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sabato 31 luglio 2021

V-day

 

Finalmente, dopo lunghe analisi da talk show, la novantaduenne matriarca ha deciso di inocularsi.

Indossate mutande e canottiera buone.

Ravviati quei capelli color melanzana punk.

La si adagia, come una statuetta di sottilissima porcellana, nella nove-giaris.

-          Hai paura?

-          Niente fa più paura di perdere una figlia

E non c’è pathos, non c’è vittimismo, non c’è neanche rabbia.

C’è solo una limpida consapevolezza straziante.

La matriarca novantaduenne è saggia.

Lei lo sa che l’unica paura degna di esistere, è quella di perdere le persone.

Tutto il resto si aggiusta, si ricostruisce, si cicatrizza, si sconfigge, si ignora.

lunedì 5 luglio 2021

sorella.

 

La sensazione di impotenza uccide.

Avevo questa certezza.

Una certezza che da sempre viene ripetuta e consolidata verbalmente nella narrazione dinastica.

Lei è forte. Lei è l’unica sana di mente. Lei è razionale. Lei sa gestire qualsiasi situazione. Lei è della Bilancia, lei soppesa. Eppure lei, la più forte emotivamente, quella che non perde un colpo e non prende mai nulla troppo a cuore, proprio lei, banalmente, è la più devastata da questa perdita.

Nessuno di noi, con tutta la buona volontà, riuscirà a colmare il vuoto. Nessuno riuscirà ad alleggerire il dolore della perdita di una mamma così figa. Lei si fissa con delle cose sciocche. Ripete, ripete e ripete la stessa cosa centinaia di volte. Si sveglia tremando e non sapendo dove si trova, si sente in colpa con le figlie che non riesce a cagare, esplode di rabbia e lacrime per un oggetto spostato. L’idea di comprare un biglietto aereo, un gesto quasi quotidiano, per lei diventa un’azione inaffrontabile. Non riesce a riconnettersi con la realtà, con la sua routine. E io non posso fare niente. Posso chiamarla, raccontarle i cazzi miei, posso distrarla, farla ridere, posso anche volare da lei, baciarle le mani e le palpebre, cullarla fino a farla addormentare, ma non sarò mai la sua mamma. Continuo a pensare che, forse, non bisogna costruire rapporti troppo profondi con nessuno. Bisogna costruirsi una bolla di vetro, dove le cose non penetrano, dove i sentimenti non sono troppo forti, dove la mamma non sa di che colore era lo stronzo che hai prodotto oggi, non sa chi sono i tuoi colleghi, non sa se tuo marito sa farti venire, non conosce ogni millimetro di sviluppo delle tue bambine, non sa cosa hai mangiato oggi e non sceglie insieme a te il vestito da mettere alla riunione di domani. Una mamma che non ti invade, irritandoti, con i suoi infiniti consigli sulla sistemazione di mobili, il colore delle tende, le scelte educative delle bambine, la macchina da comprare. Serve una mamma che stia bene o che muoia ad un certo punto, senza però lasciarti paralizzata in un mondo che perde il suo colore più vivace. Ira era così. Era presente ovunque, in gesti quotidiani, nelle scelte grosse, nelle scelte piccole, nelle paranoie, ipocondrie, litigi, risate. Risate. Ci ha regalato troppe risate per pensare di togliercele così di botto. Ci ha regalato troppo del suo odore per scomparire così improvvisamente.

Ho sempre odiato la guerra. La guerra, per me, era il peggiore dei nemici. Quella che toglie le persone amate senza permesso, quella che distrugge la casa, porta via i progetti vita. Ora, credo di odiare di più il tumore. È stato più devastante della guerra, più meschino, più subdolo, più figlio di puttana. Non esiste una giustizia universale, ok. Non esiste un dio buono, il dio amore, il dio misericordioso. Non esiste nulla, che non sia un fottutissimo caso che ti porta via grosse fette di vita, strappandole insieme alla carne, al cuore, al poco spirito che hai.

Vinceremo il dolore prendendoci per mano? Sarà sufficiente? Abbiamo vinto guerre, nostalgie, chemioterapie, separazioni, tradimenti, abbandoni, bugie, ma vinceremo contro la morte della più figa delle persone?

giovedì 21 gennaio 2021

21

 Oggi è il ventunesimo giorno del ventunesimo anno del ventunesimo secolo. Ore ventuno.

Dicono di esprimere i desideri, oggi.

Ho la febbre, gente attorno a me in paranoia perché potrei avere il C19, questo maledetto figlio di puttana, a cui mi piace dare la colpa di tutti i miei guai.

Ho la febbre, ma bevo vino. Vino rosso che mi tinge i pensieri e i denti.

Esco sul balcone  a fumare una sigaretta, guardo il cielo e penso ai desideri che potrei avere.

