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giovedì 9 giugno 2022

occupazione russa everywhere

Tutti, o quasi, mi ridevano in faccia, domandandomi che cazzo di senso abbia andare a fare il ponte in un posto che posso raggiungere in un'ora di macchina, un posto, tra l'altro, da nonnetti, senza nessun tipo di attrazione, tranne quattro pini e qualche casupola.

E più mi ridevano e più io m'impuntavo. 

Armo il mio canarino con un serbatoio pieno d'oro nero e parto.

Ho prenotato e cancellato la prenotazione 3 volte prima di riuscire ad arrivarci. 
Avevo ormai una fitta corrispondenza con l'hotel e mi sembrava quasi un dovere andarci.

Sbarco quindi nella località di F e l'albergo mi accoglie con la scritta CUCINA ANCHE RUSSA... e già sto male e mi domando per quale motivo poteva sembrarmi un dovere andare in un posto del genere.
Penso anche che "audaci i gestori, minchiadigesubambino!"
Penso anche che, probabilmente, il gestore è un morto di figa a cui una qualche scadente matrioska (perché quelle belle di certo non finiscono nella località di F.) ha fatto vedere un pezzettino di organo riproduttivo ed ora si sente in dovere di perorare il putinismo. 
Ho i coglioni in giostra, ma ormai sono lì, ho prenotato, sono stanca, ho bisogno di un bagno, ho bisogno di cibare il mio piccolo parassita e, soprattutto, non posso tornare sui miei passi girando i tacchi e dichiarando il mio disappunto a tutti coloro che mi ridevano in faccia. 

Entro e scopro che la realtà supera la mia malvagia fantasia: l'albergo non è di un coglione filorusso, l'albergo è di proprietà di russi
Una georgiana russofoba, va a farsi un ponte nello sperduto paesino di F. e capita in un albergo di russi.
Mi sembra un ottimo incipit per un noir. 
Mando giù il grumo di merda che mi si è inevitabilmente formato in gola e decido di coesistere con questa situazione surreale... tant'è che il proprietario comincia a fare il lumacone con me.
Deduco quindi che anche da piena si può rimorchiare. La cosa mi fa decisamente ribrezzo, ma i fatti bisogna pur constatarli. Il padre di mio figlio sostiene che devo aver fatto pena al gestore: povera, piccola, sola e incinta, così ha incluso nel pacchetto un po' di flirt per farmi sentire a mio agio. Dubito che un uomo eterosessuale possa disporre di tanta sottigliezza (tranne chiaramente il padre di mio figlio che non perde occasione per farmi sentire come una confezione ammaccata di pelati scontati al discount). 
Il gestore, chiamiamolo Tovarish E, si atteggia un po' da bohémien, con gesti scenici, tutto sorrisi, gentilezza e sguardi languidi. Ci tiene molto a sottolineare che è lui il proprietario della baracca, probabilmente per impressionarmi. Mi costa una fatica infinita cercare di nascondere il mio naturale odio arricchito di schifo per questo suo appiccicoso flirt da romanticone dannato. Sorrido educatamente, taglio le frasi e cerco di minimizzare il contatto. 

Devo però dar da mangiare al botolo. 
Mi siedo.
Decido di fare un passo verso il pacifismo ed esplorare la cucina ANCHE RUSSA.
La proposta gourmet comprende un unico piatto, i pelmeni, che tra l'altro non sono nemmeno russi ma ucraini di origine. Molto presto, scopriremo che anche il vino l'hanno inventato loro. 
I pelmeni sono dei raviolini di pasta sottile ripieni di carne macinata con cipolle ed erbette. Si servono con pepe nero e panna acida in dei piccoli vasetti di terracotta. 
Considerando però che mi trovo in questo albergo con ambizioni raffinate, mi portano i pelmeni su di uno stretto piattino rettangolare, molto fusion e scomodo come un tacco a spillo sullo sterrato. Chiedo di avere del pepe nero, al che Tovarish E mi guarda con quel suo sguardo umido, posizionandosi di tre quarti per maggiore effetto scenico e mi domanda: "o forse un po' di curry?". Ma povero stronzo! Chemminchia c'entra il curry (che probabilmente è una spezia considerata tipicamente russa) con i pelmeni e la panna acida, per l'amor di Cristo? Spalanco i miei grandi occhi e con un sorriso di plastica insisto per avere del pepe nero. Impegnati un po' di più per impressionarmi con proposte esotiche, coglione!

Ora mi propone del vino da accompagnare alla cena. 
Sorrido in silenzio, dando stupidamente per scontato che sia logico non ubriacarsi in gravidanza. 
Abbassa lo sguardo sul loft che si è fatto mio figlio dentro di me, ritorna a penetrarmi con lo sguardo, uscendosene con: "da quando sono arrivato in Italia, ho scoperto che qua le donne bevono tranquillamente anche in gravidanza". Respiro profondamente, ributto indietro nella memoria le mostruose percentuali di sindrome da feto alcolico che arrivavano dagli orfanotrofi russi. Sorrido educatamente e accetto un calice di vino, perché se non avessi bevuto in quel momento, probabilmente avrei dovuto passare all'autolesionismo per sfogare lo sgomento.  QUA! QUA LE DONNE BEVONO TRANQUILLAMENTE! Ma io ti prendo a scarpate in bocca! Non che abbia particolarmente a cuore la moralità delle italiane, per l'amor dell'ostia, ma un così palese rovesciamento dei fatti mi massacra. D'altronde, niente di nuovo: i russi devono averla nel sangue questa capacità di commettere crimini e poi accusarne gli altri. 


Incasso.
Nutro il figlio.
Mi concedo un bicchiere di vino.
Mi ficco sotto la doccia calda. 
Faccio degli esercizi di respirazione nel letto.
Medito. 

Sono riuscita a portarmi a casa i miei quattro giorni senza sclerare. 
Sono riuscita, anzi, a prendermi gioco della situazione.
Mi sono sentita molto adulta.

Adulta, ma rincoglionita. 

Il giorno dopo la partenza, Tovarish E mi telefona comunicandomi che ho lasciato delle mutande in un cassetto.

Voglio sprofondare.

Lo dice con quel suo languido tono di voce, facendomi intendere che ha captato il messaggio. Che poi, fossero chissà che mutande, ma sono dei triangoli di cotone nero. L'unico messaggio che potevano contenere poteva essere tipo "fatti un giro da Intimissimi, perdio". 

Mi propone di vederci a valle per passarmi il prezioso souvenir. 

Vorrei dirgli di buttare via le mutande e cancellare il mio numero, ma visto che sono adulta e superiore a queste sciocchezze, declino educatamente l'invito e gli prometto di andare su io a bere un caffè, prima o poi...

Chiudo e vado in bagno a lavarmi la faccia.

