lunedì 6 giugno 2022
Ferrara di Monte Baldo
venerdì 20 maggio 2022
come tornare in una casa dove nessuno ti aspetta
C'è questa netta linea di demarcazione: il colore del cemento cambia al passaggio da una regione all'altra.
The child who is not embraced by the village will burn it down to feel its warmth
venerdì 6 maggio 2022
il senso di vergogna mi viene a trovare nei sogni.
l'inconscio mi martella il cervello ripetendomi, in salse nuove ogni notte, che ho tradito, che ho fatto male, ho fatto del male, che ho fatto qualcosa di sbagliato, ho fatto un torto a me stessa.
con la luce del giorno la vergogna scompare e lascia spazio alla razionale rabbia, dove: no, cazzo non ho sbagliato, ho scelto di avere una vita e non passare la mia esistenza nell'attesa e nella sottomissione ai capricci altrui.
poi mi addormento e, quasi ogni notte, provo vergogna.
giovedì 28 aprile 2022
si sta facendo sempre più tardi
Non ho voluto nulla di quello che mi sta succedendo.
Perdo il centro continuamente. Mi arrabbio con me stessa, con il mondo, il fato, l'universo, ma principalmente con me stessa: perché il male che si vuole non duole, mentre a me duole da morire.
Mi arrabbio, perché la vita sembra intenzionata a rovesciare i miei sogni e farmeli vivere in forma di incubi.
Davvero, la mia vita sembra una barzelletta che non fa ridere.
Ma poi ritrovo il centro, guardo il cielo, le foglie, respiro e sento il mio piccolo centro che, in queste settimane, ha imparato a sbadigliare. Ho un piccolo centro nella pancia che se la sbadiglia, mentre io battaglio contro me stessa. Mi esplode il cuore al pensiero che ha le ciglia, fa le smorfie, dorme o agita le braccia e io sono la sua casa. La sua casa incasinata, arrabbiata, ancora molto adolescente, la sua casa triste, la sua casa abbandonata...
e allora mangio un kiwi e mi abbraccio da sola. Occupo uno spazio piccolissimo nel mondo, ma in questo spazio piccolissimo siamo in due e io sono la casa di uno che non ha chiesto di esistere e io non ho chiesto di essere una casa, ma eccoci qua: siamo io e il mio cosino sbadigliante e nessun altro al mondo. E' un centro devastato, ma è il mio centro e, a questo punto, è l'unica casa che mi è rimasta.
La mia casa è un bambino di cui io sono la casa.
domenica 21 marzo 2021
lampadina spenta
Strano, no?
Ami un uomo.
Lo ami tutto.
Ami le sue idee, la sua voce, ami i suoi pallidi piedi sturzellati, i suoi polpacci da vichingo che proseguono in alto con delle coscette ciccione che si incontrano verso l'inguine creando fastidiosi attriti con mutande e pantaloni.
Ami i suoi bianchi maniglioni antipanico, quell'assurda distribuzione dei peli sul petto: ché, non s'è mai visto un uomo con peli a chiazze.
Ami le sue spalle larghe e il modo in cui le muove con disinvolta cazzutaggine, quando cammina.
Ami il suo collo, leggermente raggrinzito ormai, che emana una gamma di odori ben classificati: dall'odore da sonno, all'odore di falegnameria, all'odore di Davidoff, all'odore sudato, all'odore del peccato post coito.
Ami i suoi capelli, tagliati da marines sbronzo, da bimbo minchia, arruffati e leggermente brizzolati, ami anche la piazzola di calvizie che va arrogantemente formandosi.
Ami le sue mani ruvide, utili a fare lo scrub e un milione di altre cosacce.
Ami le sue idee radicali, le sue utopie, la sua rabbia contro il sistema, la sua patologica onestà, il suo essere autistico, la sensazione di tenerezza e angoscia che trasmette, quando inizia a dondolarsi nel letto.
Lo ami anche mentre litigate, anche mentre gli fai docce di veleno, risentimento, delusione e rimproveri.
Ami la sua luce, ami la luce che accende dentro di te.
