martedì 26 aprile 2022

tutte le notti

 a volte la nostalgia mi assale come un animale affamato e mi divora gli organi. 

sono sempre stata emotivamente instabile, figurarsi ora. 
c'era chi diceva "mi commuovo anche a guardare un panino ormai" e io, con occhi a cuore che nascondevo pazientemente, pensavo: "vecchio rammollito".
Ora anch'io mi commuovo a guardare anche un panino, un po' perché ho sempre fame, un po' perché mi basta pensare a pane-speck-formaggio e ad uno spolverino verde shock per volermi sdraiare sull'asfalto e rotolarmi nella polvere bagnata, ululando di straziante tristezza.
Ecco. 
Ci si riduce così ad agire col cervello, ad avere la presunzione di poter impostare la propria vita su basi razionali. Bisogna metterselo bene in testa, per il resto dei miei giorni. 
Ci si riduce a cantare stupide ballate d'amore in macchina, a squarciagola, con voce spezzata, che ti sognooo tutte le nottiiii... sentendomi completamente stupida e sola. Sola con il mio bambino che, poverino, deve essere spaventato a morte da questo turbinio psicosomatico che si sta scatenando nel mio essere.
D'altra parte, mi sono già messa via tutti i miei futuri e correnti fallimenti genitoriali: ho tutte le carte in regola per fare il pieno di errori più o meno fatali, come ad esempio non potergli assicurare un minimo di famiglia che si possa chiamare tale. 
Alla fine comincia a bollirmi il cervello e butto tutto in vacca convincendomi, a spese di sanguinose ferite personali, che l'amore possa essere sufficiente per sopperire a tutto il resto delle cose che non potrò dargli. 

martedì 5 aprile 2022

non si aspetta chi non può tornare

 “E per addormentarmi penso che ti scriverei che non sapevo che il tempo non aspetta, davvero non lo sapevo, non si pensa mai che il tempo è fatto di gocce, e basta una goccia in più perché il liquido si sparga a terra e si allarghi a macchia e si perda. E ti direi che amo, che amo ancora, anche se i sensi sembrano stanchi, perché lo sono, e quel tempo che era così rapido e impaziente, ora è lunghissimo da passare in certe ore del pomeriggio, soprattutto sul fare dell’inverno, quando se ne va l’equinozio e la sera cala a tradimento e le luci che non aspettavi si accendono nel villaggio. (…) E ti direi di altri fiumi che abbiamo guardato insieme pensando che essi scorressero soli, senza accorgerci che noi scorrevamo con loro. E ti direi che ti aspetto, anche se non si aspetta chi non può tornare, e per tornare ad essere ciò che fu dovrebbe essere ciò che fu, e questo è impossibile”.

martedì 8 marzo 2022

08.03.2022

c'è dignità nel vittimismo?

vediamo di trovarne.
Ho la testa alta, alta, alta più alta di tutti gli alberi. 
Ho la testa alta di una ragazza che diventerà madre.
Ho la testa alta di una figlia disgraziata.
Ho la testa alta di chi apre il cuore per farci sputare dentro.
Sento i denti scricchiolare a forza di stringere.
Sento la bocca scomparire a forza di tenderla.
Sento gli occhi bruciare.
Sento la testa scoppiare.

Fa bene essere maltrattati da chi ami.
Toglie la paura e aggiunge cazzutaggine.

Sono più forte di tutti.
Ho la testa alta e quattro coglioni. 

giovedì 2 settembre 2021

invecchiare

 Invecchiare è anche guardare la figlia m di un’amica, mentre limona il morosino davanti alla fontana e, sorseggiando il vino, chiedersi insieme a sua madre chi dei due spezzerà il cuore dell’altro.

E vorrei tornare indietro nel tempo, per abbracciare la ragazza che ero. Dirle che fa bene farsi spezzare il cuore a sedici anni: ti rende una persona migliore conoscere il dolore straziante di un abbandono o tradimento a quell’età. Ti rende più sensibile, ti permette di pensarci un attimo prima di spezzare il cuore al prossimo o, quanto meno, te ne rende cosciente. Se non hai mai provato questo dolore, è probabile che tu ti prenda gioco di altre persone, senza nemmeno goderne.

Quanto vorrei abbracciare la m di allora. Dirle che la vita è lunga eterna e avrà le sue rivincite e nuovi dolori e altri amori, altre guerre, che tradirà anche lei, che farà del male e che gliene sarà fatto ancora e ne proverà di peggiori e si ricrederà sulla vita, sugli amori, sugli amici, sulla musica, i drink, i locali. E che è giusto, assolutamente giusto spaccarsi la faccia ora. Sbagliare, perdere e vincere. 

Questo deve essere diventare vecchi. Ed è bello cazzo

sabato 31 luglio 2021

V-day

 

Finalmente, dopo lunghe analisi da talk show, la novantaduenne matriarca ha deciso di inocularsi.

Indossate mutande e canottiera buone.

Ravviati quei capelli color melanzana punk.

La si adagia, come una statuetta di sottilissima porcellana, nella nove-giaris.

-          Hai paura?

-          Niente fa più paura di perdere una figlia

E non c’è pathos, non c’è vittimismo, non c’è neanche rabbia.

C’è solo una limpida consapevolezza straziante.

La matriarca novantaduenne è saggia.

Lei lo sa che l’unica paura degna di esistere, è quella di perdere le persone.

Tutto il resto si aggiusta, si ricostruisce, si cicatrizza, si sconfigge, si ignora.

martedì 13 luglio 2021

luoghi da esplorare.

 


Giappone.

Dobbiamo aspettare che io prenda un passaporto.

Intanto metto via i denari.

Misha mi ha regalato un salvadanaio a forma di fungo con chiusura a coccinella. Produzione rumena.