Devo imparare a debellare questo ribrezzo dalla mia personalità, dovrei provare ad incanalare la cosa su un'aracnofobia o qualcosa di simile. 
Vivrei sicuramente meglio.





martedì 3 maggio 2022

Bella Achatovna Achmadulina

L'addio


e in ultimo ti dirò:
addio, non vincolarti ad amare.
Sto impazzendo. Od elevandomi
ad un alto livello di follia. Come hai amato? Ti sei bagnato le labbra
con la perdizione. Non importa.
Come hai amato? Mandando in perdizione,
ma in una perdizione così maldestra. Oh, crudeltà del fallimento… non avrai
perdono. Il corpo è vivo,
e vaga, vede il mondo intero,
ma il mio corpo si è svuotato. La tempia ancora opera
una funzione ridotta. Ma mi sono cadute le braccia,
e in piccoli stormi sghembi,

scompaiono odori e suoni.

Прощание

А напоследок я скажу:
прощай, любить не обязуйся.
С ума схожу. Иль восхожу
к высокой степени безумства.Как ты любил? Ты пригубил
погибели. Не в этом дело.
Как ты любил? Ты погубил,
но погубил так неумело.Жестокость промаха… О, нет
тебе прощенья. Живо тело,
и бродит, видит белый свет,
но тело мое опустело.Работу малую висок
еще вершит. Но пали руки,
и стайкою, наискосок,
уходят запахи и звуки.

1960 г.

mercoledì 3 gennaio 2018

sartre e la nausea

comincio a pensare che più non sopporto la compagnia delle persone e più queste cercano di invadere i miei spazi. Deve essere un bastardo meccanismo inconscio dei vampiri energetici, che odorano il terrore che provo nei confronti delle relazioni, delle chiacchiere a vuoto, dello small talk. 
La gente mi irrita, mi rende tesa, mi fa sentire fuori luogo, fuori tempo, fuori convenzione. Ho continuamente voglia di scappare, nascondermi, seppellirmi in un luogo buio, dove nessuno mi guarda.
E invece no!
Invece mi vengono a cercare, mi chiedono di andare a bere qualcosa, mi scrivono, mi chiamano, mi propongono costruttive attività da condividere, chiedono la mia opinione sulle cose, si interessano alla mia vita, alla mia salute, al mio stato patrimoniale.
Perché?
Non credo sia difficile vedere quanto non sopporto entrare in contatto con la gente, voglio dire, lo vedi quando una persona non ti guarda negli occhi, riduce le risposte al minimo, si mostra palesemente stanca... eppure tu insisti. INSISTI a voler comunicare. Ma che cazzo di malattia è mai questa? Questa dell'animale sociale... è terribile. E' terribilmente distruttiva per quelli che invece non sono degli animali sociali. Perché bisogna fare le cose insieme? Perché bisogna cercarsi, sopportarsi, accettarsi? Perché mi devo sentire inadeguata se non mi piace stare con la gente? Perché mi devo sentire in colpa quando continuo ad evitare la compagnia delle persone?
Mi si spezza il cuore ogni volta che godo della mia solitudine e qualcuno con forza e allegria la interrompe credendo di farmi un favore. E' insopportabile. Se tu non sei in grado di restare da solo per più di un quarto d'ora, non significa che sono così anch'io. Non mi stai salvando dalla solitudine. Non mi fai compagnia. Mi infastidisci!
Poi penso che sono un'ingrata. Forse arriverà il giorno in cui riuscirò a scacciare tutti dalla mia vita e sarà proprio quello il giorno in cui avrò disperatamente bisogno di qualcuno, chiunque che stia ad ascoltarmi, che riempia lo spazio intorno a me, che mi parli anche di totali minchiate. E questo qualcuno non ci sarà, perché l'avrò paccato almeno 250 volte in precedenza. Ma ora non è che posso mandare giù i pallini di vomito e costringermi a stare con la gente per paura che un giorno potrei aver bisogno di comunicare. Anche perché non è così aritmetica la questione.
Io ho la nausea.
Vorrei potermi permettere il lusso di non parlare con nessuno per 3 mesi almeno.
3 mesi di libertà
sarebbe perfetto
.

lunedì 7 novembre 2016

la tua presenza è come una città

"E pensare che non era mai stato il tipo che imponeva significati nascosti alle cose, Viktor, aspettava che gli parlassero, e se non lo facevano, tirava dritto, voleva dire che non gli volevano dire niente."