Ami le sue carbonare, ami la domanda dopo cena: "vuoi il caffè?" ripetuta ogni volta, per anni.
Ami i suoi messaggi vocali con quella voce che ti genera in testa pensieri poco ortodossi.
Ami praticargli delle cose poco ortodosse, anche dopo anni.
Succede.
Raramente, ma succede di trovare una persona così.
Raramente succede che di una persona non ti faccia schifo nemmeno la sua merda.
Raramente succede che una persona ti susciti rispetto e orgoglio anche quando la prima cotta è passata. Raramente succede che una persona riesca a farti ridere esattamente nel modo in cui hai bisogno di ridere.
Raramente una persona sa farti sentire desiderata anche quando sei oggettivamente sciatta e imbruttita dal preciclo.
Raramente, ma succede.
Succede poi che lo stesso uomo che ami così e in un milione di altri modi, che ti ama e ti avvolge nella sua premura, come fosse una coperta calda, riesca ad ucciderti.
Con metodo, perseveranza, giorno dopo giorno, negandosi, distruggendo i tuoi sogni e le tue speranze. Nascondendosi da te, fuggendo dalla vostra vita, chiudendo le porte, socchiudendole per poi sbattertele di nuovo in faccia. Dimenticando i tuoi dolori, dimenticando anche i suoi. Mettendo al primo posto tutto il resto, procrastinando fino all’infinito. Smorzando qualsiasi entusiasmo, facendoti sentire sbagliata, mediocre, squallida, ridicola.
Ignora la parte più complicata di te.
Ama solo la parte scema, divertente, sarcastica, maiala, ma non riesce ad amare e provare a salvare la parte più difficile della bambina vulnerabile e sola.
Non lo fa.
Non ci riesce.
Non vuole.
Preferisce andare a fare la legna, abbandonarti sola nella sua casa, mentre risolve cose più risolvibili.
Ti ritrovi poi a non capire e continuare a farti la stessa domanda da mesi, da anni: come è possibile che una cosa così grande venga buttata via?
Cerchi una definizione: sarà egoismo? Paura? Pigrizia? Sarà che ti
ama solo a pezzi, senza volerti concedere di entrare nella sua vita? Fiumi di
parole, lacrime, urla, bestemmie e nessuna risposta. Vorresti almeno avere una
risposta, anche crudele. Un NO, NON TI HO VOLUTO. E invece è un TI HO VOLUTO,
MA NON A SUFFICIENZA. E senti di nuovo le lacrime salire… allora era tutto
finto?
E piangi di nuovo, piangi e sbatti la testa, perché sembra
un peccato mortale togliere al mondo quello che eravate, togliere a voi, quello
che eravate, quello che potevate essere, dei sessantenni che si prendono in
giro e si danno i morsetti sul culo a vicenda. E ti incazzi, perché anche i
ricordi svaniranno e rimarrà solo una cosa lontana, bella sì, ma lontana con ormai
nessuna connessione alla realtà. Non avrai più quella piccola lampadina accesa
di orgoglio, perché hai il ragazzo migliore al mondo. Il più giusto, il più
premuroso, il più buono, il migliore a letto, il migliore in cucina e che sapeva
calmarti con un abbraccio.
Lampadina spenta.
Sigaretta accesa.
giovedì 12 novembre 2020
ciclo
Sono passati più di tre anni da quando abbiamo deciso di
avere un figlio.
Ok, “abbiamo” è forse esagerato. Io ho deciso e lui ha
acconsentito senza alcun entusiasmo e con una grande (quanto appagata) speranza
di non avere successo in questa impresa.
Tre anni di calcoli, tre anni di speranza, tre anni di sogni
di una bambina dagli occhi grandi della madre, appetito del padre e
buffonaggine di entrambi. Ho sognato il suo odore, ho sognato il suo primo
sorriso, ho sognato i suoi piedini, ho sognato la domenica mattina con lei nel
letto: io, lui e lei. La nostra piccola famiglia piena di porchidii e luce. Ho sognato
lui che rientrava a casa e noi che gli correvamo incontro per fargli vedere che
bei disegni che avevamo fatto. Ho sognato anche, addirittura, la prima volta
che le avrebbero spezzato il cuore e come saremmo stati bravi io e lui a farle
sentire la forza del nostro amore e come l’avremmo tirata su a suon di risate. Ho
sognato poi i suoi due fratellini gemelli e di nuovo noi tutti nel letto, con
lui che muggisce e vuole dormire e noi che ci arrampichiamo sulle sue
cicciosità per indispettirlo e lui che brontola, ma sotto-sotto sorride e gli
si riempie il cuore per avere intorno tutti questi piccoli cagacazzi capeggiati
dalla sua vecchia rana.