Il primo, inconsapevole, stupido, non formulato desiderio è stato: “voglio vedere il mio ale”.

Poi mi sono ripresa: sono stata io a lasciarlo, sarebbe una presa per il culo, anche per il ventunesimo giorno, esprimere un simile desiderio. È una presa per il culo essere così perdutamente innamorata del ragazzo che mi ha spezzato la vita? Lo è.

Ho un sacco di desideri.

Tipo la pace nel mondo.

La guarigione dal disastro ambientale.

La salute delle persone più care.

Una maternità felice.

Un lavoro soddisfacente.

La pace dei sensi.

Ma il vero desiderio, quello che è nato dalle viscere, prima di chiedere alla razionalità di formularne uno, è quello di un suo abbraccio, del suo odore, della sensazione di pienezza, completezza, della luce che accendeva. Non è un desiderio giusto da mettere nel taccuino delle stelle per l’anno appena iniziato. È un desiderio che deve appartenere al passato, che non può più materializzarsi. È un ricordo che devo imparare ad amare in quanto tale: “non saremo più l’ale e la mariam”, come ha detto lui quell’ultima domenica pomeriggio.

Voglio però essere onesta almeno con me stessa. Non mi importa un cazzo di nessun altro desiderio razionale, se mi manca la base. E la base era la nostra magia. Me ne sono resa conto troppo tardi. Vedrò di alzare il mento e scornarmi con questo e tutti gli altri anni a venire, ignorando i desideri nati da sotto le scapole e con la consapevolezza che Jasmyn Ward me l’ha presentata lui.

mercoledì 3 gennaio 2018

sartre e la nausea

comincio a pensare che più non sopporto la compagnia delle persone e più queste cercano di invadere i miei spazi. Deve essere un bastardo meccanismo inconscio dei vampiri energetici, che odorano il terrore che provo nei confronti delle relazioni, delle chiacchiere a vuoto, dello small talk. 
La gente mi irrita, mi rende tesa, mi fa sentire fuori luogo, fuori tempo, fuori convenzione. Ho continuamente voglia di scappare, nascondermi, seppellirmi in un luogo buio, dove nessuno mi guarda.
E invece no!
Invece mi vengono a cercare, mi chiedono di andare a bere qualcosa, mi scrivono, mi chiamano, mi propongono costruttive attività da condividere, chiedono la mia opinione sulle cose, si interessano alla mia vita, alla mia salute, al mio stato patrimoniale.
Perché?
Non credo sia difficile vedere quanto non sopporto entrare in contatto con la gente, voglio dire, lo vedi quando una persona non ti guarda negli occhi, riduce le risposte al minimo, si mostra palesemente stanca... eppure tu insisti. INSISTI a voler comunicare. Ma che cazzo di malattia è mai questa? Questa dell'animale sociale... è terribile. E' terribilmente distruttiva per quelli che invece non sono degli animali sociali. Perché bisogna fare le cose insieme? Perché bisogna cercarsi, sopportarsi, accettarsi? Perché mi devo sentire inadeguata se non mi piace stare con la gente? Perché mi devo sentire in colpa quando continuo ad evitare la compagnia delle persone?
Mi si spezza il cuore ogni volta che godo della mia solitudine e qualcuno con forza e allegria la interrompe credendo di farmi un favore. E' insopportabile. Se tu non sei in grado di restare da solo per più di un quarto d'ora, non significa che sono così anch'io. Non mi stai salvando dalla solitudine. Non mi fai compagnia. Mi infastidisci!
Poi penso che sono un'ingrata. Forse arriverà il giorno in cui riuscirò a scacciare tutti dalla mia vita e sarà proprio quello il giorno in cui avrò disperatamente bisogno di qualcuno, chiunque che stia ad ascoltarmi, che riempia lo spazio intorno a me, che mi parli anche di totali minchiate. E questo qualcuno non ci sarà, perché l'avrò paccato almeno 250 volte in precedenza. Ma ora non è che posso mandare giù i pallini di vomito e costringermi a stare con la gente per paura che un giorno potrei aver bisogno di comunicare. Anche perché non è così aritmetica la questione.
Io ho la nausea.
Vorrei potermi permettere il lusso di non parlare con nessuno per 3 mesi almeno.
3 mesi di libertà
sarebbe perfetto
.

venerdì 7 ottobre 2016

the fur.