martedì 25 ottobre 2016

il 28

“oh guarda è un 28”
“non capisco come fai ad essere così feroce e cinica su tutto e poi ti sbrodoli per delle stronzate così”
…la storia del 28 è nata così:
Non mi era mai importato molto di essere nata il 28, anzi consideravo il numero abbastanza insipido e inutile, non tondo e memorabile come potrebbe esserlo un 10 o 1 o 5 o 7 o un 03/03 o un 08/08
L’illuminazione mi è crollata addosso qualche anno fa a Lamporecchio, mentre stavamo facendo il check in al campeggio. Quando l’ho visto scrivere la data di nascita ho avuto improvvisamente la sensazione che ogni cosa avesse trovato il suo posto dentro di me. Ovvio, se fosse una persona che mi era indifferente poteva anche nascere esattamente il mio stesso giorno e alla stessa ora e comunque non me ne sarebbe fregato nulla, ma lui mi piaceva e mi sbrodolavo per qualsiasi espressione del suo essere, inaffrontabili slip bianchi compresi. Avevo solo 24 anni... sommandoli ad un’evidente immaturità emotiva e ritardo mentale mi collocavo ad un’età cerebrale effettiva di circa 17 anni. Se poi ci aggiungiamo l’endorfina, l’innamoramento e lo squilibrio ormonale che mi provocava la sua esistenza al mondo, potremmo anche in qualche modo giustificare tutto quello che è venuto dopo. E cioè:
-           Ho fatto il conto delle date di nascita. La mia somma era =28 (togliendo il 1900 iniziale), la sua anche. Poi mi sono accorta che la sua era uguale a 27 ma la cosa non mi ha minimamente turbato, perché ormai quel piccolo errore aritmetico mi aveva totalmente fuso il cervello
-           Ho stilizzato nella mia mente il 28 e sono giunta alla conclusione che l’8 è il simbolo dell’infinito che tende verso l’alto, mentre il 2 siamo noi.
-           Io e mia madre abbiamo 28 anni di differenza
-           Il mio ciclo mestruale dura 28 giorni
-           Sono andata a fare una serie di approfondite ricerche su wikipedia per scoprire che:
o    28 è un numero perfetto. È la somma dei primi cinque numeri primi, infatti 2 + 3 + 5 + 7 + 11 = 28.
o    È un numero idoneo
o    Il più lungo anello di numeri socievoli è composto da 28 elementi
o    È un numero felice
o    È un numero palindromo nel sistema di numerazione posizionale a base 3 (1001).
o    È il quarto numero magico in fisica nucleare
o    È il numero dei denti nella dentizione mista.
o    È il numero delle falangi, falangine e falangette delle dieci dita.
o    Con cadenza regolare di 28 anni, si verifica la ripetizione del calendario di un anno: i giorni delle settimane sono infatti corrispondenti.
o    Nella teoria dei bioritmi di Swoboda e Fliess, il ciclo Emotivo dura 28 giorni e influenza i sentimenti, l'umore, l'intuizione e la creatività. I giorni critici del ciclo Emotivo sono il 1º e il 14º: il primo giorno, la fase è in ascesa e perciò cresce più l'irritabilità che lo stato depressivo. Il quattordicesimo giorno, invece, la fase è in discesa verso sentimenti di incomprensione e di frustrazione. Nei due giorni, c'è una certa sollecitazione bulimica della pulsione orale.
o    È il numero delle consonanti dell'alfabeto arabo.
o    Il primo verso della Bibbia è composto da 28 lettere ebraiche
o    La cupola del Pantheon è composta da 5 ordini di 28 lacunari ciascuno
o    Nella Smorfia il numero 28 sono i seni (cosa che ho affrontato con notevole dignità, nonostante l’inadeguatezza del simbolo)
o    Nel film Donnie Darko l'universo sarebbe collassato dopo 28 giorni
E tanto altro.
Dopo aver scoperto cosa fossero i numeri felici, idonei, socievoli e i numeri magici della fisica nucleare mi sono concentrata più sull’aspetto mistico, per quanto anche la matematica e la fisica spinta abbiano del magico, ma mi risultava troppo complesso. Sono più da favolette popolari di semplice comprensione. Quindi mi sono buttata sulla mistica per scoprire quello che mi è parso di aver sempre saputo.
Le interazioni composte dai numeri vanno al di là di un mero calcolo quantitativo. 
Infatti da un punto di vista spirituale l’uno rappresenta l’unico, cioè l’unicità della divinità; il due non proviene dal raddoppiamento dell’uno, ma dalla sua divisione. Il due divide e rompe l’armonia dell’uno, e il ritorno all’unità si ha con il tre, cioè con il percorso inverso. Fatto che spiega come il tre, il 
triangolo, la triade, siano espressioni dell’unità. In tutte le tradizioni antiche i Numeri sono sacri, proprio perché permettono di comprendere l’ordine delle cose e le leggi del cosmo. 
 28 = 2 + 8 = 10 = 1 + 0 = 1; il Numero ventotto è dunque l’espressione dell’unità primordiale. Ma è anche composto di 4 x 7, apparentato alle quattro fasi della luna. 
I Numeri pari hanno una polarità femminile, quindi sono passivi e rappresentano degli stati dell’essere, mentre i Numeri dispari, con polarità maschile, sono attivi e rappresentano degli avvenimenti. 
Il Due, come diade, è l’espressione della dualità. In una visione dualistica del mondo si ha la separazione del principio materiale dal principio spirituale, e il numero Due è l’incarnazione degli opposti: maschile/femminile, giorno/notte, terra/cielo, ecc. Essendo un principio duale, indica sia il contrasto, la polarità, sia il tentativo di conciliazione. Quindi il Due può essere considerato un numero ambivalente: nella sua funzione positiva cerca di riconciliare gli opposti, per ritornare all’unione ed è indice di saggezza, come ricerca attiva di una perduta armonia, oppure ha un carattere negativo se porta alla rottura dell’unità con la netta divisione dei contrari. Il numero Due, ci porta all’interno di una differenziazione, non multipla, bensì fondata su un conflitto binario che comporta un’esclusione e una spaccatura: vero o falso, bianco o nero, ecc. La linea è la figura geometrica raffigurante il due; infatti si ha un collegamento con il simbolismo della croce nella coppia della verticale e dell’orizzontale: la linea orizzontale indica lo sviluppo materiale, mentre quella verticale l’elevazione spirituale.
Nell’Antichità il numero Due era attributo della Grande Madre Terra.
Invece per l’8 abbiamo l’infinito (come giustamente intuito dalla vostra umile serva). E l’infinito è indissolubilmente legato al Karma, alla fecondità e alla prosperità. Il numero Otto, quindi, come simbolo dell’infinito, del riflesso dello spirito nel mondo creato, dell’incommensurabile e dell’indefinibile. Dal punto di vista prettamente esoterico, il numero 8 simboleggia la Giustizia rappresentata da una bilancia con due piatti e trasposta nell’intelletto che si eleva oltre ciò che è terreno. 
L’Otto è anche il numero che simboleggia la morte, in termini di transizione e di passaggio.
La rappresentazione del numero Otto si palesa anche nell’archeologia sacra dato che l’Otto viene universalmente considerato il numero “difensore” dell’equilibrio cosmico. Nella cultura orientale, soprattutto quella legata alla religione, troviamo templi costruiti su pianta a base ottagonale, ovvero sulla figura che fa girare la ruota del centro stesso dell’universo. Sin dai tempi antichi, il numero Otto è considerato sacro nel paese del Sol Levante rappresentando una quantità immensa ma allo stesso tempo non definibile. Lo stesso territorio nipponico veniva rappresentato dal numero Otto dato che, come ben sappiamo, è costituito, oltre che dalle quattro isole maggiori, da un numero enorme di isole e isolotti.
Nella dottrina cristiana, l’ottavo giorno rappresenta la trasfigurazione e il Nuovo Testamento. Dopo i sei giorni della creazione e il settimo di riposo, l’ottavo simboleggia la resurrezione del Cristo e dell’uomo stesso annunciando quindi l’eternità. Nella filosofia orientale, l’interazione cosmica dello Yin e dello Yang realizza le cosidette “Otto forze della natura” e queste, nel loro insieme, danno forma agli otto trigrammi del bagua (o pakua) che, a loro volta, danno origine ai sessantaquattro esagrammi dell’I Ching.


Forte di tutte queste interessantissime, fondatissime e approfonditissime conoscenze, senza grossi sforzi, il mio inconscio ha trovato il suo punto di equilibrio, il centro di gravità permanente, la provenienza e la destinazione mistica che mi consacrava a questo tenero paffutello di mezza età. Da allora mi sembrava di essere positivamente perseguitata dal 28. Ogni volta che guardavo l’ora i minuti erano 28. Ogni volta che guardavo la targa di una macchina c’era di mezzo il 28. Numeri di telefono, numeri civici, numeri dei cedolini delle raccomandate, numeri al banco dei salumi, numero della pista di atterraggio, numero della tangenziale, numero dello scontrino… vedevo il 28 ovunque. Ogni 28 del mese, matematicamente mi arrivava un suo messaggio (eravamo ancora ai tempi dei sms). Ricordo perfettamente il toc-toc-toc del mio vecchio dumb phone e il cuore in gola ad ogni messaggio. Ricordo anche che quando l’anno scorso ho compiuto 28 anni ho pensato che forse anch’io e mia figlia avremmo avuto 28 anni di differenza e forse mia figlia avrebbe avuto la stessa consistenza paffutella di suo padre.
Fra due mesi i miei 28 anni sono finiti. Non c’è traccia della bambina paffutella con grandi occhi e un grande appetito. Non c’è traccia del tenero paffutello di mezza età. Il nostro 28 è stato spezzato. Forse non è mai stato vero… forse, se proprio devo per forza dare un significato simbolico sempre a tutto, posso concludere che visto che fra 2 mesi avrò finito i miei 28 anni, vorrà dire che è giunta l’ora di chiudere anche questa porta.
La magia del 28 con noi non ha funzionato.



martedì 27 settembre 2016

.i hate humans.

