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mercoledì 3 gennaio 2018

sartre e la nausea

comincio a pensare che più non sopporto la compagnia delle persone e più queste cercano di invadere i miei spazi. Deve essere un bastardo meccanismo inconscio dei vampiri energetici, che odorano il terrore che provo nei confronti delle relazioni, delle chiacchiere a vuoto, dello small talk. 
La gente mi irrita, mi rende tesa, mi fa sentire fuori luogo, fuori tempo, fuori convenzione. Ho continuamente voglia di scappare, nascondermi, seppellirmi in un luogo buio, dove nessuno mi guarda.
E invece no!
Invece mi vengono a cercare, mi chiedono di andare a bere qualcosa, mi scrivono, mi chiamano, mi propongono costruttive attività da condividere, chiedono la mia opinione sulle cose, si interessano alla mia vita, alla mia salute, al mio stato patrimoniale.
Perché?
Non credo sia difficile vedere quanto non sopporto entrare in contatto con la gente, voglio dire, lo vedi quando una persona non ti guarda negli occhi, riduce le risposte al minimo, si mostra palesemente stanca... eppure tu insisti. INSISTI a voler comunicare. Ma che cazzo di malattia è mai questa? Questa dell'animale sociale... è terribile. E' terribilmente distruttiva per quelli che invece non sono degli animali sociali. Perché bisogna fare le cose insieme? Perché bisogna cercarsi, sopportarsi, accettarsi? Perché mi devo sentire inadeguata se non mi piace stare con la gente? Perché mi devo sentire in colpa quando continuo ad evitare la compagnia delle persone?
Mi si spezza il cuore ogni volta che godo della mia solitudine e qualcuno con forza e allegria la interrompe credendo di farmi un favore. E' insopportabile. Se tu non sei in grado di restare da solo per più di un quarto d'ora, non significa che sono così anch'io. Non mi stai salvando dalla solitudine. Non mi fai compagnia. Mi infastidisci!
Poi penso che sono un'ingrata. Forse arriverà il giorno in cui riuscirò a scacciare tutti dalla mia vita e sarà proprio quello il giorno in cui avrò disperatamente bisogno di qualcuno, chiunque che stia ad ascoltarmi, che riempia lo spazio intorno a me, che mi parli anche di totali minchiate. E questo qualcuno non ci sarà, perché l'avrò paccato almeno 250 volte in precedenza. Ma ora non è che posso mandare giù i pallini di vomito e costringermi a stare con la gente per paura che un giorno potrei aver bisogno di comunicare. Anche perché non è così aritmetica la questione.
Io ho la nausea.
Vorrei potermi permettere il lusso di non parlare con nessuno per 3 mesi almeno.
3 mesi di libertà
sarebbe perfetto
.

venerdì 4 novembre 2016

la nausea

Ho riletto “la nausea” di sartre: signori miei, che strazio. Per finire bene poi ci ho letto dietro “lo straniero” di camus e poi ho capito che basta, adesso manca solo affilare una bella lama e introdurmela in mezzo ai polmoni con lenta decisione.
Al di là di questo è inutile sviluppare il pensiero per cui mi sono riconosciuta sia in nausea sia in straniero. Continuo a pensare che, quando qualche mese fa stavo traslocando per l’ennesima volta, i miei libri sapessero già quale fosse l’ordine giusto in cui si dovevano mettere in fila per capitarmi in mano esattamente nel momento giusto. Così fu. Ogni libro sembro io, in versione intelligente, che mi sbatto in faccia terribili e penose verità sulla mia esistenza. Sarà essere egocentriche…

In questi giorni sono stata vinta dalla nausea, di nuovo. Vado a vedere un appartamento che potrebbe farmi da rifugio per il prossimo futuro e mi sento possedere dalla nausea. All’idea di altri odori, altre prospettive, altri spazi, altre notti in cui mi sveglierò senza capire dove sono, altri suoni, altri vicini, stessa solitudine densa e prepotente… mi viene la nausea. Dentro. È una sensazione terribile, sento un magone ruvido che comincia a salire dalla gola e perdo il senso del tutto. Mi sento totalmente assente nei confronti degli oggetti, del presente, della mia vita, delle persone che mi vogliono bene. Così fuggo. Mi nascondo dentro la mia macchinina gialla e fumo 15 sigarette all’ora per non pensare a quanto sono inadeguata.