Lo porto nel mio cuore.
mercoledì 5 febbraio 2025
lunedì 5 giugno 2023
05.06.2023
martedì 9 maggio 2023
09.05.2023
Ci tengo un sacco a questa cosa che io sono figa e posso
fare tutto da sola.
In effetti posso fare quasi tutto da sola, ma certe volte mi
domando che cazzo ho in testa.
Oggi ho deciso di andare a piedi fino a San Vito,
attraversando i vigneti. Vigneti infangati. Ruote del passeggino che si bloccano.
Io che cerco di liberarle dal fango con gli esili rametti di vite. Io che bestemmio.
La pioggia che inizia e io che non mi sono portata nulla per coprirti. Alla fine
ho dovuto farmi tre quarti di strada impennando su due ruote con te che dormivi
con testa e guance a penzoloni.
Certo, nulla di tragico. È che sono stanca morta e mi
sarebbe piaciuto che qualcuno mi aiutasse. Ma chiedere è pari a un piatto di
merda calda per me, quindi via: sputtano le poche energie a disposizione e porto
in giro la mia coroncina di corna cazzute.
Non è tanto questione di indipendenza, quanto di un minimo
di sale in zucca.
A me è sempre mancato, ma ora andiamo verso valori negativi.
Comunque, un’avventura al giorno per te. A fine giornata c’è
sempre qualcosa di tragicomico da ricordare.
Ah e volevo anche ricordare che esattamente un anno fa ti
sei mosso per la prima volta. O meglio è stata la prima volta che ti ho sentito.
O almeno credo fossi tu. Era ora che ti sentissi e mi dicevano che la sensazione
è simile alle bolle nella pancia, solo che io non riuscivo a capire la
differenza e non sapevo mai se sbrodolarmi emozionata o stringere l’ano per non
condividere i miei gas intestinali. Però ricordo bene che ero sdraiata al buio
e ho sentito come una farfalla nella pancia. Mi piace pensare che eri tu, anche
perché era la mia prima festa della mamma ed ero molto triste (non per la ricorrenza,
per carità) e tu mi hai fatto ciao ciao e subito non ero più triste.
Ecco.
Resta comunque il dubbio che fosse solo una scoreggia…
08.05.2023
Tu non sei come tutti i bambini.
È probabilmente la cosa che pensa ogni madre.
Che poi, io di altri bambini non so una mazza. Il mio istinto
materno esisteva in un mondo parallelo, in realtà non avevo idea di quello che
fosse un bambino.
Una cosa però è certa: se alla maggior parte dei bambini
piace la macchina e, addirittura, pare essere un infallibile metodo per
abbatterli, a te la macchina fa cagare.
Ieri ti ho portato a Garda a fare un giro con la grande V e
la piccola V e tu hai pianto come se ti stessero cavando la pelle per tutto il
viaggio di andata e di ritorno. Sudato, rigato di lacrime, bestemmiante… io che
già guido di merda, figurati come sto bene con un elemento di disturbo del
genere. Mi concentro per non guardarti mentre guido, giusto così per
scongiurare tipo un frontale, ma ogni volta arrivo a destinazione sfinita e
ogni volta mi prometto che non ti porterò più in giro in macchina e poi ogni
volta ci ripenso, perché non posso mica smettere di vivere solo perché tu ami
cagare il cazzo. Tra l’altro, ieri la mia fabiolina ha deciso di mollare la
batteria dopo nove anni di onorato servizio. Quindi, ricomponiamo il quadro: tu
– sudato, disperato, bestemmiante, io sudata, disperata, bestemmiante, che
andiamo in giro con aria di elementi socialmente pericolosi a supplicare se
qualcuno ci dà la carica per partire. Per fortuna, avere l’aria di madre
adolescente con un piccolo animaletto dai grandi occhi è di aiuto in certe
situazioni. Alla fine siamo riusciti a partire, ma non per questo mi hai risparmiato
le tue urla furibonde per tutto il viaggio.
In questo momento, sono in piedi che dondolo, con te impacchettato
nel marsupio. Ti sei appena addormentato. Speravo che dormissi nel letto, così
magari potevo farmi un micro pisolino anch’io, ma tu sei convinto di essere un
piccolo canguro e preferisci dormire nel marsupio, con il bonus della mia
schiena spezzata: d’altronde non c’è goduria per te se io non soffro.