Credo di essere una razzista. Se non fosse per l’educazione che ho ricevuto, probabilmente sarei dichiaratamente nazista.
Io odio gli psicopatici e gli isterici. Mi rendo conto perfettamente che è una malattia, che è come prendersela con uno che ha il raffreddore o la gastrite o l’artrite. Riesco ad essere tollerante con uno che continua a tossire o deve essere selettivo nel mangiare o riempirsi di insulina per sopravvivere. Ma non riesco proprio a sopportare gli schizzati. Quelli che reagiscono in maniera esagerata, imprevedibile, quelli che si compiangono o distorcono la realtà, non sopporto la gente dai gesti imprevedibili (e non sorprendenti). Mi scatta la violenza. Mi rendo conto che dovrei essere paziente, che ognuno sta combattendo la propria lotta, ma mi pare di capire che la gente stia usando questa storia per autoassolversi in maniera un po’ troppo generosa. Io li prenderei tutti a schiaffi. Proprio non riesco ad essere paziente e dirmi che si ha continuamente a che fare con delle diagnosi più o meno lievi. Io la mia merda me la mangio da sola, al massimo la vomito un po’ qua, prima ne riempivo la testa al mio ragazzo, ma non è che se ho la merda nel cervello sono autorizzata ad alitarla in faccia a tutti con arroganza giustificandomi con una presunta instabilità emotiva. Che cazzo è? Uno ha i complessi di inferiorità, quell’altro ha le manie di grandezza, quell’altro ha le manie di persecuzione, quell’altro ha l’eiaculazione precoce, quell’altra non scopa da mesi, quell’altro ha la moglie troia, quell’altra non riesce a rimanere incinta, quell’altro ha un rapporto problematico con la madre (che poi sta storia di dare continuamente la colpa del proprio malessere ai genitori mi sta proprio in culo. Dio cristo, hai 80 anni, ripigliati un attimo), quell’altro ancora è frustrato perché non vuole lavorare in un ufficio, quell’altro perché non trova un lavoro, quell’altro perché vorrebbe viaggiare e non può, quell’altro per sa il cazzo cos’altro… ma vogliamo smetterla?
Voglio dire, chiaro che la vita non è esattamente il regalo che ci saremmo aspettati di trovare sotto l’albero. Chiaro che siamo cresciuti in una società consumista che ci spinge ad essere perennemente insoddisfatti sia a livello materiale che emotivo, chiaro che il benessere e la relativa sicurezza e stabilità politica ci vizia al punto da poterci permettere il lusso delle lotte interiori e capricci di vario genere, ma siamo anche nell’era dell’individualismo signori, che per me è una delle più grandi conquiste della civiltà moderna, la quale prevede di farsi i cazzi propri e non disturbare gli altri con le proprie fottute malattie mentali. E invece no, invece il bisogno di protagonismo è più forte, abbiamo bisogno di essere cagati, compatiti o sgridati o analizzati, ma soprattutto cagati. Abbiamo bisogno di far sapere a tutti che stiamo di merda e lo facciamo in modi diversi, ma tutti ugualmente fastidiosi.
Ecco. Io non sopporto i depressi. Preferisco gli incazzati, i cinici, i nichilisti, ma non gli schizzati. E non ho alcuna intenzione di fingere la solidarietà. Se il tuo comportamento mi irrita, voglio potermi permettere il lusso di evitare la tua compagnia. A meno che tu non sia il mio capo ovviamente, in qual caso cerco di sorridere alle tue chiare manifestazioni di schizofrenia, con la solida certezza che negli occhi mi si legga il più profondo dei disprezzi.

Oh là.  

venerdì 24 giugno 2016




























capirsi
perdonarsi
lasciarsi.
lasciarsi andare
lasciarsi andare affanculo
lasciarsi andare affanculo ma con classe
e poi di nuovo capirsi
e provare a perdonarsi l'errore 

mercoledì 1 giugno 2016

il primo giugno dell'anno bisesto

Siedo piena di doni. è un mercoledì prima di quattro giorni di lunghe dormite e risvegli pieni di lunghi stiracchiamenti nel letto e lunghe letture nel sole. Un montatore mi ha portato delle bocche di leone. Una commerciale mi ha portato tre rose che profumano come la bulgaria. Un ragioniere mi ha portato mirtilli e lamponi e un altro ragioniere 7 ciliegie mature. amata e coccolata. Ho un moroso bellissimo e spettacolare e va tutto in una maniera spaventosamente bella.

Ma poi arriva il corvo dalle ali nere e mi porta via tutto il bello che ho. E mi arrabbio perché qualcuno, un paio di ali nere mi possono portare via tutto il bello che ho. Tutto l’amore che mi circonda e tutto l’amore che ho dentro. Me lo portano via con le migliori intenzioni... sto cercando un algoritmo che mi aiuti a risolvere questa situazione, ma non lo trovo. L’unica soluzione è quella del fu mattia pascal: fingersi morta e ricominciare a vivere sotto mentite spoglie. Inizio le giornate piangendo. Un po’ di gioia e un po’ di merda ma alla fine la domanda resta sempre… e io devo rispondere e devo rispondere in fretta e ho rabbia e paura e ogni tanto vorrei spararmi in bocca ed è una cosa contrastante e però non è bello essere felici ed essere costretti ad essere invece infelici e dover per forza piegarsi alle ali del corvo. Perdincibacco. 