Io sono pelosa. È una cosa di cui mi vergogno da quando ho 3 anni, perché prima evidentemente non mi rendevo conto di essere ricoperta da un morbido strato di pelo, o v u n q u e. Forse sarei andata avanti a non rendermene conto, ma, oltre ad avere la fortuna di portarmi addosso visibili segni della mia provenienza etnica, ho anche avuto quella di avere un fratello maggiore spudoratamente biondo e liscio in ogni sua parte. Questo mio fratello mi proibiva di avvicinarmi a lui in cortile d’estate perché si vergognava di essere così liscio e biondo rispetto a me che sembravo un piccolo e morbido roditore guanciuto. I miei compagni di classe mi prendevano in giro perché avevo i baffi più virili di loro. Una volta ricordo che mi ero messa a piangere per questo, avrò avuto 12-13 anni ed ero il terrore della scuola. Sapevo prendere in giro con pungente ironia e noncuranza chiunque, per qualsiasi cosa. Sguazzavo nella mia posizione di cinico giullare autoironico. Autoironico su tutto tranne sulla mia lana, probabilmente perché era una cosa di cui mi vergognavo davvero. Sapevo prendermi in giro per qualsiasi cosa tranne questa e poi boooommm. Qualcuno ha notato il folto vivaio sotto il mio naso. Era una delle due volte nella mia carriera scolastica in cui ho pianto in pubblico. Ricordo anche che la professoressa di storia ha insistito finché una delle mie amiche non le ha confidato il motivo dei miei occhi rossi. Poi la professoressa ha costretto i due personaggi a scusarsi con me in privato. È un episodio che ricordiamo sempre nelle nostre rimpatriate ubriache. Era un avvenimento storico: la m che dimostra di essere fragile… sì, una volta avevo dei gran coglioni, ma poi mi sono caduti.
Continuavo a scassare la minchia a mia madre affinché mi lasciasse intervenire su questo disastro, ma lei si rifiutava, perché, ingenua illusa, sperava che crescendo il mio corpo si sarebbe accorto che sono una cucciola d’uomo e non di uno yeti ed i peli sarebbero caduti improvvisamente ed autonomamente.
Non accadde.
Poi una sera eravamo andate a trovare degli amici e tornate a casa, di sua spontanea volontà, mi ha proposto di strapparmi un po’ di carne viva con la cera. Ho quasi la certezza che sia stata la sua amica a suggerirle la mossa, fosse per lei sarebbe ancora illusa del fatto che un giorno crescerò ed i peli cadranno miracolosamente (ora non aspetta più la caduta dei peli, ma ha ancora delle ingenue speranze sul fatto che io possa in qualche modo crescere).
E fu lì, all’età di circa 13 anni, che iniziò la mia lotta contro i peli superflui. Ci sono stati anni di ceretta casalinga con cui puntualmente mi scottavo la faccia e poi andavo in giro con due orribili croste al posto dei baffi. Nella mia mente credevo che continuando a scottarmi, un giorno la pelle avrebbe smesso di produrre la lana. Non accadde.
Poi ci fu un periodo di decolorazione del pelo. Mi tingevo le basette, la barba e i baffi di quello che doveva rendere la lana invisibile e come risultato ottenevo un effetto molto punk: capelli scuri e barba di un giallo paglierino.
A 18 anni ho intrapreso un lungo e dolorosissimo ciclo di depilazione con l’ago elettrico. Per chi ha la fortuna di non doverlo sapere: è un sottile ago che viene infilato in ogni bulbo pilifero, viene fatta passare la corrente elettrica per uccidere il bulbo e poi per almeno 3 settimane si ha una bomba atomica esplosa in faccia. Finito quel dolorosissimo ciclo mi sono liberata per la maggior parte delle basette e di una buona percentuale di baffo. Rimaneva il pizzetto, il collo e qualche spavaldo quanto inaspettato pelo qua e là.
Dai 19 ai 22 anni sono tornata alla buona vecchia ceretta, con conseguenti scottature in viso e rovina dell’effetto dell’ago elettrico, facendo ricrescere parecchia della flora sterminata dalla corrente elettrica.
Dai 23 ai 28 anni mi sono lanciata sulla luce pulsata che pareva promettere miracoli senza infliggere dolore e senza irritare la pelle. Il miracolo non accadde. I motivi per cui ero andata avanti erano: 1. L’ago elettrico costava di più e praticamente nessuno lo faceva 2. Era molto meno doloroso 3. Non avevi la distruzione nucleare in faccia per le 3 settimane successive.
All’alba dei 29 anni mi sono rotta il cazzo di buttare via soldi senza avere risultati e sono tornata all’ago elettrico: tortura ancora eseguita da un’unica estetista di Verona. Una certa sig.ra C di un’età indefinita tra i 70 e i 90 anni, la quale promette che entro l’estate risolveremo la questione.

Ora. La cosa più buffa in tutto questo è che ieri, mentre tornavo a casa con la faccia ed il portafoglio in fiamme, mi sono domandata: e se fra qualche mese, per effetto collaterale di una qualche altra possibile cura, mi dovessero cadere tutti i peli e i capelli? È una possibilità non troppo remota. Cosa ne penserò? Aver lottato contro un fenomeno naturale, una natura selvaggia che si impossessava della mia pelle, per poi vincere in modo così triste. Ho pensato che potrei chiamare mia madre e dirle che il miracolo è accaduto: i peli sono andati via, sono cresciuta! Ma ci ho ripensato, sarebbe troppo crudele. 

martedì 27 settembre 2016

.i hate humans.