Per finire la giornata, ieri è venuto quel pagliacetto di mio fratello a farti mille feste e, nonostante tu fossi bollito dopo il viaggio, hai riso un sacco lo stesso. Io adoro la tua risata. Mi si schiudono tutti i fiori dentro e sento un milione di campanellini e voglio esplodere e penso che non ci sia cosa più figa di avere un botolo come te.
Ho la schiena in frantumi però... come la vogliamo mettere con
questa cosa che appena provo a metterti giù, azioni l’inclinometro e cominci a
piangere?
domenica 7 maggio 2023
07.05.2023
Ho deciso di iniziare questo diario per te, ma soprattutto
per me. Perché ho la sensazione di essere invisibile, ho il terrore che domani
mi sveglierò e tu avrai vent’anni e tutti questi piccoli momenti belli, brutti,
difficili, disperati e tenerissimi verranno persi nell’oblio. Non so se ho una malattia
degenerativa o se è normale essere così smarriti. Mi dimentico tutto, dalle
cose vecchie alle cose nuove, non padroneggio più il linguaggio e quando parlo
sembro affetta da una qualche sindrome rincoglionente o forse, più
semplicemente, sembro un’analfabeta.
Non ho più il tempo per leggere.
Non più il tempo per pensare a cose belle, edificanti,
sviluppanti.
Tutti i miei pensieri si aggirano continuamente intorno alle
cose da fare, pulire, lavare, cambiare, riordinare, cucinare e, nelle pause,
litigo mentalmente con tuo padre.
Ho deciso quindi di iniziare questo diario e spero di avere
sufficiente costanza. Spero che tu inizi a dormire per più di trenta minuti
alla volta e spero di imparare a sbattermene del porcile in cui viviamo.
Ho scritto diari per anni, diari scritti in teneri
quadernetti, diari scritti in quaderni più adulti, diari scritti su un floppy
disk che ormai nessuno potrà rileggere, diari scritti sul web, diari scritti su
word e poi dimenticati nei meandri degli incasinati terabyte di hard disk che
non funzionano più.
Considerando che non voglio prendere la Sertralina che mi
hanno prescritto per calmare un po’ il sistema nervoso, che non voglio bere più
di un bicchiere di vino al giorno, perché ti starei ancora allattando e mi
sembra disonesto iniziarti all’alcolismo all’età di sette mesi, considerando
che i cannabinoidi sono diventati per me fonte di orribili paranoie e trip
bruttissimi (roba che con quattro tiri di spinello, inizio a svalvolare e
partire per spirali di infantili paure e insensate paranoie paralizzanti), mi è
venuto in mente che, da giovane, la scrittura era l’unica cosa che mi salvava
dalla solitudine, dalla sensazione di non esistere, dalle paure, malinconie,
tristezze. Nonostante abbia appurato da tempo di non avere talento nella
scrittura, nonostante abbia abbandonato da tempo il sogno di diventare
scrittrice, critica letteraria o traduttrice letteraria, nonostante il mio
vocabolario si sia ristretto per mancanza di stimoli, nonostante il mio senso
dell’umorismo e cinismo abbiano perso parecchio smalto, trovo ancora nella
scrittura uno dei modi migliori per tranquillizzarmi e tornare a me stessa.
Eccomi dunque mio piccolo botolo, ti uso come destinatario
non senziente delle mie righe.
La giornata è iniziata intorno alle 5. Tu dormivi accanto
con indosso questo pigiamino con gli alci che ti hanno passato le cuginette
francesi e che ti va già piccolo, ma viste le ristrettezze cerco di prolungare
la vita utile di ogni oggetto. Mi sono resa conto stanotte che era decisamente
ora di tagliarti le unghie dei piedi, perché mi hai graffiato la pancia tutta la
notte. Ti agiti come un forsennato mentre dormi. O meglio, passi da momenti in
cui agiti gambe, braccia e testa a momenti in cui ti adagi e dormi come un
piccolo animaletto guanciuto.
Ecco che ti sei svegliato…
Finisco per il momento.
lunedì 17 aprile 2023
17.04.2023
Vorrei avere uno
scrigno per poterci infilare ogni momento.