giovedì 31 marzo 2016

rose e rosari

Per me è quasi scontato che la gente capisca con un solo sguardo che sono profondamente atea e soprattutto furiosamente incazzata con le religioni istituzionalizzate, che sogno la distruzione totale della chiesa cattolica, non sopporto i cattolici, non sopporto i valori cattolici, non sopporto il perbenismo cristiano e in sostanza odio tutti. A me la cosa sembra scontata, mentre, a quanto pare, per il resto delle persone non lo è.
In effetti traggo anche un po' in inganno.
Oggi, ad esempio, sul collo mi ciondola un medaglione con una croce stilizzata in smalto. E' un regalo. Un regalo molto importante per me, realizzato a mano dai ragazzi di strada di un centro di recupero in Georgia. Fatto da ragazzi che ho visto crescere, con cui sono cresciuta. Poteva anche essere una svastica, probabilmente me lo farei comunque ciondolare dal collo periodicamente.
A proposito di svastiche, ho da tempo sviluppato un pensiero parallelo rispetto alle croci. Nel senso che se a me la croce fa nausea nella sua simbologia, per quello che rappresenta, per i danni che ha causato, per lo schifo che fa, per la strumentalizzazione lunga secoli, per le crociate, l'inquisizione, l'umiliazione, gli indios, l'Africa che viene indottrinata per non usare preservativi e morire di aids, per la pedofilia, il riciclaggio di denaro, per costrizioni ortodosse, per aver sventrato, rovesciato, rincoglionito i vangeli, per non praticare quello che predicano, per tutto questo e molto altro, per me la croce è uguale alla svastica... perché se la svastica nella sua simbologia induista/buddhista è un simbolo positivo, smerdato poi dal nazismo, anche la croce è un simbolo positivo di base, ma totalmente smerdato dalle varie correnti del cristianesimo.
Autoassoluzione quindi nel portare la croce nonostante il totale rinnego del cristianesimo: la croce è un bel simbolo, in fondo.
Avevo una compagna all'università che portava imperterrita una borsa (di quelle di stoffa da bancarelle che noi della facoltà di sociologia portavamo in massa, conformandoci all'anticonformismo) con stampe della svastica e non vedeva l'ora di essere canzonata per poter aprire un lungo dibattito sul vero significato del simbolo. La stessa cosa varrebbe per la croce, se non fosse che è molto più socialmente accettata e generalmente non provoca una reazione aggressiva e di conseguenza non si presta come terreno fertile per dibattiti. Uno che indossa una croce, quindi, è automaticamente considerato cristiano praticante e stop, a ognuno le proprie considerazioni personali. Il cristianesimo, nonostante secoli di schifo, è riuscito a farsi accettare dai più, come una condizione tradizionalmente normale. Non condivisa da tutti, ma da tutti rispettata.
Tutto questo per dire che:
Stamattina, nel mio piccolo regno odorante di rose portate dal nostro pittoresco armeno libanese, è capitato un montatore che doveva andare nella nostra officina a smontare qualcosa. Prima che arrivasse il capo officina è passato del tempo e il personaggio mi è rimasto a pindolare davanti al bancone mentre io mi facevo allegramente i miei noiosissimi cazzi. Ad un certo punto, il capo officina è arrivato e si è portato via il montatore, il quale montatore, prima di andarsene, ha detto un "complimenti, per tutto". Io, nella mia vanità di ragazzina, abituata a stare in mezzo alla carestia da figa, ho sorriso con tutti i miei grossi e ormai ingialliti dentoni, pensando che quel "per tutto" fosse rivolto al fatto che la mia attività assomiglia a quella della dea Kali della moderna zona industriale, con un telefono per orecchio, una penna in bocca ed un'elica nel culo.
Smontato lo smontabile, il montatore ritorna per consegnare il badge. Nel gesto di consegna del suddetto badge, mi infila in mano qualcosa che ho visto essere azzurro e subito ho pensato a delle caramelle e invece.
Invece era un rosario azzurro di plastica.
E sсomparve il montatore lasciandomi nel più totale degli sgomenti.
Ecco, sono tutt'ora scossa da tutto questo, ma ora si pone un altro problema: cosa me ne faccio? Voglio dire, nonostante la mia totale assenza di religiosità, un minimo di retaggio ce l'ho ancora e buttare via simboli più o meno sacri mi sembra quanto meno irrispettoso. Cosa faccio? Già sto perseguendo una politica di minimizzazione oggettuale in previsione dell'imminente trasloco. Ok, un rosario non occupa molto spazio, però, un rosario più una cartolina più un peluche più un cd vecchio alla fine fanno volume. Al di là di questo, fosse almeno un oggetto esteticamente bello forse lo terrei, ma è terribile, probabilmente prodotto in Сina da lavoratori sfruttati che hanno maledetto quel Gesù di plastica azzurra. D'altra parte, "dimenticarlo" in treno, ad esempio, mi sembra controproducente perché è un po' come fare del proselitismo non invasivo. Vabbé che uno se non è credente, non è che trova un rosario in treno e inizia istericamente a pregare a cazzo, se invece uno credente lo è già, sicuramente ha in casa svariati rosarietti, magari anche quelli di legno di rosa (che a me piacevano un sacco, li aveva mia madre) o di variopinti cristalli super kitsch. L'ultima volta che sono stata a Roma era un carnevale di rosari, che devo dire, messi tutti insieme e perso ogni significato religioso, sono piacevoli allo sguardo (almeno al mio, che a detta del mio ragazzo, sono come gli indios che impazzivano alla vista di vetri colorati).
ok, mi è diventato un flusso di coscienza questo shock religioso.
vado a produrre. 

mercoledì 30 marzo 2016

vertebre compresse

a me l'idea di essere al centro dell'attenzione fa letteralmente vomitare.
ho sempre odiato festeggiare il mio compleanno perché bisognava dare troppi bacini a tutti e in generale bisognava essere la festeggiata, mi faceva cagare. i concerti di pianoforte erano forse meglio perché anche se avevo tutti gli occhi puntati addosso era solo come dover ingoiare un grosso pezzo di merda, ma poi mi dimenticavo dell'esistenza degli umanoidi intorno.
l'egocentrismo quindi non mi appartiene, odio parlare in pubblico, odio anche solo esprimere il mio pensiero in un gruppo che superi 3 persone. amo però i colori sgargianti, ma credo che i colori sgargianti siano un'espressione della mia positività (peraltro molto ben nascosta su altri livelli) più che di un desiderio di essere notata.
non sono mai stata particolarmente competitiva, non sono mai stata particolarmente coinvolta nei giochi, non me n'è mai fregato un cazzo se ero più bassa, più pelosa, più piatta, più goffa della media. non me n'è mai fregato un cazzo se qualcuno prendeva voti più alti dei miei, non mi importava essere la prima in niente.
c'è solo una cosa.
e la sto scoprendo adesso. 
mi fa ancora più schifo di tutto quanto elencato sopra, l'idea di essere una seconda scelta, un ripiego. mangio senso di umiliazione ogni giorno, anche quando non ci penso e sento le vertebre che mi si schiacciano dal peso di questa cosa con cui mi autoflagello.
ma a quanto pare è inevitabile. sarò sempre la seconda scelta di qualcuno. 
c'è stato un tempo in cui ero la prima, ed è probabilmente una sensazione di fattanza che non ritornerà mai più, ma che avvelenerà il resto che verrà. paradossalmente me l'ero predetta da sola nel pathos infuocato dei 20 anni. mi sono incisa nella mente che tutto il resto sarà solo una discesa. 
pare che il mio processo di crescita non sia terminato. sto aspettando con un sacco di ansia il momento in cui potrò dire di essere grande. grande nel senso di serena.

nel mentre continuo ad avere un cuore che batte contro un muro. 
è che la mia storia insegna che è completamente sbagliato convincersi che di là del muro ci sia la salvezza. perché la salvezza è dentro di me e vorrei quanto meno essere la prima scelta di me stessa, poi il resto andrà affanculo da sé.



martedì 29 marzo 2016

girovago


In nessuna
parte
di terra
mi posso
accasare

A ogni
nuovo
clima
che incontro
mi trovo
languente
che
una volta
già gli ero stato
assuefatto