Credo di essere una razzista. Se non fosse per l’educazione che ho ricevuto, probabilmente sarei dichiaratamente nazista.
Io odio gli psicopatici e gli isterici. Mi rendo conto perfettamente che è una malattia, che è come prendersela con uno che ha il raffreddore o la gastrite o l’artrite. Riesco ad essere tollerante con uno che continua a tossire o deve essere selettivo nel mangiare o riempirsi di insulina per sopravvivere. Ma non riesco proprio a sopportare gli schizzati. Quelli che reagiscono in maniera esagerata, imprevedibile, quelli che si compiangono o distorcono la realtà, non sopporto la gente dai gesti imprevedibili (e non sorprendenti). Mi scatta la violenza. Mi rendo conto che dovrei essere paziente, che ognuno sta combattendo la propria lotta, ma mi pare di capire che la gente stia usando questa storia per autoassolversi in maniera un po’ troppo generosa. Io li prenderei tutti a schiaffi. Proprio non riesco ad essere paziente e dirmi che si ha continuamente a che fare con delle diagnosi più o meno lievi. Io la mia merda me la mangio da sola, al massimo la vomito un po’ qua, prima ne riempivo la testa al mio ragazzo, ma non è che se ho la merda nel cervello sono autorizzata ad alitarla in faccia a tutti con arroganza giustificandomi con una presunta instabilità emotiva. Che cazzo è? Uno ha i complessi di inferiorità, quell’altro ha le manie di grandezza, quell’altro ha le manie di persecuzione, quell’altro ha l’eiaculazione precoce, quell’altra non scopa da mesi, quell’altro ha la moglie troia, quell’altra non riesce a rimanere incinta, quell’altro ha un rapporto problematico con la madre (che poi sta storia di dare continuamente la colpa del proprio malessere ai genitori mi sta proprio in culo. Dio cristo, hai 80 anni, ripigliati un attimo), quell’altro ancora è frustrato perché non vuole lavorare in un ufficio, quell’altro perché non trova un lavoro, quell’altro perché vorrebbe viaggiare e non può, quell’altro per sa il cazzo cos’altro… ma vogliamo smetterla?
Voglio dire, chiaro che la vita non è esattamente il regalo che ci saremmo aspettati di trovare sotto l’albero. Chiaro che siamo cresciuti in una società consumista che ci spinge ad essere perennemente insoddisfatti sia a livello materiale che emotivo, chiaro che il benessere e la relativa sicurezza e stabilità politica ci vizia al punto da poterci permettere il lusso delle lotte interiori e capricci di vario genere, ma siamo anche nell’era dell’individualismo signori, che per me è una delle più grandi conquiste della civiltà moderna, la quale prevede di farsi i cazzi propri e non disturbare gli altri con le proprie fottute malattie mentali. E invece no, invece il bisogno di protagonismo è più forte, abbiamo bisogno di essere cagati, compatiti o sgridati o analizzati, ma soprattutto cagati. Abbiamo bisogno di far sapere a tutti che stiamo di merda e lo facciamo in modi diversi, ma tutti ugualmente fastidiosi.
Ecco. Io non sopporto i depressi. Preferisco gli incazzati, i cinici, i nichilisti, ma non gli schizzati. E non ho alcuna intenzione di fingere la solidarietà. Se il tuo comportamento mi irrita, voglio potermi permettere il lusso di evitare la tua compagnia. A meno che tu non sia il mio capo ovviamente, in qual caso cerco di sorridere alle tue chiare manifestazioni di schizofrenia, con la solida certezza che negli occhi mi si legga il più profondo dei disprezzi.

Oh là.  

lunedì 29 agosto 2016

.dentistretti.

Vabbè la banalità mi è sempre appartenuta. Ognuno si cura come meglio crede, io mi curo scrivendo minchiate a vanvera solo quando non sto bene. A rileggere questi diari mi rendo conto di quanta depressione potrei trasmettere, ma in fondo… chemenefotte?
passo così a rivedere tutta la vita con nuovi occhi. di nuovo. Mi armo di gomma a forma di orologio e mi metto a cancellare. Ridisegno i miei giorni. Mi rifaccio la stessa domanda con una frequenza pari a 30/min. e ogni volta la risposta mi si incastra nella gola e faccio fatica a respirare. Non è nulla di tragico in fondo, il tempo sistema tutto, tutto si cristallizza e rimangono solo i bei ricordi, ma mi fa rabbia pensare che ho buttato via 4 anni di emozioni positive. Certo, poi mi dico che non sono buttati, che è stato bello, che i miei coglioni… sono buttati in realtà. Buttati perché il meglio era nei dettagli, nei risvegli, nei sorrisi, nelle battute idiote, nell’abbracciarsi, sfiorarsi, nel mettersi insieme in macchina, nel tornare a casa la sera, leggere le notizie dell’internazionale, fumare le sigarette in punta di piedi, stendere la lavatrice, guardarsi di nascosto… tutto questo si cancellerà, non ne rimarrà più niente. Rimarranno i viaggi, le foto, qualche luogo, qualche data… e poi nulla.
Lo trovo terribile.