Il piedino che mi
sta in una mano.
Questi enormi
occhi lucenti da piccolo gufo.
Il monociglio da
Elio.
La testa che sembra un kiwi.
Ci vorrei infilare
l’odore di nanne nel collo.
La manina che mi
tiene il dito.
La voracia.
Lo stupore che mi
fionda addosso all’idea che io, mezza scassata come sono, riesco pure a
generare il suo nutrimento.
Vorrei infilare
in uno scrigno la cosmica tenerezza che mi riempie all’idea che gli basto io, che riesco a risolvere ogni suo problema.
Vorrei conservare
per sempre la sensazione di cristallina purezza, dove non ci siamo ancora fatti
del male, dove io non ho ancora fatto in tempo a sbagliare nulla, dove lui non
è ancora riuscito a ferirmi con l’egoismo tipico dei figli. Lui è l’unico a non
rimproverarmi nulla ed è l’unico a cui non ho nulla da rimproverare.
Io sono la sua
casa e lui è la mia e questa cosa ovviamente e giustamente finirà, ma io vorrei
ricordarmi esattamente questi mesi.
Vorrei non
dimenticare la sensazione di perfetta felicità, quando mi si addormenta in
braccio. E non voglio altro. Non sento la fame, i 9 mesi di insonnia, non penso
alla devastazione della mia vita personale, professionale, sociale. Nulla. Solo
io e il mio botolo stupendo. Tondo, caldo, soffice e luminoso come una palla di
luce.
Vorrei fermare il
tempo e restare così, insonne, stanca, con la stessa felpa da settimane, con il
latte che mi gocciola, la pancia che sembro ancora all’ottavo mese di
gravidanza, i capelli da strega, il colore di un cadavere decomposto e un senso
di completa isolazione dal mondo.
Vorrei passare la
vita a leggere filastroche e guardare questo qua che ride quando faccio le
voci. Vorrei passare la vita a fargli i massaggini e sfiorare con le punta delle
dita le sue minuscole ditina, mordicchiare i rotolini e sentire i suoi
gridolini da pagliaccio.
Forse sono nata
per essere madre. Peccato averlo scoperto solo ora e solo così.
domenica 24 luglio 2022
nuovi stili d’insonnia
Chissà se mi pensi almeno una su diecimila volte in cui ti penso io.
Chissà se le mie notti insonni di ippopotamo accaldato si incrociano con le tue serate di barbarica baldanza.
Chissà se in un universo parallelo ce l’abbiamo fatta a non sputtanare tutto.
Mi cullo immaginando come sarebbe se in tutto quello che mi sta succedendo ci fossi tu. Mi cullo immaginando come mi avresti dato i bacini sul pancione e come saresti stato in agguato con la mano per sentire gli arroganti calci del cosino che porto dentro. Mi immagino i tuoi sguardi apprensivi, le bestemmie per montare il lettino e mille altre piccole cose che so esattamente sarebbero potute succedere.
Spero davvero che in un universo parallelo stia accadendo…
Perché mi sembra un peccato mortale questa cosa che alle 5 del mattino, vedo la scritta online sotto il tuo nome e non ho il diritto di dirti che ti guardo, che buonanotte ciccio, che mi manchi un sacco, che ho caldo, ho paura e avrei bisogno di sentire la tua voce per ritrovare un po’ di coraggio.
lunedì 27 giugno 2022
68
Oggi è il giorno in cui mia mamma soleva preparare una grande torta con fragole fresche.
Era il giorno in cui si chiamava la Bulgaria e ci mettevamo ad urlare tutti insieme, senza ascoltarci, senza sentirci, ridendo di noi stessi, e brindando con vino freddo.
La più squillante delle ragazze, la più irriverente del clan, oggi avrebbe compiuto 68 anni e avrebbe risposto al telefono tossendo e battendo le traduzioni con una mano sul suo scassato computer. Avrebbe spietatamente stroncato tutti i nostri auguri, invitandoci ad infilarli nei rispettivi ani e di darle finalmente dei nipoti, invece di cazzeggiare.