E me ne stacco sempre
straniero

Nascendo
tornato da epoche troppo
vissute

Godere un solo
minuto di vita
iniziale

Cerco un paese
innocente

Parafrasi (per chi come me, manda sempre e tutto in vacca):
In nessun
luogo
della terra
posso stabilirmi
e sentirmi a casa
In ogni
nuova
città
in cui mi trovo
mi sento
privo di forze e disadattato
mentre
una volta
mi ci abituavo
E me ne stacco sempre
come uno straniero
[Voglio] godere
il momento
della creazione, il principio del mondo
risalendo le epoche
della storia e del tempo,
che risultano fin troppo vissute [e dunque corrotte]
Cerco un luogo incorrotto, la purezza originaria


eh unga ne sa a blocchi.
è che una che incarna sia il girovago sia la foglia d'autunno sia il porcodio è veramente difficile. e poi le poesie non risolvono niente. ha ragione mio fratello a dire che sono un piccolo principe senza pisello, per quanto stia, ormai da anni, cercando di inchiodarmi con i piedi per terra, come un cristo sottoproletario, alla fine mi trovo sempre, anche nelle situazioni peggiori, a pensare a poesiette, quadretti, immaginare di vivere dentro un caleidoscopio. probabilmente sono nata per drogarmi di acidi e non avere tutti questi pensieri pratico-logistici. non ci sto dentro. non ci sto dentro e pretendo che tutti gli altri ci stiano dentro che tutti gli altri siano coerenti che tutti gli altri mi diano il coraggio di fare quello che vorrei fare. e invece tutti gli altri sono parzialmente fottuti come me e mi sembra quanto meno disonesto da parte mia pretendere da altri quello che io stessa non sono in grado di fare.
vabbè ma mi sa che sono una testa di minchia.
a volte sogno di essere dichiarata pazza ed essere rinchiusa in una stanza dalle pareti morbide con dentro solo i libri. nessuno che si aspetta niente da me, nessuno che crede in me, nessuno che mi chiede conto delle mie azioni, solo le persone che amo che siano felici della mia semplice esistenza e basta. sarebbe figo. ma se l'opzione di farmi dichiarare pazza non è poi così improbabile, l'ostacolo insormontabile mi diventa il fatto che hanno abolito i manicomi.
io invece ho proprio bisogno di sbattere la testa contro delle pareti morbide.  

giovedì 24 marzo 2016

march

marzo per me è totalmente incompatibile con la vita.
non riesco davvero a capire come faccio ad essere viva.
ogni volta che scrivo /03 in una data mi stupisco che questo mese possa esistere nella mia vita, mi sembra di vivere al di fuori del tempo per 31 giorni consecutivi ogni anno.
e ogni anno ce la si fa, è solo come trattenere il respiro per un po'. 

giovedì 25 febbraio 2016

i sogni son desideri?

è la febbre
sono i sogni
faccio dei sogni che non dovrei fare.
portano male questi sogni.
esiste quella dimensione in cui un bel sogno porta una giornata da incubo.
questo è il caso.
vorrei spaccare i vetri con la testa e mangiarne le schegge.
ce l'ho incastrato dalle parti dell'ombelico, fottuto morfeo.
ho 30 anni, non posso fare ancora i sogni di una ragazzina.
 

lunedì 8 febbraio 2016

autodistruzione galoppante


Io non ho paura di niente. Davvero! Ho solo degli attacchi di panico ingiustificati. Attacchi di panico che mi distruggono l’organismo. Comincio a sentire le ginocchia molli, la tachicardia, l’adrenalina e agisco in maniera incomprensibile a me stessa, prima di tutti.
Ci sarà un cazzo di modo per liberarsene? Divento veramente ingestibile quando comincio ad agitarmi. E gli umani sono degli animali, fiutano la paura. Chi vuole aggredire aggredisce, chi dovrebbe sostenere, sente l’imminente morte dell’anello debole e l’abbandona.
vorrei rinascere struzzocazzo

lunedì 1 febbraio 2016

nuove frontiere dell'herpes


Arriva il momento in cui i caffè smettono di funzionare. Il mio cervello smette di funzionare e tutta l’energia vitale è concentrata nel tenere aperte le palpebre. Il solco tra le sopraciglia diventa profondo, gli angoli degli occhi si abbassano e arrivano circa alle ginocchia.
Ho sonno. Vivo continuamente avendo sonno. Oggi qua nella già terribile pianura padana è una giornata tra le più uggiose della storia. Stamattina sembrava di viaggiare nel nulla, capitata per caso in un film di Tim Burton. Macchine che si perdono nella nebbia ed è tutto grigio grigio grigio grigissimo. A fianco ho questo essere molto simile ad un goblin che parla per frasi fatte in stile Osho.
Sono di nuovo a rischio herpes. In realtà sono perennemente a rischio herpes, solo che talvolta me ne dimentico. La mia mente partorisce dei scenari apocalittici con gigantesche e mostruose eruzioni di enormi bolle piene di pus e vermi che mi sgorgano dalle labbra. Nella peggiore delle ipotesi i suddetti vermi nuotano nel pus che mi sgorga dalla vagina. Perché c’è anche l’eventualità dell’herpes vaginale trasmesso per via orale. È decisamente vero che l’eventualità è a dir poco remota vista la frequenza, ma visto il principio per cui ci succedono esattamente le cose di cui abbiamo paura, la probabilità di avere uno scenario da Tim Burton in mezzo alle gambe è tutt’altro che inimmaginabile.
No ma a questo punto quasi quasi mi vado a fare un altro caffè a vedere se sono ancora in tempo per rimediare a questa tragedia cosmica.

sabato 15 agosto 2015

viscere.

Ho una relazione senza viscere. Una relazione sviscerata. Il ciclo è sempre lo stesso da più di 10 anni a questa parte, fa quasi paura a pensarci. Funziona più o meno così:
Mi conosci e rimani totalmente abbagliato, dalla mia bellezza nascosta, non volgare e decisamente fanciullesca. Rimani abbagliato dalla mia vita pittoresca, i viaggi, le esperienze, il coraggio. Rimani abbagliato dai miei gusti in letteratura, arte, musica, cinema, presa di posizione apolitica e ragionata, spiritualità pagana ed esoterismo spinto. Ti innamori. Pensi di non voler altro, di aver trovato la ragazza complicata, ma bella, ma giusta, ma divertente, ma fine, ma alla mano, comprensiva, non troppo sdolcinata, ma sensibile, ma educata, ma non troppo borghese. La scopi a sangue. Ti fai un bel periodo di nuvolette quando immagini i tuoi figli con in faccia i suoi occhi e tutti gli ostacoli sociali legati alla sua provenienza, eccentricità, carattere del cazzo, sembrano ampiamente superabili. Poi io mi rilasso. Tiro fuori le mie orrende nudità, paure, paranoie, tristezze, nodi non ancora sciolti, ti sotterro di pretese, di cose che non vanno bene, non ti faccio sentire apprezzato, mi blocco, voglio cose che non puoi darmi, ti svalango addosso tutto il peso delle mie aspettative. Ti metto in mano il mio cuore e ti dico “ok ora è tuo, per favore fammi felice”. A quel punto ti scendono i coglioni. Sfiorano l’asfalto e cominci a vedere i miei mille difetti. La misantropia, l’associalità, la tendenza all’inganno, l’ambiguità, l’instabilità mentale e emotiva, tendenze depressive, psicopatia, il mio attaccarmi ad ogni virgola per farne un dramma. Nel mentre io sono fottuta, perché penso che tu sia in grado di aiutarmi. Che proprio tu sei nato per aprirmi, rilassarmi, darmi una certezza, un rifugio, una promessa. Ti senti la responsabilità sulle spalle e i coglioni cominciano a sanguinare. Ti allontani. Troppo peso. Scatta il meccanismo di sopravvivenza psicologica. Non vuoi addossarti 43 chili di complicazioni. Non ce la fai. Hai ancora un barlume del bene che mi volevi, ma proprio non riesci. Ti appesantisce la mia esistenza nella tua. Alla fine io mando affanculo tutto, oppure mi faccio aiutare da te. Un meccanismo ormai comprovato. E lui poi mi dice “sei talmente innamorata della tua tesi per cui tutti te lo devono mettere nel culo che ormai non riesci a credere ad altro”. Eh grazie al cazzo! Dimmi se non è vero! Non che qualcuno me lo voglia mettere nel culo (forse letteralmente anche sì), ma è che nessuno ha voglia di restarmi vicino anche nei momenti più bui, aspettare che il buio passi per tornare a brillare insieme. Nessuno riesce a superare la prova del momento in cui decido di consegnarmi tutta, con tutta la mia bruttezza, nelle mani di una persona. Forse la soluzione è restare in superficie. Non consegnare niente a nessuno, rimanere brillante, divertente e ninfomane. Ma è che io di una relazione così non me ne faccio un cazzo. Non sono mica una cabarettista del cazzo. Ho bisogno di qualcuno che sia in grado di rimanermi accanto anche e soprattutto quando sono insopportabile, quando costruisco muraglie di ghiaccio, mi chiudo, sputo sentenze, avveleno l’aria intorno a me. Ho bisogno di qualcuno che abbia la forza di rimanere, di abbracciarmi anche contro la mia volontà. Di prendermi a schiaffi e dirmi “sono qua, sono con te e voglio restare con te, anche se sei una merda e non sei quello che sembravi e invece ti voglio esattamente così.”
Ma a quanto pare è impossibile. Non sto facendo di tutta l’erba un fascio, per l’amor del cazzo! È che io sono attratta da persone senza coglioni si vede. O da persone che non riescono ad innamorarsi al punto di superare questo primo scoglio. Al primo scoglio scatta il sacrificio dei cuoricini e sogni e risate. Arriva il buio, il lamento, il muro, la tensione, la mia paura di aver sbagliato di nuovo. Ormai potrei inaugurare un cimitero di un certo spessore con su tutte le croci e le facce che ho amato, che mi hanno amata, hanno creduto di amarmi, hanno provato ad amarmi, ma non ci sono riuscite.
Amen.