Ho fatto un sacco di sogni.
Mi sono addormentata per centinaia di notti con il sorriso e
le lacrime.
Ma questa bambina non è mai arrivata.
E noi siamo riusciti ad andare affanculo. Non perché lei non
sia arrivata, ma comunque il mio grande sogno è andato affanculo. Strisciando,
lentamente, disintegrandosi di giorno in giorno.
Dopo tre anni, sento di nuovo arrivare il ciclo. Puntuale come
la maledetta morte. Solo che, questa volta, non sono arrabbiata, frustrata,
delusa, distrutta, spezzata, frantumata e polverizzata dalla consapevolezza
che, anche questa volta non ce l’abbiamo fatta. Dopo tre anni, sento un’amara
sensazione di liberazione dall’aspettativa che mi opprimeva. Per la prima
volta, non potevo avere dubbi. Per la prima volta, dopo più di mille notti,
ritorno ad avere una connessione con il mio ciclo. Ritorno ad accettare il mio
corpo, anche se si è rivelato un terreno arido. Ritorno a me stessa.
È una strana sensazione, quella di non avere più un sogno
che ti ammazza ogni mese, che ti lascia in una pozzanghera di lacrime
incomprese, lacrime che nessuno ha mai voluto asciugare, lacrime che nessuno ha
mai condiviso.
Sono tutte strane queste sensazioni in questo nuovo mondo,
che sembra non appartenermi e non avere niente a che fare con me. Non ho più un
mio mondo. Il mio mondo è finito. Dovrò ridisegnarlo da zero. Che palle!
giovedì 6 ottobre 2016
verfremdungseffekt
giovedì 29 settembre 2016
Vieni
venerdì 5 agosto 2016
ultimo giorno di lavoro.
martedì 14 giugno 2016
blessed are the damned
lunedì 6 giugno 2016
tragica di una ragazza tragica.
mercoledì 30 marzo 2016
vertebre compresse
ho sempre odiato festeggiare il mio compleanno perché bisognava dare troppi bacini a tutti e in generale bisognava essere la festeggiata, mi faceva cagare. i concerti di pianoforte erano forse meglio perché anche se avevo tutti gli occhi puntati addosso era solo come dover ingoiare un grosso pezzo di merda, ma poi mi dimenticavo dell'esistenza degli umanoidi intorno.
martedì 29 marzo 2016
girovago
In nessun
luogo
della terra
posso stabilirmi
e sentirmi a casa
nuova
città
in cui mi trovo
mi sento
privo di forze e disadattato
mentre
una volta
mi ci abituavo
come uno straniero
il momento
della creazione, il principio del mondo
della storia e del tempo,
che risultano fin troppo vissute [e dunque corrotte]
vabbè ma mi sa che sono una testa di minchia.
a volte sogno di essere dichiarata pazza ed essere rinchiusa in una stanza dalle pareti morbide con dentro solo i libri. nessuno che si aspetta niente da me, nessuno che crede in me, nessuno che mi chiede conto delle mie azioni, solo le persone che amo che siano felici della mia semplice esistenza e basta. sarebbe figo. ma se l'opzione di farmi dichiarare pazza non è poi così improbabile, l'ostacolo insormontabile mi diventa il fatto che hanno abolito i manicomi.
io invece ho proprio bisogno di sbattere la testa contro delle pareti morbide.
lunedì 14 marzo 2016
poche balle.
martedì 8 marzo 2016
un altro anno di mimose
giovedì 25 febbraio 2016
i sogni son desideri?
sono i sogni
faccio dei sogni che non dovrei fare.
portano male questi sogni.
