“E per addormentarmi penso che ti scriverei che non sapevo che il tempo non aspetta, davvero non lo sapevo, non si pensa mai che il tempo è fatto di gocce, e basta una goccia in più perché il liquido si sparga a terra e si allarghi a macchia e si perda. E ti direi che amo, che amo ancora, anche se i sensi sembrano stanchi, perché lo sono, e quel tempo che era così rapido e impaziente, ora è lunghissimo da passare in certe ore del pomeriggio, soprattutto sul fare dell’inverno, quando se ne va l’equinozio e la sera cala a tradimento e le luci che non aspettavi si accendono nel villaggio. (…) E ti direi di altri fiumi che abbiamo guardato insieme pensando che essi scorressero soli, senza accorgerci che noi scorrevamo con loro. E ti direi che ti aspetto, anche se non si aspetta chi non può tornare, e per tornare ad essere ciò che fu dovrebbe essere ciò che fu, e questo è impossibile”.
martedì 5 aprile 2022
martedì 8 marzo 2022
08.03.2022
c'è dignità nel vittimismo?
giovedì 2 settembre 2021
invecchiare
Invecchiare è anche guardare la figlia m di un’amica, mentre limona il morosino davanti alla fontana e, sorseggiando il vino, chiedersi insieme a sua madre chi dei due spezzerà il cuore dell’altro.
E vorrei tornare indietro nel tempo, per abbracciare la ragazza che ero. Dirle che fa bene farsi spezzare il cuore a sedici anni: ti rende una persona migliore conoscere il dolore straziante di un abbandono o tradimento a quell’età. Ti rende più sensibile, ti permette di pensarci un attimo prima di spezzare il cuore al prossimo o, quanto meno, te ne rende cosciente. Se non hai mai provato questo dolore, è probabile che tu ti prenda gioco di altre persone, senza nemmeno goderne.
Quanto vorrei abbracciare la m di allora. Dirle che la vita è lunga eterna e avrà le sue rivincite e nuovi dolori e altri amori, altre guerre, che tradirà anche lei, che farà del male e che gliene sarà fatto ancora e ne proverà di peggiori e si ricrederà sulla vita, sugli amori, sugli amici, sulla musica, i drink, i locali. E che è giusto, assolutamente giusto spaccarsi la faccia ora. Sbagliare, perdere e vincere.
Questo deve essere diventare vecchi. Ed è bello cazzo
sabato 31 luglio 2021
V-day
Finalmente, dopo lunghe analisi da talk show, la
novantaduenne matriarca ha deciso di inocularsi.
Indossate mutande e canottiera buone.
Ravviati quei capelli color melanzana punk.
La si adagia, come una statuetta di sottilissima porcellana,
nella nove-giaris.
-
Hai paura?
-
Niente fa più paura di perdere una figlia
E non c’è pathos, non c’è vittimismo, non c’è neanche rabbia.
C’è solo una limpida consapevolezza straziante.
La matriarca novantaduenne è saggia.
Lei lo sa che l’unica paura degna di esistere, è quella di
perdere le persone.
Tutto il resto si aggiusta, si ricostruisce, si cicatrizza,
si sconfigge, si ignora.
martedì 13 luglio 2021
luoghi da esplorare.
Giappone.
Dobbiamo aspettare che io prenda un passaporto.
Intanto metto via i denari.
Misha mi ha regalato un salvadanaio a forma di fungo con
chiusura a coccinella. Produzione rumena.
In tre anni ho messo via 170 euro: è stato più facile
prendere il passaporto sotto Salvinie.
Portogallo.
Dobbiamo proprio andarci, prova a guardare i biglietti. Ma
quando hai le ferie? Non si può chiedere. Vediamo un last minute?
Berlino.
È un posto che hai sempre pensato di voler visitare.
Iran.
Andiamo a vedere dove sono nati i miei bisnonni.
Israele.
Ti sarebbe piaciuto, ma per come si comportano ora, pensare
di rimpinguare le loro casse, fa girare i coglioni.
Istanbul.
Facciamo le vacanze invernali dove non fa troppo freddo.
Ombrello di Pedrollo sbrindellato in otto secondi. Andiamo a bere una cosa a
Capodanno? Ma le lire turche? Un chay alle mele al Guesthouse scalda comunque
il cuore. Chaotic, but beautiful.
Cappadocia.
Belli i film che scelgo io.