Mi viene da sbattere la testa contro i muri al pensiero che tutto quello che mi riempiva la vita fino all’altro ieri ora scomparirà lentamente. Come un Alzheimer sentimentale. Il tutto si dilegua e resta solo un nome e un viso e non c’è neanche lo sforzo di doversi evitare. Ognuno nella propria caverna. A me, la mia non è che faccia paura, però un po’ di schifo mi fa, ecco. 

lunedì 1 febbraio 2016

nuove frontiere dell'herpes


Arriva il momento in cui i caffè smettono di funzionare. Il mio cervello smette di funzionare e tutta l’energia vitale è concentrata nel tenere aperte le palpebre. Il solco tra le sopraciglia diventa profondo, gli angoli degli occhi si abbassano e arrivano circa alle ginocchia.
Ho sonno. Vivo continuamente avendo sonno. Oggi qua nella già terribile pianura padana è una giornata tra le più uggiose della storia. Stamattina sembrava di viaggiare nel nulla, capitata per caso in un film di Tim Burton. Macchine che si perdono nella nebbia ed è tutto grigio grigio grigio grigissimo. A fianco ho questo essere molto simile ad un goblin che parla per frasi fatte in stile Osho.
Sono di nuovo a rischio herpes. In realtà sono perennemente a rischio herpes, solo che talvolta me ne dimentico. La mia mente partorisce dei scenari apocalittici con gigantesche e mostruose eruzioni di enormi bolle piene di pus e vermi che mi sgorgano dalle labbra. Nella peggiore delle ipotesi i suddetti vermi nuotano nel pus che mi sgorga dalla vagina. Perché c’è anche l’eventualità dell’herpes vaginale trasmesso per via orale. È decisamente vero che l’eventualità è a dir poco remota vista la frequenza, ma visto il principio per cui ci succedono esattamente le cose di cui abbiamo paura, la probabilità di avere uno scenario da Tim Burton in mezzo alle gambe è tutt’altro che inimmaginabile.
No ma a questo punto quasi quasi mi vado a fare un altro caffè a vedere se sono ancora in tempo per rimediare a questa tragedia cosmica.

giovedì 5 febbraio 2015

vento forte oggi nella bassa veronese.

una voce vecchia, malata, tossente e scatarrante che dice al telefono "sei la mia felicità". Anche un cuore secco e cinico come il mio si scioglie, si sente una bambina e si sente fortunato e sente di non meritare tutto l'amore che l'universo mi sta regalando attraverso le persone.
ecco.

mercoledì 28 gennaio 2015

28/01

non ci vediamo da più di una settimana.
ci vediamo.
lui ha l'herpes labiale, ereditato dalla ex.
io ho il ciclo, ereditato dalla rabbia di madre natura perché non mi decido a procreare.
quindi cosa si fa?
si fa quanto segue:
si va a cena in una pizzeria sconosciuta e completamente vuota.
poi ci si fa un viaggio di un'ora e mezza per arrivare a casa sua e nel tragitto si discute la nostra storia dai tratti impossibili.
poi si arriva a casa.
ci si infila nel letto dove lui tiene il mio pigiama con cuoricini e orsacchiotti e oltre a questo ci trovo un berretto che a primo impatto sembrava una mutanda da donna. Ma no, è lui che va a dormire con il berretto in testa. Beh ognuno ha le proprie perversioni.
Ma il bello arriva quando siamo nel letto e non posso baciarlo per paura dell'herpes (soprattutto perché ereditato dalla ex) e a questo punto anche tutto il resto è abbastanza escluso, perché sarebbe un po' troppo alla "puttana che la dà anche col ciclo, ma non bacia"..
A questo punto. Il letto è caldo. Lui è caldo e molto morbido. E io comincio a mordergli le ciccette. Lui è stanco. Comincia a ridere come un bambino. Ma un bambino di quelli veri. Un bambino di quelli che non ti sei ancora avvicinata a fargli il solletico e sta già ridendo. A un certo punto comincia a sbattere i piedini e contorcersi dalle risate. In quel momento mi sono resa conto che lo adoro. Adoro l'herpes e il ciclo e la stanchezza e tutto quello che mi ha permesso di ucciderlo di solletico.

martedì 27 gennaio 2015

diventare brutta.