Dove sei adesso che dovresti rompermi le palle da mattina a sera, agitandoti come un gabbiano affamato per ogni minchiata riguardante il bambino? Ti sembra giusto non esserci? Ti sembra giusto lasciarci soli? Chi ci sdrammatizza? Chi ci interrompe gracchiando? Chi ci insulta? Come faccio io a moltiplicarmi, se tu non sei lì a spiegarmela? Passano i mesi, gli anni, eppure io non riesco ancora a capire perché si debbano perdere le persone che servono per acquisirne di inutili.
Vuoto.
Mi manca la casa.
Mi manca l'odore delle lunghe tende beige, dietro le quali mi piaceva nascondermi da piccola e immaginare di essere invisibile, mentre la casa si riempiva di voci di donne.
Mi manca vedere la casa dal basso, con sguardo di bambina, dove tutte le persone che amo erano vive, giovani e forti.
Sembra di essere una gallina spennata.
Senza forze.
Mi mancano le persone che sapevano darmi forza.
Non voglio diventare grande.
martedì 21 giugno 2022
La Tradisiòn
Correva l'anno 2016, 31 dicembre.
Il giorno dopo partivo per la Georgia.
Avevamo bidonato tutti gli inviti per festeggiare il capodanno e ci aggiravamo per Verona con un'aria di completa estraneità al generalizzato spirito capodannesco.
In piazza Bra c'era Jerry Calà e io ero infinitamente orgogliosa del fatto che non ce ne fregasse un cazzo di feste, che ci bastavamo, che non serviva niente per essere felici.
Siamo passati in questo baretto dove andavamo spesso, quando eravamo a Verona. Ci siamo fatti un paio di grandi spritz e avevo la netta sensazione di essere completamente isolata dai rumori, dalle risate, dal freddo. Bolla. Bello.
Torno di nuovo in questo baretto, si chiama la Tradisiòn. Mi fa ridere. Io, che ho sempre sognato di creare delle tradizioni, io che ne ho sempre avuto un disperato bisogno, io che poi arrivo ad oggi che sembro una tillandsia senza radici, senza un punto fermo. Entro. Mi appoggio. Apro il libro. Guardo esattamente quel tavolino e penso che, questa volta, ci porto un altro ragazzo, il ragazzo che ho nella pancia, anche lui nella sua bolla, anche noi isolati dal resto del mondo. Solo noi e un libro e questa perenne sensazione di vivere dietro un vetro.
Il bar è molto bello, lo consiglio sempre a chi è in centro e vorrebbe piazzarsi in un limbo tra il locale fighetta e la delocalizzazione cinese.
La barista è molto bella. Le ho chiesto un succo al pomodoro con tabasco rinforzato per mimetizzare l'assenza di vodka e mi sono guadagnata una giornata di gastrite acuta e defecazione infuocata. Mio figlio danzava sulle braci. Faceva caldo e io continuavo a vivere con questa sottilissima nostalgia luminosa.
Scrivimi, quando arrivi.
giovedì 9 giugno 2022
occupazione russa everywhere
Tutti, o quasi, mi ridevano in faccia, domandandomi che cazzo di senso abbia andare a fare il ponte in un posto che posso raggiungere in un'ora di macchina, un posto, tra l'altro, da nonnetti, senza nessun tipo di attrazione, tranne quattro pini e qualche casupola.
lunedì 6 giugno 2022
Ferrara di Monte Baldo
martedì 31 maggio 2022
Spalanchiamo le porte a nuovi sensi di colpa!
irresponsabile
incosciente
stupida
ti comporti come se fosse il settimo figlio
ti comporti come se non l'avessi sognato per anni
ti comporti come se non stessi aspettando un figlio
non c'è bisogno di fare la figa
La verità è che non ho mai sopportato le tipe che fanno della propria gravidanza il centro del mondo.
E' vero, spesso sono molto stanca, ma mi vergogno a fare i pisolini, perché sembra di essere una fannullona.
E' vero, faccio molta fatica a lavorare e passare ore in macchina, ma non smetto perché non posso permettermelo e non voglio pesare su chi mi sta intorno.
E' vero, spesso mangio meno di quello che dovrei e spesso mangio cose che non fanno bene, perché non ho tempo o energie per prepararmi i pasti.
