Visualizzazione post con etichetta verfremdungseffekt. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta verfremdungseffekt. Mostra tutti i post

giovedì 12 maggio 2022

Vergangenheitsbewältigung

prendere ogni foto

tutti i selfie dal water, dal furgone, dall'ufficio

tutte le facce sceme

sorrisi

bacini schioccanti

parole che comprendevano solo due persone al mondo

inflessioni

storpiature del tedesco

storpiature dell'italiano

storpiature dell'inglese

storpiature del georgiano

ogni battuta

ogni "non bevi il caffè dopocena?"

ogni furtiva carezza al panettoncino

ogni incastro fisico, spirituale, oculare

ogni canzone, articolo, libro, vignetta, meme, mostra, concerto, sentiero percorso

ogni silenzio, scazzo, bestemmia, scornata

ogni risata del mattino

ogni lista dell'oltreuomo, carbonara, tg la7, birrette, tovagliette verdi, "alza la musica valà"

ogni 7:14 del mattino

prendere tutto questo, insieme alla valanga di cose non dette, offese, ferite, lacrime.

sistemare tutto con la meticolosità di Marie Kondo.

ciascuna cianfrusaglia in un adeguato contenitore.

riordinare

dipanare la nebbia

e superare.

non buttare via

non dimenticare

non rinnegare

ma superare

andare avanti senza questo struggente bisogno di correre a condividere ogni minchiata

andare avanti senza questa nostalgia

andare avanti senza rabbia, delusione, tristezza

andare avanti senza più aspettarsi alcun colpo di scena

superare

fare pace

rassegnarsi

insomma, chiamala come vuoi, ma fa qualcosa per l'amor del cazzo!


domenica 21 marzo 2021

lampadina spenta

 

Strano, no? 

Ami un uomo. 

Lo ami tutto. 

Ami le sue idee, la sua voce, ami i suoi pallidi piedi sturzellati, i suoi polpacci da vichingo che proseguono in alto con delle coscette ciccione che si incontrano verso l'inguine creando fastidiosi attriti con mutande e pantaloni. 

Ami i suoi bianchi maniglioni antipanico, quell'assurda distribuzione dei peli sul petto: ché, non s'è mai visto un uomo con peli a chiazze. 

Ami le sue spalle larghe e il modo in cui le muove con disinvolta cazzutaggine, quando cammina. 

Ami il suo collo, leggermente raggrinzito ormai, che emana una gamma di odori ben classificati: dall'odore da sonno, all'odore di falegnameria, all'odore di Davidoff, all'odore sudato, all'odore del peccato post coito. 

Ami i suoi capelli, tagliati da marines sbronzo, da bimbo minchia, arruffati e leggermente brizzolati, ami anche la piazzola di calvizie che va arrogantemente formandosi. 

Ami le sue mani ruvide, utili a fare lo scrub e un milione di altre cosacce. 

Ami le sue idee radicali, le sue utopie, la sua rabbia contro il sistema, la sua patologica onestà, il suo essere autistico, la sensazione di tenerezza e angoscia che trasmette, quando inizia a dondolarsi nel letto. 

Lo ami anche mentre litigate, anche mentre gli fai docce di veleno, risentimento, delusione e rimproveri. 

Ami la sua luce, ami la luce che accende dentro di te. 

Ami le sue carbonare, ami la domanda dopo cena: "vuoi il caffè?" ripetuta ogni volta, per anni. 

Ami i suoi messaggi vocali con quella voce che ti genera in testa pensieri poco ortodossi. 

Ami praticargli delle cose poco ortodosse, anche dopo anni. 

Ami le sue manie. 
Lo trovi arrappante anche quando piscia da seduto o quando si mette la calza da vena varicosa.
O quando se ne esce con quella tutina da bici inaffrontabile con il bonus dello straccio da cucina intorno al collo
Lo scoperesti a sangue anche allora.

Succede. 

Raramente, ma succede di trovare una persona così. 

Raramente succede che di una persona non ti faccia schifo nemmeno la sua merda. 

Raramente succede che una persona ti susciti rispetto e orgoglio anche quando la prima cotta è passata. Raramente succede che una persona riesca a farti ridere esattamente nel modo in cui hai bisogno di ridere. 

Raramente una persona sa farti sentire desiderata anche quando sei oggettivamente sciatta e imbruttita dal preciclo. 

Raramente, ma succede. 

Succede poi che lo stesso uomo che ami così e in un milione di altri modi, che ti ama e ti avvolge nella sua premura, come fosse una coperta calda, riesca ad ucciderti.

Con metodo, perseveranza, giorno dopo giorno, negandosi, distruggendo i tuoi sogni e le tue speranze. Nascondendosi da te, fuggendo dalla vostra vita, chiudendo le porte, socchiudendole per poi sbattertele di nuovo in faccia. Dimenticando i tuoi dolori, dimenticando anche i suoi. Mettendo al primo posto tutto il resto, procrastinando fino all’infinito. Smorzando qualsiasi entusiasmo, facendoti sentire sbagliata, mediocre, squallida, ridicola.

Ignora la parte più complicata di te. 

Ama solo la parte scema, divertente, sarcastica, maiala, ma non riesce ad amare e provare a salvare la parte più difficile della bambina vulnerabile e sola. 

Non lo fa. 

Non ci riesce. 