o meglio: accorgersi tutto ad un tratto di essere brutta. 
Passi la vita a godere di quel minimo di benessere che ti fornisce un aspetto fisico carino. Accogli con naturalezza sguardi che ti accompagnano, non ti sorprende quando la gente ti prende in simpatia dopo due minuti, sorridi timida ai complimenti e un po' meno timida allo specchio, nella vostra intimità.
Ti permetti di dire che la bellezza non è tutto, che l'importante è la personalità. Certo, perché tanto tu non sei mica un cesso, non puoi capire come ci si sente e non puoi nemmeno immaginare come è la lotta di una persona che deve svegliarsi tutte le mattine e cercare di guardarsi allo specchio il meno possibile per evitare di sboccarsi in faccia, non puoi capire come è difficile meritare l'attenzione delle persone quando non sei gradevole allo sguardo.

Beh ecco io ora, alla veneranda età di 27 anni l'ho scoperto. Ad un tratto! Forse è la sorpresa che mi destabilizza più del resto. Fossi nata cesso forse mi ci sarei abituata. Invece così.. nel giro di qualche mese sono arrivata al punto di avere la nausea a guardarmi allo specchio, ho dei gran problemi a parlare con la gente perché immagino la repulsione che provano nei miei confronti. Forse non è tutto così grave, ma mi rendo conto di quanto sono vulnerabile tutto ad un tratto. Amici che mi chiedono preoccupati se sto bene fisicamente perché ho una cera a dir poco brütta, il moroso che guardando le mie foto di appena pochi mesi fa esclama sorpreso "ma guarda che bella che eri".. 
Dunque come gestire questa situazione in cui prima eri abbastanza gnocchetta e poi nel giro di pochi mesi sei diventata un qualcosa di molto simile all'immagine che le persone comuni hanno della morte?
- Concentrati sulla personalità: quando sei una gnocchetta non ti serve più di tanta personalità. Basta sfoggiare un bel sorriso e sbattere gli occhi o alla peggio far cadere un oggetto e metterti a novanta sfoggiando l'elasticità e la rotondità delle protuberanze. In questo caso puoi anche permetterti di fare tutte le figure di merda che vuoi che tanto te le passano comunque come delle cose estremamente carine e qualsiasi tuo gesto diventa automaticamente espressione di una spiccata personalità. Perché sei una gnocchetta e le gnocchette sono gnocchette a prescindere. Tutto questo, nel corso degli anni, ti porta a sviluppare (o meglio ha portato la sottoscritta, non generalizziamo) una personalità cinica, al limite del crudele... però come si diceva poc'anzi te lo puoi permettere quando sei una gnocchetta, non quando sei un cesso. E io ora sono un cesso e se per il mio fisico è stato facile addormentarsi gnocchetta e svegliarsi cesso, per la mia personalità non è facile addormentarsi cinica e svegliarsi dolce e tenera e carina a tal punto da far dimenticare alla gente che sono brütta brütta brütta.

La cosa mi innervosisce. Al quanto. Al quanto tanto. Tanto che bevo come una fottuta spugna, aiutando così la morte nel plasmarmi a sua immagine e somiglianza.

E no. Non sono bella dentro. Ora che sono brutta anche fuori me ne rendo conto con acuto realismo. 
Chiamatemi Dorian Gray di voialtri. 

lunedì 16 giugno 2014

1539

La sensazione di essere presa per il culo non mi abbandona.
La sensazione di un qualcosa che dovrei sapere ma che non mi viene detto per compassione, per non smerdarmi, per non farmi sentire una fallita. 
Sono nauseata da me stessa.
Sono nauseata da una cosa che è stata bellissima fino a due settimane fa e adesso vorrei non fosse mai successa.
Come accade?
E queste minchiate della forza del pensiero positivo? 
Io per te ne ho avuti un sacco di pensieri e tutti positivi.. com'è che tu nei miei confronti quegli unici due che hai sono di pena e rifiuto?
Ho cestinato da tempo l'idea del suicidio. Ok, direi anche che questa situazione è comunque lontana anni luce da qualcosa che possa farmi anche sfiorare l'idea.. ma ultimamente mi sono resa conto che il posto del suicidio è stato occupato da un'irrefrenabile voglia di rasarmi a zero. Tagliare, annullare, smettere di esistere, tagliare via l'energia negativa e la tristezza degli ultimi anni accumulatasi nelle punte dei miei capelli.
Se solo servisse a qualcosa.
troppo facile
a me piace vincere facile
ma non vinco 
mai
non vinco neanche difficile.
sfigata.

mercoledì 11 giugno 2014

madrugada

ho sognato di scrivere.
su un bellissimo foglio color avorio, con una bellissima scrittura e con disinvoltura. Sentivo la mia mano scivolare sul foglio.
ho guardato  l'interpretazione del sogno che me l'ha decifrato come AGGRESSIONE ANALE.
no be.. bene direi.