E' vero, anch'io pensavo che quando sarei finalmente rimasta incinta, tutta la mia vita sarebbe stata concentrata sul cosino, ma non è andata così. La mia vita è stata oggetto di un rovesciamento completo, un po' per questo lieto evento, un po' per il cambio del lavoro, un po' per la mia vita privata andata affanculo, un po' perché sono rimasta di nuovo senza una casa. Se fossi rimasta incinta in una situazione leggermente più equilibrata, forse mi sarei concentrata un po' di più sulla maternità. Forse è perché sono sempre stata bene e il mio cosino non mi ha mai dato nessun fastidio, tranne succhiarmi le energie, quindi non ho mai avuto paura, paranoie o disturbi fisici e quindi lo cago meno anche per questo.
Non lo so.
E' inutile stare qua a giustificarmi.
Passo anche 14 ore fuori casa senza mai riposare, mangio di merda, nei primi mesi ho saltuariamente fumato e bevuto, non ascolto Mozart su base quotidiana, non faccio attività fisica, non passeggio, non mi massaggio il perineo, non uso creme anti smagliature, non sempre bevo sufficiente acqua, dormo poco e mi appoggio pure sui water nei bagni pubblici (ormai l'equilibrio si è fottuto) senza disinfettarli preventivamente.
Non è una cosa di cui mi vanto, so bene che è sbagliato, ma, purtroppo, non ho mai messo me stessa prima del resto e, per il momento, non riesco a capire che non si tratta più di me, ma del mio cosino tutto tondo e che facendo un torto a me stessa, sto facendo un torto a lui.
Non sono stata cresciuta per diventare una principessa e non so comportarmi come tale. Ho sempre pensato fosse una cosa positiva, ma ora penso che l'egoismo sia molto più sano di questo mio non voler mai dare fastidio e non voler chiedere aiuto.
Nel dubbio, ho fatto spazio per un altro scompartimento di mea culpa, adelante!
giovedì 26 maggio 2022
s-formazione
Sono nota per essere frivola, superficiale, rimbambita e stramba. E' una cosa che fa simpatia, ma non quando scavalli i 30 e stai per dare alla luce un bambino.
Conoscendomi bene, però, ho deciso che questa cosa della maternità non la potevo prendere sottogamba. Mi sono quindi iscritta a tre diversi corsi preparto, ancora quando il botolo era delle dimensioni di un dattero.
Il primo di questi corsi si tiene nel cortile della biblioteca ed è condotto da una rinomatissima ostetrica di Verona che collabora con il comune da decine di anni, lavora con la più rinomata boutique delle madri, dove ogni servizio pre e post natale costa come uno dei miei malandati reni e vanta un codazzo di mamme in fibrillazione.
Tutto idilliaco!
Sennonché...
La biblioteca si trova in una depressa località rurale veronese, nei pressi del mio grigio ufficio metalmeccanico.
Il cortile della biblioteca è popolato da una quantità abominevole di abominevoli zanzare e moscerini. C'è da dire che, da quando ho saputo dell'esistenza del botolo, ho azzerato qualsiasi agente chimico sulla mia pelle. Niente più smalti, oli essenziali, tinte, creme o pomate. Figurarsi se mi spalmo di Vape che già odiavo da sana (mi piace un sacco definirmi sana per indicare il periodo prima della gravidanza). Le lezioni, che si tengono al tramonto, sono quindi caratterizzate da una costante bestemmia interiore e da numerosi schiaffetti che le sensibili future mamme si danno su avambracci, colli e gambe inflaccidite.
La rinomatissima ostetrica si presenta con l'espressione della Signorina Rottermaier, brizzolata, severa, con una bocca piccola dagli angoli discendenti, piccoli denti aguzzi, piccoli occhi penetranti dietro una montatura rosso sangue. Si trascina dietro una bambola che tiene per un piede e che usa come pungiball, senza troppo curarsi della sensibilità delle future mamme.
Il corso viene condotto in dialetto e, pochi minuti dopo, la rinomatissima ostetrica dimostra una totale assenza di loquela. Ripete gli stessi concetti per almeno cinque volte, dando sfogo a sempre più alti virtuosismi di analfabetismo. Le frasi durano per dei momenti interminabili e sono popolate da intercalari e parassiti verbali sotto forma di muggiti e altre locuzioni di dubbia provenienza.