Non vuole. 

Preferisce andare a fare la legna, abbandonarti sola nella sua casa, mentre risolve cose più risolvibili. 



Ti ritrovi poi a non capire e continuare a farti la stessa domanda da mesi, da anni: come è possibile che una cosa così grande venga buttata via?

Cerchi una definizione: sarà egoismo? Paura? Pigrizia? Sarà che ti ama solo a pezzi, senza volerti concedere di entrare nella sua vita? Fiumi di parole, lacrime, urla, bestemmie e nessuna risposta. Vorresti almeno avere una risposta, anche crudele. Un NO, NON TI HO VOLUTO. E invece è un TI HO VOLUTO, MA NON A SUFFICIENZA. E senti di nuovo le lacrime salire… allora era tutto finto?

E piangi di nuovo, piangi e sbatti la testa, perché sembra un peccato mortale togliere al mondo quello che eravate, togliere a voi, quello che eravate, quello che potevate essere, dei sessantenni che si prendono in giro e si danno i morsetti sul culo a vicenda. E ti incazzi, perché anche i ricordi svaniranno e rimarrà solo una cosa lontana, bella sì, ma lontana con ormai nessuna connessione alla realtà. Non avrai più quella piccola lampadina accesa di orgoglio, perché hai il ragazzo migliore al mondo. Il più giusto, il più premuroso, il più buono, il migliore a letto, il migliore in cucina e che sapeva calmarti con un abbraccio.

Lampadina spenta.

Sigaretta accesa.

martedì 22 dicembre 2020

di nuovo

Quand’è che passa la nausea da nostalgia? 

Quand’è che finisce questa pentola di merda che mi devo mangiare a piccole cucchiaiate? 

Quando smette di farmi male in fondo alla gola? 

Quando smetterò di riascoltare messaggi vocali con bacini a schiocco e piangermi addosso come una vecchia rammollita del cazzo? 

23 giorni di assenza. 

Ho passato mille mila anni a sentire questi bacini a schiocco quasi ogni giorno.

E proprio non riesco a capire come possa essere che un amore così grande svanisca nel nulla. 

Non riesco, non voglio credere che sia possibile.

Non voglio che la vita sia così e che serva andare avanti. 

Come cazzo si fa?

Entro

Esco

Rido

Leggo

Mangio

Mi preoccupo di cose

Comunico

ma sono svuotata di senso 

quand'è che finisce questa nausea?

venerdì 4 novembre 2016

la nausea

Ho riletto “la nausea” di sartre: signori miei, che strazio. Per finire bene poi ci ho letto dietro “lo straniero” di camus e poi ho capito che basta, adesso manca solo affilare una bella lama e introdurmela in mezzo ai polmoni con lenta decisione.
Al di là di questo è inutile sviluppare il pensiero per cui mi sono riconosciuta sia in nausea sia in straniero. Continuo a pensare che, quando qualche mese fa stavo traslocando per l’ennesima volta, i miei libri sapessero già quale fosse l’ordine giusto in cui si dovevano mettere in fila per capitarmi in mano esattamente nel momento giusto. Così fu. Ogni libro sembro io, in versione intelligente, che mi sbatto in faccia terribili e penose verità sulla mia esistenza. Sarà essere egocentriche…

In questi giorni sono stata vinta dalla nausea, di nuovo. Vado a vedere un appartamento che potrebbe farmi da rifugio per il prossimo futuro e mi sento possedere dalla nausea. All’idea di altri odori, altre prospettive, altri spazi, altre notti in cui mi sveglierò senza capire dove sono, altri suoni, altri vicini, stessa solitudine densa e prepotente… mi viene la nausea. Dentro. È una sensazione terribile, sento un magone ruvido che comincia a salire dalla gola e perdo il senso del tutto. Mi sento totalmente assente nei confronti degli oggetti, del presente, della mia vita, delle persone che mi vogliono bene. Così fuggo. Mi nascondo dentro la mia macchinina gialla e fumo 15 sigarette all’ora per non pensare a quanto sono inadeguata. 

giovedì 6 ottobre 2016

verfremdungseffekt

Devo essermi fatta un bagno in una vasca di anestetico fortissimo.
Non ho paura dove dovrei avere paurissima. Dormo sogni profondi e bui, le immagini sfocate si dileguano in 4 secondi. È come se tutto questo non stesse succedendo a me. Come se la vita non mi stesse crollando addosso. Come se fosse solo un film o il racconto di una vita di qualcuno di cui non me ne frega poi più di tanto. Forse questa è la verità: la mia vita è il racconto di qualcuno di cui non me ne frega poi tanto.
Esisto nella avvolgente tenerezza di questa luce dorata autunnale e non voglio che questa sensazione di estraniazione dalla mia stessa esistenza passi. Ho ormai appurato da tempo di non essere in grado di gestire le situazioni reali, che sono nata per fuggire dai dolori del giovane Werther (e anche da tutti gli altri dolori, se è per quello). Non fosse che sono una ragazzina mediocre probabilmente, anzi sicuramente, sarei diventata una tossica. Sfuggire alla realtà è l’unico modo possibile per sopravvivervi, almeno per me. Non sono una lottatrice, sono un gatto pigro e lento. Voglio continuare a riuscire a guardare da fuori la mia vita. come fosse un curioso acquario.


Life in a glass house.