   

giovedì 30 luglio 2015

Come perdere lavoro e moroso nel giro di un mese.

Siamo nell'era in cui vanno molto di moda gli elenchi. Le 10 cose che fanno impazzire gli uomini a letto. Le 15 domande che dovreste porvi prima di acquistare una mutanda a badile. Le 8 frasi che dovreste ripetervi prima di andare a cagare, ecc.
Ecco. Io non ho un elenco delle cose che bisogna fare per perdere moroso e lavoro nel giro di un mese.
Ma l’ho fatto. Quindi non posso proporvi una guida articolata al momento. Forse l’unica risposta sarebbe questa: ama alla follia il tuo lavoro e lo perderai. Ama alla follia il tuo moroso e lo perderai. Un’altra formula di altrettanto successo potrebbe essere: ama alla follia il tuo lavoro ma continua ad impuntarti sulle disonestà del tuo capo, e lo perderai. Ama alla follia il tuo moroso ma continua a chiedergli cose che nessun uomo al mondo può darti, e lo perderai. Ecco. Così mi sembra più completa come definizione. È stato semplice in fondo. Aspetti un uomo da due anni, lo conquisti e poi nel giro di un anno lo lasci perché non ti sembra innamorato quanto dovrebbe. Aspetti per tre anni di diventare capo area al lavoro, ottieni il posto e lo perdi perché cominci a dire al tuo capo tutto quello che sbaglia e dimostrargli il tuo disprezzo. Davvero, in fondo è semplice. Cioè è semplice anche in superficie. Basta pretendere sempre di più e si finisce per perdere anche quello che si ha.
In quest’aria umida e afosa e bollente, quello che mi servirebbe è un ghiacciato bagno di realismo e umiltà.
Ora, gli effetti collaterali:
1.       Perdita del lavoro: è stato abbastanza devastante, visto che sono stata sposata con questo lavoro per 4 anni e visto che ho scoperto per puro caso che verrò defenestrata. La sensazione prevalente era la rabbia. Per ora nessuna nostalgia. Tanta rabbia e voglia di picchiare il capo.
2.       Perdita del moroso: sono solo al secondo giorno quindi è un po’ più difficile definire la situazione. L’unica cosa che sento concretamente è la nausea e la mancanza di aria. L’unica cosa che riesco a fare bene è dormire per delle ore infinite per poi alzarmi gonfia in faccia e sgonfia nel cuore. In realtà il dormire bene è artificialmente supportato da goccioline sedative. Quindi non posso nemmeno spacciarlo per un mio successo personale.
La parte più strana per il secondo punto è che non riesco a parlarne. Ad esempio non riesco a dirlo a mio fratello. Mi viene da vomitare a pensare che devo dirlo o spiegarlo a qualcuno. Mi è già toccato con le amiche. Due volte. Entrambe le volte mi è stato detto che avevo ragione. Non per questo sto meglio. Entrambe le volte che ne ho parlato mi veniva da vomitare. Bisogna ancora dirlo ad un’amica, ad un altro gruppo di amici, alla madre, alla zia, alla cugina, al fratello, all’amica negli States, all’amica nei Balcani e poi bisognerebbe dirlo anche a me stessa. Forse la nausea è provocata dal fatto che nel momento in cui lo dico sembra più vero e soprattutto perché parlarne non mi aiuta perché non è che ci sia una soluzione. Bisognerà aspettare che la nausea passi. Che l’aria torni ad essere respirabile. Nel mentre ascolto Lou Reed, nuoto nell’umidità della bassa veronese, passo i giorni costringendomi a leggere senza capire una parola di quello che mi passa davanti agli occhi. Tranne quel capitolo che parlava di Istanbul. Perché mi piace farmi del male e ad Istanbul ci siamo andati insieme e mi immaginavo di leggerlo a lui. Ho provato con lo shopping terapeutico, appurato che non sono più in età da droghette ho pensato di provare con metodi consumisti delle ragazze della mia età. Non ha mica funzionato. È anche partita una canzone di quel tipo delle vibrazioni sull’estate e l’amore che lui mi aveva dedicato facendo chiare allusioni erotiche.
Quindi ecco. Stringere i denti e non scrivere nessun messaggino sbronzo o disperato o amorevole o finto errore di invio (questa poi è la peggiore delle versioni della disperazione umana: il messaggio “partito per sbaglio” è parecchio disgustoso). Stringere i denti, mordere il cuscino e non scrivere, non chiamare. Anche perché non è che mi prendi per il culo. Oggi mi molli e dopodomani mi dici che scherzavi. Dai, facciamo 65 anni insieme, sembra un po’ squallido come comportamento. Eppure.
Eppure.
Eppure.
Eppure in un mese è possibile sputtanare la propria vita. Ed è anche molto semplice.