In tre anni ho messo via 170 euro: è stato più facile prendere il passaporto sotto Salvinie.

Portogallo.

Dobbiamo proprio andarci, prova a guardare i biglietti. Ma quando hai le ferie? Non si può chiedere. Vediamo un last minute?

Berlino.

È un posto che hai sempre pensato di voler visitare.

Iran.

Andiamo a vedere dove sono nati i miei bisnonni.

Israele.

Ti sarebbe piaciuto, ma per come si comportano ora, pensare di rimpinguare le loro casse, fa girare i coglioni.

Istanbul.

Facciamo le vacanze invernali dove non fa troppo freddo. Ombrello di Pedrollo sbrindellato in otto secondi. Andiamo a bere una cosa a Capodanno? Ma le lire turche? Un chay alle mele al Guesthouse scalda comunque il cuore. Chaotic, but beautiful.

Cappadocia.

Belli i film che scelgo io.

Sarebbe da andare in Sardegna, né? Nell’entroterra.

Ma tanto, ovunque andiamo, si scatena la bufera di neve o almeno scoppia una bomba o fanno un attentato.

Ci sono ancora mille posti dove vogliamo andare, sei sicura di volere dei figli?

Con noi era bello anche Il Marinaio.

Anche il Dolo.

Anche Puccio Enza.

Anche Il Cavallino.

Anche l’Autogrill.

Anche il kebabbaro.

Con noi era bella anche San Bonifacio.

Siamo invece andati affanculo.

È comunque un posto da esplorare.

E diventa un posto bello anche la Snai senza di noi.


"adesso Joshua capiva perché a Ma-mee era piaciuto tanto quel viaggio: nella luce del tramonto, nel vento forte, l'erba di palude tremava e frustava l'aria, girandosi da una parte all'altra per catturare la luce, passando dal verde al dorato, al rosa, al colore del grano. La vegetazione fremeva piegandosi alla carezza dell'aria che dal golfo soffiava fino al lago, attraversando la stretta lingua di sabbia, erba e pini; tutto scintillava e risplendeva come il viso di Laila, gli occhi di Ma-mee, o un piccolo pitbull tarchiato dalle gambe storte mentre balza in aria - una bellezza del tutto gratuita, qualcosa che chiede di essere adorato solo per il fatto di esistere."

Jesmyn Ward

La linea del sangue

lunedì 5 luglio 2021

sorella.

 

La sensazione di impotenza uccide.

Avevo questa certezza.

Una certezza che da sempre viene ripetuta e consolidata verbalmente nella narrazione dinastica.

Lei è forte. Lei è l’unica sana di mente. Lei è razionale. Lei sa gestire qualsiasi situazione. Lei è della Bilancia, lei soppesa. Eppure lei, la più forte emotivamente, quella che non perde un colpo e non prende mai nulla troppo a cuore, proprio lei, banalmente, è la più devastata da questa perdita.

Nessuno di noi, con tutta la buona volontà, riuscirà a colmare il vuoto. Nessuno riuscirà ad alleggerire il dolore della perdita di una mamma così figa. Lei si fissa con delle cose sciocche. Ripete, ripete e ripete la stessa cosa centinaia di volte. Si sveglia tremando e non sapendo dove si trova, si sente in colpa con le figlie che non riesce a cagare, esplode di rabbia e lacrime per un oggetto spostato. L’idea di comprare un biglietto aereo, un gesto quasi quotidiano, per lei diventa un’azione inaffrontabile. Non riesce a riconnettersi con la realtà, con la sua routine. E io non posso fare niente. Posso chiamarla, raccontarle i cazzi miei, posso distrarla, farla ridere, posso anche volare da lei, baciarle le mani e le palpebre, cullarla fino a farla addormentare, ma non sarò mai la sua mamma. Continuo a pensare che, forse, non bisogna costruire rapporti troppo profondi con nessuno. Bisogna costruirsi una bolla di vetro, dove le cose non penetrano, dove i sentimenti non sono troppo forti, dove la mamma non sa di che colore era lo stronzo che hai prodotto oggi, non sa chi sono i tuoi colleghi, non sa se tuo marito sa farti venire, non conosce ogni millimetro di sviluppo delle tue bambine, non sa cosa hai mangiato oggi e non sceglie insieme a te il vestito da mettere alla riunione di domani. Una mamma che non ti invade, irritandoti, con i suoi infiniti consigli sulla sistemazione di mobili, il colore delle tende, le scelte educative delle bambine, la macchina da comprare. Serve una mamma che stia bene o che muoia ad un certo punto, senza però lasciarti paralizzata in un mondo che perde il suo colore più vivace. Ira era così. Era presente ovunque, in gesti quotidiani, nelle scelte grosse, nelle scelte piccole, nelle paranoie, ipocondrie, litigi, risate. Risate. Ci ha regalato troppe risate per pensare di togliercele così di botto. Ci ha regalato troppo del suo odore per scomparire così improvvisamente.

Ho sempre odiato la guerra. La guerra, per me, era il peggiore dei nemici. Quella che toglie le persone amate senza permesso, quella che distrugge la casa, porta via i progetti vita. Ora, credo di odiare di più il tumore. È stato più devastante della guerra, più meschino, più subdolo, più figlio di puttana. Non esiste una giustizia universale, ok. Non esiste un dio buono, il dio amore, il dio misericordioso. Non esiste nulla, che non sia un fottutissimo caso che ti porta via grosse fette di vita, strappandole insieme alla carne, al cuore, al poco spirito che hai.

Vinceremo il dolore prendendoci per mano? Sarà sufficiente? Abbiamo vinto guerre, nostalgie, chemioterapie, separazioni, tradimenti, abbandoni, bugie, ma vinceremo contro la morte della più figa delle persone?