lunedì 26 maggio 2014

paura

sì, ora passatemi per una facile facilissima profeta del cazzo di cui è pieno il mondo d'oggi.
Certo che a forza di avere quest'alfabetizzazione di massa ci improvvisiamo un po' tutti dei profeti del cazzo.
Arriviamo con le nostre banali e patetiche illuminazioni a mettere in mostra la nostra profondità inesistente. O forse esistente... passatemela.. ho un piccolo, imbarazzante e fastidiosissimo problema micro-circolatorio che mi accomuna a Marx. E quindi l'umore è quello. Solo che mentre Marx scriveva qualcosa che avrebbe influenzato la storia dei secoli a venire, io non scrivo nulla di utile e, ultimamente nemmeno di inutile, a parte la quotidiana e nauseante e ipocrita corrispondenza con i collaboratori.
Comunque tutto ciò per dire che ultimamente sto facendo i conti con la paura.
E l'illuminazione, sullo sfondo del disagio micro-circolatorio, si riassume nella consapevolezza che non tutti sanno amare, mentre tutti, ma proprio tutti tutti sanno aver paura. 
Quindi alla fine perché la meniamo tanto dicendo che la risposta a tutto è l'amore? se alla fine, nella maggior parte dei casi, nemmeno sappiamo come si fa ad amare senza condizioni, senza restrizioni, senza limiti, senza egocentrismo, narcisismo, possessione, paranoia? Mentre invece sappiamo perfettamente come si fa ad avere paura. La paura è molto più naturale dell'amore. L'amore è un sacrificio, bisogna saper amare, bisogna imparare ad amare, bisogna lavorare continuamente perché l'amore si mantenga fresco e bello e si evolva.. mentre la paura si evolve da sola, cambia oggetto (dalla paura del buio passiamo alla paura del nazismo o della morte o della solitudine o della malattia o della guerra o ...) cambia il modo di somatizzare la paura, di gestirla (anche se alla fine non la si gestisce mai..semplicemente si smette di aver paura di un fenomeno per poi aver paura d'altro)... la paura è sempre fresca, ti lascia sempre le ginocchia tremanti, la bocca secca e la tachicardia...
e quindi?
e quindi niente.
la risposta a tutto è la paura. Bisogna farsene una ragione, farci pace ed accoglierla con meno ansia e più naturalezza. 
torno a lavorare.
aloha.   

lunedì 28 aprile 2014

ilventotto

mi provochi una sensazione di energia esplosiva in grado di ingoiare un intero universo.
e non esplodo.
ingoio un universo a ogni respiro. respiro / universo / respiro / universo... trattieni il respiro e poi doppietta di universi.
galassie fatte di urla a onde magnetiche.
cerchi luminosi a forma di bolla di sapone tossico
le mie cellule hanno una tendenza centrifuga e sembra che da un momento all'altro mi potrei decomporre e poi si troveranno pezzettini radioattivi di me sparsi ovunque. Le foche se ne strozzeranno. I piccioni inizieranno a brillare dopo aver beccheggiato briciole luminose di me. E tu andrai ancora in giro tranquillamente. No ma bravo.

giovedì 10 aprile 2014

your voice is my favorite sound.

suono delle onde.
suono della legna che brucia.
suono della pioggia.
musica strumentale.
canzoni.
il suono di un bacio.
il suono del silenzio.
a me piace il suono della tua voce. Molto più di quanto sopra.

sono una scimmia. Una scimmia con una scimmia di te.

vado ad Alessandria d'Egitto ad agosto. A bruciare di caldo o a farmi ammazzare dai terroristi. A prendere un libro e leggerlo nella biblioteca alessandrina. Voglio andare nella città che porta il tuo nome. Voglio vedere il tuo nome sui quotidiani, sui muri, voglio hotel che portano il tuo nome, bar che portano il tuo nome, voglio un biglietto dell'aereo con su scritto il tuo nome. Destinazione tu. Questo amore sta sfiorando una grave patologia mentale. Sono pronta a bruciare sotto un sole disumano e rischiare di essere rapita, farmi esplodere ..ma poi cancello il tuo numero, perché non ho il coraggio di dirti nemmeno l'1 % di tutto questo. Beh, io onestamente mi vergogno della mia follia, quindi forse cancellare il tuo numero è la cosa più intelligente che ho fatto negli ultimi 2 anni.
toh.

martedì 7 gennaio 2014

pusillanemia

"ma tu che in qualche modo mi vuoi bene e mi conosci puoi dirmi come sono, veramente? La mia idea di me è del tutto sbagliata.."

Intanto il mio "qualche modo" di voler bene è già argomento di ampia discussione, ma per ora lasciamolo da parte.