Sarebbe da andare in Sardegna, né? Nell’entroterra.
Ma tanto, ovunque andiamo, si scatena la bufera di neve o
almeno scoppia una bomba o fanno un attentato.
Ci sono ancora mille posti dove vogliamo andare, sei sicura
di volere dei figli?
Con noi era bello anche Il Marinaio.
Anche il Dolo.
Anche Puccio Enza.
Anche Il Cavallino.
Anche l’Autogrill.
Anche il kebabbaro.
Con noi era bella anche San Bonifacio.
Siamo invece andati affanculo.
È comunque un posto da esplorare.
E diventa un posto bello anche la Snai senza di noi.
"adesso Joshua capiva perché a Ma-mee era piaciuto tanto quel viaggio: nella luce del tramonto, nel vento forte, l'erba di palude tremava e frustava l'aria, girandosi da una parte all'altra per catturare la luce, passando dal verde al dorato, al rosa, al colore del grano. La vegetazione fremeva piegandosi alla carezza dell'aria che dal golfo soffiava fino al lago, attraversando la stretta lingua di sabbia, erba e pini; tutto scintillava e risplendeva come il viso di Laila, gli occhi di Ma-mee, o un piccolo pitbull tarchiato dalle gambe storte mentre balza in aria - una bellezza del tutto gratuita, qualcosa che chiede di essere adorato solo per il fatto di esistere."
Jesmyn Ward
La linea del sangue
lunedì 5 luglio 2021
sorella.
La sensazione di impotenza uccide.
Avevo questa certezza.
Una certezza che da sempre viene ripetuta e consolidata
verbalmente nella narrazione dinastica.
Lei è forte. Lei è l’unica sana di mente. Lei è razionale. Lei
sa gestire qualsiasi situazione. Lei è della Bilancia, lei soppesa. Eppure lei,
la più forte emotivamente, quella che non perde un colpo e non prende mai nulla
troppo a cuore, proprio lei, banalmente, è la più devastata da questa perdita.
Nessuno di noi, con tutta la buona volontà, riuscirà a
colmare il vuoto. Nessuno riuscirà ad alleggerire il dolore della perdita di
una mamma così figa. Lei si fissa con delle cose sciocche. Ripete, ripete e
ripete la stessa cosa centinaia di volte. Si sveglia tremando e non sapendo
dove si trova, si sente in colpa con le figlie che non riesce a cagare, esplode
di rabbia e lacrime per un oggetto spostato. L’idea di comprare un biglietto
aereo, un gesto quasi quotidiano, per lei diventa un’azione inaffrontabile. Non
riesce a riconnettersi con la realtà, con la sua routine. E io non posso fare
niente. Posso chiamarla, raccontarle i cazzi miei, posso distrarla, farla
ridere, posso anche volare da lei, baciarle le mani e le palpebre, cullarla fino
a farla addormentare, ma non sarò mai la sua mamma. Continuo a pensare che, forse,
non bisogna costruire rapporti troppo profondi con nessuno. Bisogna costruirsi
una bolla di vetro, dove le cose non penetrano, dove i sentimenti non sono
troppo forti, dove la mamma non sa di che colore era lo stronzo che hai
prodotto oggi, non sa chi sono i tuoi colleghi, non sa se tuo marito sa farti
venire, non conosce ogni millimetro di sviluppo delle tue bambine, non sa cosa
hai mangiato oggi e non sceglie insieme a te il vestito da mettere alla
riunione di domani. Una mamma che non ti invade, irritandoti, con i suoi
infiniti consigli sulla sistemazione di mobili, il colore delle tende, le
scelte educative delle bambine, la macchina da comprare. Serve una mamma che
stia bene o che muoia ad un certo punto, senza però lasciarti paralizzata in un
mondo che perde il suo colore più vivace. Ira era così. Era presente ovunque,
in gesti quotidiani, nelle scelte grosse, nelle scelte piccole, nelle paranoie,
ipocondrie, litigi, risate. Risate. Ci ha regalato troppe risate per pensare di
togliercele così di botto. Ci ha regalato troppo del suo odore per scomparire
così improvvisamente.