martedì 3 febbraio 2015

yoga hangover

come la maggior parte di impiegati d'ufficio frustrati, anch'io sono giunta al punto in cui ho deciso di sfogarmi con mediocri metodi miseramente importati dall'oriente. Mi sono iscritta in palestra e frequento corsi di step, gag, pilates e yoga. In realtà sono stata spinta dal fatto di essere diventata un cesso in faccia (con la speranza che non succeda lo stesso anche al corpo), dall'avvicinarsi dei trent'anni (con conseguente rinforzo da parte della forza di gravità che, dicono, mi farà cadere il culo per terra esattamente allo scoccare della mezzanotte del mio trentesimo compleanno) e da alcune evidenti cadute di stile da parte della mia salute generale.
La lezione di yoga si svolge in un'ambientazione decisamente ridicola. In una palestra di S. Bonifacio, un insegnante con uno spiccato accento veneto, si è convinto di essere il guru ayurvedico della mia minchia e continua a pronunciare paroline buddhisteggianti (con uno spiccato accento veneto) e invita i partecipanti (dallo spiccato accento veneto) a ripetere con lui il mantra... ecco. Per fortuna a yoga ci vado da sola, perché mi costa veramente una gran fatica non mettermi a ridere e se ci andassi con qualcuno che conosco faremmo sicuramente delle figure di merda di dimensioni epiche. Anche perché questa gente ci crede davvero nella posizione del cane che guarda per terra e in quella del guerriero disteso!
A parte questo: le lezioni di yoga si svolgono dalle 21 alle 22. In realtà la pratica è davvero molto rilassante, non ti fa venire il fiatone, non ti fa accelerare il battito, non ti fa sudare, stancare e soprattutto, alla fine della lezione stiamo distesi al buio a rilassarci in silenzio per 5 minuti. Quindi la cosa non dovrebbe influire sul sonno, se non conciliandolo. Ma non è così: arrivata a casa non riusco a dormire fino alle 3 del mattino. E ieri, non so da quale tasca del mio inconscio, è riaffiorato il mio morosino di quando avevo 14 anni. Dopo un'attenta ricerca su facebook, l'ho trovato. L'ho trovato sposato e con due figli.
Ma ora devo lavorare un po'. Gli sviluppi e le ferite di 13 anni fa le rimandiamo al prossimo post, che probabilmente non scriverò.

lunedì 3 novembre 2014

1041

Per una persona incapace di stare insieme ad altri umani per più di 4 ore di fila è davvero difficile arrivare al punto in cui ami una persona con tutta te stessa ma il tuo carattere di merda non ti permette di goderne a pieno. 
Come si chiama la sindrome per cui ami una persona, ma riesci ad amarla di più quando non la vedi? Come si chiama la sindrome per cui al telefono riesci ad essere brillante, mentre dal vivo diventi noiosa e rompi coglioni? Quali sono gli esercizi da fare per riuscire ad amare come tutte le persone normali non solo nella mia testa ma anche nei gesti quotidiani della convivenza?  Come si fa a rendere i nostri giorni colorati anche dal vivo e non solo nelle rispettive teste?
Fai la scazzosa per tutta la domenica e poi lunedì mattina vorresti scrivere tutte le tenerezze del pianeta a questo povero cristo che non sa neanche lui in che guaio si è cacciato introducendoti nella sua vita. E ti senti ridicola e vorresti picchiarti o strisciare con la faccia sull’asfalto dalla rabbia. Perché hai esattamente quello che volevi e adesso non riesci più a godertelo e non perché lui si è rivelato diverso da quanto ti immaginavi, ma perché tu sei invece esattamente la testa di cazzo che eri a 17 anni e nonostante tutta la merda che hai mangiato, nonostante tutte le esperienze viste e vissute, nonostante pensassi di essere ormai pronta per una relazione matura e tranquilla, nonostante credessi di avere più pazienza, più calma, più autonomia cerebrale, ti ritrovi a fare esattamente gli stessi errori. Solo che quando avevi 17 anni passavi per una testa di cazzo di 17 anni e per quanto stupida potevi quanto meno essere giustificabile in qualche modo, ora però a 27 anni, con un mucchio di esperienze alle spalle non sei più giustificabile. Andrà a finire che scleri e ad un certo punto manderai tutto all’aria per il semplice motivo che tu non sei in grado di godere di una relazione. Sei fatta per vivere nel tuo mondo immaginario perfetto e non sei in grado di affrontare la realtà. 
Non so cos'altro dire. Non so cos'altro pensare. Vorrei correre indietro e rifare questo weekend. Vorrei correre indietro e rifare tutta la mia vita. Vorrei chiamarlo e dirgli che in fondo non sono così. Che so essere gioiosa e non sempre musona. Che non mi nutro di paranoie ma anche di amore che se tutto questo mi sta succedendo è solo perché sono pazza di lui. 
Non può essere che nella mia testa vedo tutto chiaro e so come dovrei comportarmi e so sempre dare degli ottimi consigli e invece poi nella realtà mi comporto come una deficiente.
Vabbè a questo punto tanto vale rilassarsi. Fare dei lunghi respiri e rilassarsi. Se ho perso dei punti ai suoi occhi me ne farò una ragione. Se riesco proverò a recuperarli, se non riesco manderò tutto a puttane. Andrà tutto come deve andare e io non sono in grado di cambiare le cose. Cioè ne sarei anche in grado probabilmente visto che tutto dipende da me. Ma visto che non ho controllo su me stessa lascerò che la mia personalità faccia il suo corso e arrivi a un qualche punto. Or it goes or it splits (o la va o la spacca).

martedì 9 settembre 2014

nuovi stili d'insonnia

non si capisce bene cosa cazzo succeda in realtà. 48 ore praticamente senza sonno  e dopo negoziamo a tavolino che la domenica si dorme, almeno un paio d'ore, dai.
Certo.
Si dorme.
'Vai via M, mi fai venire i brividi fino al buco del culo.'
Passiamo la notte nel dormiveglia, a lanciarci sguardi semi-addormentati nel buio "ehi, ma non dormi?". Mi rannicchio in mezzo alle sue tenere carni calde, poi ho caldo, soffoco, lui mi abbraccia e profuma di biscotti appena sfornati e tenerezza. Ci allontaniamo, perché dai, domani è lunedì, bisogna alzarsi alle 6, bisogna affrontare la settimana, il lavoro, le persone, il mondo... 20 minuti di sonno e poi ricominciamo questo calvario di emozioni che non finiscono.
Perché non riesco a dormire tranquillamente vicino a te?Sarò mica ancora così profondamente scossa da questo avvenimento magico nella mia vita? 
Per quanto durerà ancora questa cosa che anche inconsciamente, anche quando sto morendo di sonno, il mio cervello non mi permette di addormentarmi per poter bere ogni secondo vicino a te?
Quando riuscirò a stabilizzare il mio cervello?
No perché a me serve dormire, soprattutto prima di una settimana di lavoro, soprattutto prima di farmi 3 ore di viaggio, soprattutto prima di vivere. 
Poi mi sveglio nel mio letto con lenzuola rosse e federe blu, bella riposata e ringiovanita e fanculo. Sarà anche vero che nelle tue vicinanze non si dorme un cazzo, ma la figata di vedere il tuo musetto di primo mattino va oltre le esigenze di sonno del mio fisico. per ora.