Vista la noia dell'esposizione, passo il tempo ad osservare i compagni: le mamme hanno tutte la stessa espressione di commossa preoccupazione. Alcune, ogni tanto, escono una lacrima a cazzo. Altre volte annuiscono per dimostrare che sono sul pezzo. Spesso, quando si parla del ruolo del padre, danno degli amorevoli scappellotti ai mariti, indicando l'ostetrica con il ditino come per dire "ascolta bene, asino!".
I concetti più scontati, come "non lasciare il bambino incustodito sul fasciatoio", scatenano una tempesta ormonale di massa.
Il gruppo delle sensibili future mamme si compone di signore autoctone che si trascinano dietro i propri mariti dalle espressioni assenti. Le mamme si dispongono sulle sedie, mentre i papà vengono accomodati per terra, su dei teli. L'immagine è straziante. Soprattutto, quando le mamme accarezzano le teste ai papà: viene da fondare un MeToo degli uomini. E' anche vero che i papà non sembrano molto a disagio in questa posizione; c'è anzi una sacra rassegnazione ed assenza di volontà che sfiora il buddismo. Se le mamme all'ultimo mese di gravidanza hanno tutti i diritti di essere brutte, gonfie e sudate, non capisco perché anche i padri si presentino in queste condizioni asessuate e sboldre. L'unica funzione vitale, oltre agli schiaffetti anti-zanzara, consiste nel grattarsi le piante dei piedi, evidentemente stanchi dopo una calda giornata.
Il tutto mi diverte un sacco, ma mi mette anche una grande tristezza.
Il posto, le persone, i discorsi, i gesti, le mimiche mi demoralizzano, mi devastano l'entusiasmo e mi fanno venire paura di essere o diventare così.
Non voglio essere così.
Non voglio arrivare al punto di essere affascinata da persone ignoranti.
Non voglio avere paura della mia ombra.
Non voglio fare della mia maternità una tragica missione.
Non voglio.
lunedì 23 maggio 2022
sabato 21 maggio 2022
disparità di trattamento
E' ancora troppo presto per capire cosa può essermi successo.
Ci penso raramente, ma credo che tutto questo sia potuto succedere perché, per una volta, dopo tanti anni, ho avuto di fronte una persona motivata. E' ridicolo, quanto sia importante, anche per una cinica troia come me, vedere dall'altra parte una persona che ti stimola, che non deve essere trascinata, pregata, supplicata, minacciata per prendere decisioni che dovrebbero essere belle e piene di speranze.
Era bello avere accanto qualcuno che proponeva per primo, prendeva l'iniziativa, ci teneva, si sbatteva.
Io ero stremata dalla sensazione di "prima faccio la legna e poi, se ho tempo, mi cago la nostra vita insieme". E quindi mi sono lasciata guidare. Per la prima volta nella vita da adulta, sono stata presa per mano e accompagnata, aiutata, accudita. Per la prima volta, mi sono resa conto che non era una cosa brutta o vergognosa, voler avere una vita e non essere perennemente sospesa tra tre differenti realtà. Per la prima volta, ero io la priorità e dopo arrivava il resto.
Era una sensazione bellissima. Mi sembrava di avere finalmente ossigeno, di essere finalmente capita, di essere finalmente amata totalmente, non part-time. Mi sembrava di essere voluta, sembrava che qualcuno, per la prima volta, volesse ridarmi la sensazione di casa, di avere un posto al mondo. Finalmente non ero sempre sola, non dovevo pensare a tutto io, sia per me che per due. Finalmente, avevo un vero e solido appoggio. Non dovevo più chiedere, dovevo solo rilassarmi e camminare, accogliere i cambiamenti di cui avevo un disperato bisogno, fare progetti di cui avevo un disperato bisogno, smettere di vergognarmi di voler fare progetti, smettere di sentirmi mediocre perché volevo una famiglia.
Era l'esatto contrario di quello che avevo vissuto nei precedenti otto anni.
Ed era quello di cui avevo bisogno in quel momento. Avevo bisogno dell'esatto contrario.
Poteva andare male, poteva andare bene, di certo non avrei pensato che sarebbe andata così...
Ma se non mi fossi lanciata, probabilmente mi sarei suicidata o forse sarei finita in una fitta depressione a sfondo alcolico, forse sarei tornata indietro per scoprire che non poteva cambiare nulla, forse sarei tornata da mia madre.
