casa e tutt'ora penso che quello sia il mio posto e tutt'ora soffro per la lontananza, ogni giorno.
Nessuno dei miei sogni si è realizzato.
Nemmeno quello di trovare un meccanismo per riuscire a vivere un po' qua e un po' là, senza dover per forza rinunciare a una parte della mia esistenza.
Ora sono completamente bloccata.
Ora un estraneo può decidere se andrò o meno a casa, quando lo farò e per quanto tempo.
E' orribile.
Mi addormento tutte le sere, avvolgendomi attorno alla mia pancia e immaginandomi a casa. In una casa dove mi vogliono bene, dove mi aspettano, dove vado bene così come sono, dove non mi sento fuori luogo.
Chissà se riuscirò a reggere senza impazzire?
mercoledì 27 aprile 2022
high on hormones and chocolate.
La somiglianza tra la fame chimica e la gravidanza mi fa sentire su un terreno rassicurante e familiare.
Coltivo con allegria e disinvoltura il mio succoso strato lipidico.
D'altronde, è l'unica gioia carnale rimastami.
giovedì 21 gennaio 2021
lo schifo al cazzo
Non ricordo quasi nulla dell’anno scorso.
È così un po’ per tutti, immagino.
I tempi si sono dilatati e faccio una fatica bestiale a
collocare un evento: non ricordo mai se era l’anno scorso o due anni fa o se
magari non è mai successo.
Le uniche immagini sono quelle della scorsa estate, forse.
Una settimana di isolamento fiduciario, dove potevo
permettermi il lusso di aspettare il mio ragazzo a casa.
Avevo un branco di stambecchi impazziti nello stomaco dalla
felicità.
Sarà anche banale, mediocre, cliché, ma mi sbrodolavo all’idea
di aspettarlo a casa per pranzo. Preparare la moka per risparmiare tempo, limonarlo
pornograficamente prima che andasse via e beccarmi un suo ultimo sguardo
luminoso e complice, prima che infilasse tutto quel suo corpo enorme nella
macchina.
Mi viene schifo al cazzo al pensiero di quanto tempo ho
passato sognando queste cose… queste stronzate tipo aspettarlo a casa, tipo
avere una casa insieme, dove tutte le cose sono nostre, dove abbiamo pensato a
tutto noi, dove tutto respira la nostra aria, dove avrei voluto rifugiarmi e ignorare
i miei demoni. Mi viene schifo a pensare che tutto quello che per me era
bellissimo, per lui era una rottura di coglioni che andava a ledere il suo
approccio alla vita, dove non ci doveva essere spazio per queste sciocchezze. Non
si capisce bene perché, forse solo perché tutti avevano questa cosa e lui non
voleva assolutamente farne parte. Io invece non l’avevo mai avuta questa cosa
di avere una casa insieme, un posto sicuro dove aspettarlo, dove mi avrebbe
aspettato, dove potevo permettermi di essere libera.
e così, l’anno scorso mi ha regalato qualche giorno di finto
idillio.
Un micro viaggio a Trieste che ora non saprei se definire
bello o brutto. Bello e anche brutto. Ero già in ebollizione, avevo già il
cervello putrefatto dalla delusione, dalla stanchezza emotiva, stavo già
covando l’esplosione che sarebbe arrivata.
Una settimana di ferie, anche quella ormai avvelenata.
Eppure c’è stata, sembra passata una vita.
Eppure è l’ultima estate che abbiamo passato insieme.
Chissà come sarà la prossima.
Mi viene schifo al cazzo, quando penso che ci sarà un’estate
senza…
martedì 29 dicembre 2020
e per fortuna che non è un mese da 31 giorni
Questo stupido continuo contare.
Un mese senza vederci.
Strano no?
È tutto strano.
Quante risate risparmiate!
Quanti abbracci risparmiati!
Quanti momenti su quel divano scivoloso!
Quante declamazioni dell’Oltreuomo!
Quanti “dammi un bacino, dai”
Quanti “Mi alzi, ciccio?”
Sono ricchissima, io! Sto risparmiando un sacco.
Ho la colonna vertebrale schiacciata: chi è che mi alza,
adesso?
Ho la colonna vertebrale schiacciata da questo mondo, che
devo affrontare da sola.
L’ho voluto io, no?
“L’hai lasciato, che auguri ti aspettavi?”
L’ho voluto io.
Questo silenzio.
Questa nostalgia.
Questo “tanti auguri!!” che quasi non ti conosco.
Questo Natale del cazzo e le foto della grande neve che non mi
sono arrivate.
Fai la cacca e a nessuno interessa che faccia fai nel mentre...
Devastante.
venerdì 21 ottobre 2016
constatazione dei fatti.
venerdì 7 ottobre 2016
the fur.
martedì 27 settembre 2016
.i hate humans.
lunedì 26 settembre 2016
le 10 regole
- Non insultarmelo. Perché ti strappo gli occhi e te li infilo su per il culo
- Non dirmi che sicuramente troverò di meglio: non tutti gli umani sono progettati per cacciare sempre, una potrebbe anche decidere di fermarsi per qualche decennio e, soprattutto, al momento è impossibile pensare che ci sia qualcosa di meglio
- Non cercare di tirarmi fuori di casa per forza: passeremo una serata di merda dalle risate sforzate e coglioni per terra
- Non cercare di presentarmi altri uomini: ho la libido sotto terra
- Non cercare di coinvolgermi in attività ludiche prima a me sconosciute quanto sgradevoli: già ho i cazzi miei, se poi devo fare delle cose di cui non me ne frega una beata minchia solo perché “almeno ti distrai”, la coltellata in gola mi è assicurata
- Non consigliarmi di mangiare di più: so anch’io perfettamente che se non mi nutro muoio e se non lo sto facendo non è perché ci godo
- Non farmi i complimenti che non merito: già suonano falsi quelli detti sinceramente, figuriamoci quelli da life coach rottinculo
- Non convincerti che se sto da sola mi taglio le vene: è solo che preferisco dormire piuttosto di reggere la compagnia di chiunque
- Non. Assolutamente. Non. Dirmi.: “te l’avevo detto che sarebbe andata così!” : Vedi punto1
- Non ipotizzare chi dei due ci metterà di più a cuccare: Vedi punto 4.