Ho sempre odiato la guerra. La guerra, per me, era il
peggiore dei nemici. Quella che toglie le persone amate senza permesso, quella
che distrugge la casa, porta via i progetti vita. Ora, credo di odiare di più
il tumore. È stato più devastante della guerra, più meschino, più subdolo, più
figlio di puttana. Non esiste una giustizia universale, ok. Non esiste un dio
buono, il dio amore, il dio misericordioso. Non esiste nulla, che non sia un
fottutissimo caso che ti porta via grosse fette di vita, strappandole insieme
alla carne, al cuore, al poco spirito che hai.
Vinceremo il dolore prendendoci per mano? Sarà sufficiente? Abbiamo
vinto guerre, nostalgie, chemioterapie, separazioni, tradimenti, abbandoni,
bugie, ma vinceremo contro la morte della più figa delle persone?
martedì 22 giugno 2021
paure da far volare via
Il giorno più lungo dell’anno.
Lungo eterno.
Martedì è il giorno più insopportabile della settimana.
Ogni martedì è un cazzo di solstizio, non finisce mai. Si ha
davanti ancora tutta una settimana di porchidii, di ufficio grigio, di gente
ipocrita, di produrre-lavorare-subire.
C’è una luce fantastica adesso, hai visto? Quella che inonda
d’oro alberi, case e macchine. Mi mandi una foto di quello che vedi? Io sono a
Palazzina, mi hanno anche tagliato la palma da sotto il poggiolo.
Paure da far volare via.
Se facessi volare via le paure, non rimarrebbe nulla di me. Volerei
in un inceneritore. Evaporerei insieme alle mie paure, perché è della loro
sostanza che sono fatta, altro che stelle, sogni o sa il cazzo quale altra
trovata pubblicitaria. Io sono fatta di paure.
Paura dei volatili
Paura di perdere le persone
Paura di deludere le persone
Paura di non essere all’altezza
Paura di sprecare il tempo
Paura di non essere utile a nessuno
Paura di infastidire
Paura di immettermi in autostrada
Paura di dire quello che penso davvero
Paura di fare quello che vorrei fare davvero
A forza di aver paura, ho smesso di volere.
Mi sono svuotata di sogni e speranze.
Perdo il contatto, sento le voci distanti, non sento.
Sono nel mezzo del cammino, che però più che un cammino è un
girare in cerchio, senza mai riuscire a spezzarlo. Paura di spezzare il
cerchio. Un disagio che diventa confortevole.
Vorrei prendere tutte queste paure, incenerirle insieme a
lei, mettermi il mucchietto sul palmo della mano e soffiare forte. Far volare
via tutto. Smettere di aver paura. Liberarmi dai demoni, assorbire questa
torbida luce infinita.
L’unico posto in cui non ho paura è questo mio piccolo
cubicolo sgangherato. Il mio cerchio magico protetto. The magic circle. Fino a
qualche anno fa era il mio letto a casa. Ora non c’è più il letto e la casa è
diventata un fantasma. Svuotata, screpolata, impregnata di odore d’urina
stantia. Il mio spazio sicuro è scomparso. Ora è qui. In questa squallida
periferia cementificata, in mezzo a sconosciuti, riconosco solo l’abbraccio del
mio appartamento. È così difficile comprendere questo bisogno di casa? Si vede
di sì. Il desiderio di mantenere le proprie posizioni è sicuramente più
importante del bisogno di creare un luogo sicuro per un’altra persona. È giusto
così. È più sano così. Prima di tutto i propri bisogni.
Stupida
Stupida
Stupida
Prima i tuoi bisogni e poi il resto…
È così che deve essere, perché io non ci riesco?
"Per quanto con l'abitudine avesse imparato a memoria i contorni della casa ormai da tempo, la rassicurava comunque sentire il pavimento sotto i piedi mentre si muoveva da una stanza all'altra, sapere che la casa era una realtà precisa, con tante sfaccettature, anche se lei vedeva tutto come se fosse sott'acqua a occhi aperti. Quando si era accora di avere la vista offuscata era stato quello il suo primo pensiero, di avere un eccesso d'acqua negli occhi: lacrime, forse. Erano cose che succedevano ai vecchi. Il giorno dopo, al suo risveglio, era ancora lì: una membrana acquosa. Impaurita, si era rifiutata di accettarlo. Aveva pregato e aspettato, finché una mattina si era svegliata e le cose avevano perso i loto contorni. Era annegata. Ma-mee andò in cucina strascicando i piedi, un po' come se pattinasse: moquette, legno del corridoio, moquette ruvida del soggiorno, le piastrelle irregolari della cucina."
La linea del sangue
JW