E' troppo presto per capire se ho fatto bene o male e sicuramente nulla è andato secondo i miei piani e desideri. Purtroppo, la buona volontà non basta: serve anche l'amore. Così come, l'amore non basta: serve anche della buona volontà. Evidentemente non si possono avere entrambe le cose, ma almeno so di averle provate entrambe.
Ora ho davanti una nuova equazione e, per quanto "questa cosa (che sarebbe mio figlio) ci allontana ulteriormente", non mi pento di aver sputtanato e incasinato tutta la mia esistenza in questo modo, di essermi legata mani e piedi, di essere diventata ostaggio di un uomo, di una vita che non avrei voluto. Me la farò andare bene, me la reinventerò un'altra volta, diventerò grande e forte ora, che ho capito che non esiste uomo al mondo che sia in grado di capirmi. Chissà... magari il mio botolo
venerdì 20 maggio 2022
come tornare in una casa dove nessuno ti aspetta
C'è questa netta linea di demarcazione: il colore del cemento cambia al passaggio da una regione all'altra.
The child who is not embraced by the village will burn it down to feel its warmth
giovedì 19 maggio 2022
Ho voluto la mia solitudine
sono senza amore, mentre, barbaro
o miseramente borghese, il mondo è pieno,
pieno d'amore...
e sono qui solo come un animale
senza nome: da nulla consacrato,
non appartenente a nessuno,
libero di una libertà che mi ha massacrato.
ppp
martedì 17 maggio 2022
LB
lunedì 16 maggio 2022
Il sale della vita
Si ride. Le risate salvano la mia famiglia da tempo immemore. Mi piace pensare che, anche i miei antenati si sganasciavano in Persia. Ridiamo in faccia alla morte, alle guerre, alla fame, alla nostalgia, alle assenze. Grasse, liberatorie, ciniche, taglienti risate. Ci amiamo insultandoci e prendendoci in giro. Non tutti lo capiscono. Ferisco un sacco di persone con la mia strana maniera di amarle. Non so esprimere l’affetto, se non attraverso gli insulti. Mi sento amata, quando presa per il culo e mi sento a disagio, quando mi si elogia. Siamo sempre stati parchi con la verbalizzazione. Sembra quasi di aver paura di dire “darei tutto per te”, sembra che qualcosa possa rompersi, se lo si dice. E le poche volte che si dicono cose belle, queste risultano scarne e gravi. Lo si fa solo in occasioni tragiche. Siamo una tribù di coriacei, le robe da froci non ci appartengono, eppure siamo mille volte più froci, fragili, vulnerabili e sanguinanti di quelli che sanno ammettere le proprie debolezze e i propri amori. Preferisco un morso ad un bacio. Preferisco un abbraccio al limite della frattura di costole, ad un ti amo. È sbagliato. Non deve essere così, non ne vado orgogliosa. Traggo la gente in inganno. Pensano che io non abbia bisogno di protezione, affetto e cura. Respingo l’affetto e poi ne ho un bisogno atroce. Ci vorrebbe un Nobel in strizzatura cerebrale per sciogliere i miei nodi. O forse mi sembra solo di essere complicata. Probabilmente sono semplicemente una ragazzina mediocre con dei traumi mediocri e con limitate risorse emotive per guarirli.
La mia tribù mi manca da strapparmi la carne e non sono capace di dirlo. Sono solo capace di dire “ma perché non ti anneghi nel cesso, perdio?”Morirò senza aver detto quanto ho amato. E ho questa paura enorme di essere l’ultima a morire. La sento come una maledizione. Gesoo mi punirà per le mie spine e mi costringerà a perdere tutti, prima di chiamarmi a sé.
Il sale della vita, eh?
venerdì 13 maggio 2022
emotional slackline
Io e il mio amico Paolone abbiamo coniato la nuova espressione EMOTIONAL SLACKLINE.
Quella roba dove continui a barcamenarti per non cadere, sbagli di un millimetro, cadi, ti fai del male o forse no, ma prendi comunque paura, poi ricominci, ricadi, ti fai del male, ti rialzi, ricadi, non ti fai del male, ma ti girano i coglioni per il fallimento, riesci a non cadere per un sacco di tempo, prendi coraggio, respiri... e cadi.