Direi che le crisi di identità sono più che normali. Non capire chi siamo o capire che non abbiamo capito un cazzo di noi stessi è normale. E' normale sorprendersi di se stessi di tanto in tanto. Certo, qua abbiamo a che fare con un caso di narcisismo estremo, ma pare che il narcisismo estremo sia caratteristico di un sacco di umani, quindi forse il caso limite sono i pochi in grado di mettersi in discussione. 

Passiamo al fattore età. Una crisi di identità ci può stare a qualunque età, anche se mediamente pare avvenga più spesso durante l'adolescenza o a metà del terzo decennio, quando sembra che non sei più piccolo ma ti rendi conto di non aver ancora fatto nulla di utile al mondo e le immediate prospettive non promettono grandi progressi. 

Poi c'è anche la crisi di mezza età, mi hanno detto. 

La questione in questo caso concreto non è il problema della crisi di identità. E avere 47 anni non è un fattore di grossa importanza. Il problema non  è questo. Il problema è il fatto di avere una crisi senza avere un'identità. La risposta è questa, ma non gliela diamo. Non disturbiamo il narciso. Lasciamolo ribollire nel suo sughetto di introspezione galoppante, chissà che riesca a trovare qualcosa che sia Suo, non per sentito dire, non mollato a metà strada per pigrizia... 
Però io posso provare della pena? Non è brutto se provo pena per un uomo del genere? E pena per me stessa che nel mio infinito istinto materno misto a quello di madre teresa mi sono immaginata di poterlo salvare da lui stesso. Tempo perso, rabbia repressa, 0 soddisfazione, 1000 danni a entrambi. Così impari cara M a fare la salviFica della situazione. Ben ti sta!  
   

lunedì 30 dicembre 2013

xanax.

ho digerito le farfalle che avevo nello stomaco.

(il  ruttino sapeva di diesel)

martedì 24 dicembre 2013

i cry until i laugh

totale scomparsa della fame (da più di 24 ore ormai), nausea, diarrea, testa che esplode, mani che tremano, concentrazione minima. Ma chi cazzo l'ha detto che prendersi una cotta è una bella sensazione?

altra domanda: Quanto stracazzo devi essere fottuta per googlare "primo appuntamento cosa fare dopo" ?
 mi proporrei di andare ad annegarmi nel water.

Però con ciò ho scoperto che al mondo ci sono persone che stanno molto peggio. Leggersi i forum di donnine che condividono i loro primi appuntamenti dal dubbio successo è veramente spassoso.

Dunque come comportarsi? Quando dopo due anni di non corrisposto innamoramento ti arriva questo dio leggermente paffuto con gli occhi brillanti, ti regala un libro (con emozionante dedica annessa), sta con te a chiacchierare amichevolmente per un paio d'ore in giro per la nebbiosa e vischiosa pianura padana (zona industriale intorno all'ufficio), e poi se ne va con un fraterno abbraccio? Annegarsi nel water, al momento è l'unica soluzione valida.

Però non credo di aver avuto una squadra di tifosi così consistente prima d'ora.. dall'intera famiglia, cugini, zii, cognati compresi, all'intero staff del lavoro, agli amici lontani e vicini e persino l'estetista e la stagista sfruttata. Ho passato più tempo a rendicontare l'avvenuto in varie lingue, che starci di fatto.

Che comunque il tutto si può riassumere in poche parole: primo appuntamento - niente limone - annegati nel water.

venerdì 13 dicembre 2013

1021

Dunque.. che una bottiglia di vino al giorno sia diventata una normalità è anche accettabile. E che anche il mal di testa fottuto del mattino sia diventato una normalità è accettabile. Lo risolvo con una botta di aulin doppio, versato e sciolto con mano tremante e colorite bestemmie.. riesco comunque ad arrivare in ufficio con un gran sorriso e strappare una risata a chiunque, anche in una delle giornate peggiori.
Ma quando subentrano i ciccioli è la morte!
I ciccioli dovrebbero essere proibiti.
Quanto meno bisognerebbe fare una campagna di sensibilizzazione sui danni dei ciccioli all’organismo. Sento il cuore che pulsa in mezzo al lardo suino che sto ingerendo insieme al chianti.
Il chianti.
Ho iniziato a berlo dopo aver letto l’addio alle armi. Avevo 15 anni. Un po’ presto, ammetto, ma l’effetto di Hamingway era insostenibile. Era il primo libro “libertino”. Il primo (di una lunga serie arrivata successivamente) che faceva venire una gran voglia di bere. Di bere esattamente quello che stava bevendo l’eroe. E Hamingway beveva il Chianti. Non mangiava i ciccioli però... infatti probabilmente io vivrò molto meno di lui per questo motivo. I ciccioli sono altamente cancerogeni e io ne sto divorando delle quantità disgustose.
Fuck it.
È il 12.12.2013 e io ero convinta fosse ancora il 2012. Da farsi delle domande. Da darsi delle risposte. Da versarsi un altro bicchiere di chianti.