esiste quella dimensione in cui un bel sogno porta una giornata da incubo.
questo è il caso.
vorrei spaccare i vetri con la testa e mangiarne le schegge.
ce l'ho incastrato dalle parti dell'ombelico, fottuto morfeo.
ho 30 anni, non posso fare ancora i sogni di una ragazzina.
lunedì 22 febbraio 2016
zoofilia
io più conosco gli uomini e più amo il ragazzo.
con questo non vorrei paragonare il mio ragazzo ad un cane, anche perché un cane (anche della peggior specie killer) lo si può addomesticare/ammaestrare/ammorbidire, mentre il mio compagno di giochi è peggio di una squadra di capricorni in preciclo.
Però qua mi guardo un po' intorno. Intanto vedo che delle persone non ho capito un cazzo e sono banalissimamente circondata da una falsità totalizzante e lui è l'unico che trasmette qualcosa che va oltre la massa.
In questi giorni sono circondata da matrimonianti, da gente che parla di matrimoni, gente che si sposa, gente che vuole sposarsi. L'ISTAT è molto scettico. E' sicuramente vero che la statistica è una scienza a dir poco approssimativa, ma ci sarà un motivo per cui "nove coppie su dieci non si riformerebbero dopo dieci anni (cioè solo una coppia si risposerebbe)"...
Leggendo qua e là le varie riflessioni sul tema, uno dei punti principali è che quando sei innamorato non capisci un cazzo della persona che hai accanto, dopo però l'innamoramento passa e ti rendi conto che quello che tu avevi in mente in realtà corrisponde solo vagamente a quello che ti ritrovi nel letto ogni notte.
Io credo di essere innamorata. Sicuramente meno di una volta, ma anche di più. Nel senso che nel momento in cui ho capito che la persona con cui ho a che fare non è esattamente quello che mi ero immaginata mentre mi sgrillettavo, ho capito anche che quest'altra persona è esattamente quello con cui vorrei andare a dormire tutte le sere, anche quando sono arrabbiata. Forse fra qualche anno non sarà più così. Il fatto è che, questi che la spiegano scientificamente sui motivi del fallimento matrimoniale, dicono anche che quando si è innamorati si tende a trascurare gli ostacoli pratici e di pensarsi invincibili... si tende a non vedere i problemi e illudersi di essere più forti della merda che si ha intorno e (soprattutto) dentro. Io, ad esempio, i problemi logistico-organizzativi li vedevo in una luce splendente all'inizio. Sembrava tutto facile e anzi, non vedevo l'ora di superarli. Invece adesso mi sembrano praticamente insuperabili, forse perché sono da sola a voler combattere contro i mulini a vento. Il passo successivo è arrivato nel momento in cui mi sono rassegnata alla condizione e comincio quanto meno a provare ad imparare a vivere alla giornata, senza pensare al futuro.
Quando ho visto lei che è esplosa a piangere nel momento in cui è stato dato l'ufficiale annuncio del suo matrimonio ho pensato che io probabilmente non sarò mai così innamorata. Poi però penso che non è la forza dell'innamoramento, è che io non ho mai avuto la fissazione del matrimonio. Non so cosa potrebbe rendermi così perdutamente felice, forse solo la consapevolezza di avere un piccolo orsetto ciccione e goffo che si succhia il ditino dentro la mia pancia.
Il fatto è che non so perché ma, continuo a parlarne. Poi mi sento una merda, il mio orgoglio ne soffre tantissimo. Non posso mendicare l'amore e le promesse, il mio intestino ne soffre e mi sveglio con spalle tese e amaro nel cuore.
Comunque, portando la riflessione al di là del matrimonio come atto legale, superando il problema della separazione, divorzio, comunione dei beni e patria potestà... ci sarà un modo per tenere insieme una famiglia senza dover mangiare merda quotidianamente?
martedì 16 febbraio 2016
lunedì 15 febbraio 2016
fuck valentine. i love you everyday.
Si può essere poeta e avere i capelli corti. Si può essere poeta e pagare regolarmente l’affitto. Si può essere poeta e fare l’amore con la propria moglie.
jules renard

