Visualizzazione post con etichetta amicizia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta amicizia. Mostra tutti i post

lunedì 26 settembre 2016

le 10 regole


Bisogna saper stare sul pezzo. E il pezzo degli ultimi tempi sono le classifiche, le regole, gli elenchi.
Elenco quindi di seguito, in ordine sparso, i miei spassionati consigli a coloro che stanno affrontando, affrontarono in passato od affronteranno in futuro il caso di un caro nel primo periodo della separazione:

  1. Non insultarmelo. Perché ti strappo gli occhi e te li infilo su per il culo
  2. Non dirmi che sicuramente troverò di meglio: non tutti gli umani sono progettati per cacciare sempre, una potrebbe anche decidere di fermarsi per qualche decennio e, soprattutto, al momento è impossibile pensare che ci sia qualcosa di meglio
  3. Non cercare di tirarmi fuori di casa per forza: passeremo una serata di merda dalle risate sforzate e coglioni per terra
  4. Non cercare di presentarmi altri uomini: ho la libido sotto terra
  5. Non cercare di coinvolgermi in attività ludiche prima a me sconosciute quanto sgradevoli: già ho i cazzi miei, se poi devo fare delle cose di cui non me ne frega una beata minchia solo perché “almeno ti distrai”, la coltellata in gola mi è assicurata
  6. Non consigliarmi di mangiare di più: so anch’io perfettamente che se non mi nutro muoio e se non lo sto facendo non è perché ci godo
  7. Non farmi i complimenti che non merito: già suonano falsi quelli detti sinceramente, figuriamoci quelli da life coach rottinculo
  8. Non convincerti che se sto da sola mi taglio le vene: è solo che preferisco dormire piuttosto di reggere la compagnia di chiunque
  9. Non. Assolutamente. Non. Dirmi.: “te l’avevo detto che sarebbe andata così!” : Vedi punto1
  10. Non ipotizzare chi dei due ci metterà di più a cuccare: Vedi punto 4.


mercoledì 7 settembre 2016

buon appetito

Ho la bocca piena di vomito. Ogni mattina. Esclusa al 100 % la possibilità di essere stata ingravidata da chicchessia, il sintomo rimane ed è ancora più disgustoso vista la sua genesi. Credo di essere nauseata da me stessa. Certo, potrei trovare un milione di fattori intervenienti che mi rendono la vita nauseante. Faccio un lavoro che non mi piace e che non mi riesce nemmeno bene. Vivo in un posto che non mi piace, in una situazione malsana e ho continuamente l’ansia di dover cercarmi un altro posto, che probabilmente non mi piacerà, ma quanto meno sarò libera di girare nuda per casa, ubriacarmi da sola e piangermi addosso o sgrillettarmi in libertà sul pavimento della sala. La persona a cui avrei voluto legare la mia vita alla fine mi ha estromessa dalla sua relegandomi ad uno schermo del telefono. La migliore amica che avevo mi rende triste giudicando qualsiasi mio comportamento. Mia madre sta invecchiando sola e io non posso neanche aiutarla a fare la spesa. Mia zia sta morendo di tumore. Il mio cane ha perso l’uso delle zampe posteriori. Tutto questo e, volendo, tanto altro, mi rendono la vita pesante, per non dire merdosa. Ma in fondo al vaso di merda, trovo la mia faccia: sono io che non mi vado bene, sono io la persona con cui devo e non voglio convivere quotidianamente. E credo sia questo il motivo delle mie nausee mattutine. Mi guardo allo specchio e vedo una quasi trentenne con la faccia da ventenne e col cervello da tredicenne e con la voglia di vivere di un’ottantenne. L’unico istinto che ho è quello di andare in una foresta e perdermi per sempre.

lunedì 30 maggio 2016

rainbow warrior

sono decisa ad allontanare le persone negative dalla mia esistenza.
ma come faccio se le persone più negative della mia vita sono esattamente le persone a cui voglio più bene?

martedì 15 marzo 2016

Le 7 regole del convivio in Georgia


La Georgia è: vino e spiedo, eloquenza ed ospitalità. Desideri capire una persona? Mettiti a tavola con questa. Siamo andati a Tbilisi, ci siamo seduti a tavola con il tamada ed abbiamo accertato che i georgiani conoscono un modo per fermare il tempo ed allungare sensibilmente la vita.

                                Foto: Razhden Gamezardashvili


Il convivio georgiano è un rituale mistico, nato nell'amore. La parola chiave qua è proprio “l’amore”. La natura trasuda amore, l'aria è impregnata d’amore, lo spazio è carico d’amore. Si percepisce l’amore in ogni brindisi pronunciato durante il convivio. Nel modo in cui il tamada Luarsab Togonidze muove delicatamente il bicchiere tra le mani prima di fare un sorso. Nel modo in cui guarda la moglie Nino, la quale gli ha regalato cinque figli.

Il tamada Luarsab Togonidze soppesa ogni parola. A proposito, il brindisi al tamada, fatto durante il convivio, si considera l’ultimo. Successivamente tutti se ne vanno o scelgono un nuovo tamada.


Luarsab è un montanaro barbuto e possente, sui due metri. Sua moglie Nino è una mora minuta. “Ho incontrato Nino nel 1997. Naturalmente durante un convivio al matrimonio di un amico in comune”.
A Tbilisi, Luarsab è un personaggio leggendario. E non solo grazie ai brindisi… in realtà non esiste la professione del “tamada”. Il convivio celebrativo viene condotto per vocazione o su richiesta degli organizzatori. Ovviamente a titolo gratuito. L’attività principale di Togonidze è confezionamento e commercio di costumi nazionali, con i modelli restaurati in base alle esposizioni dei musei e vecchie fotografie. Inoltre, Luarsab interpreta splendidamente le litanie ecclesiastiche ed è proprietario di diversi ristoranti. Ha quindi sufficiente conoscenza ed esperienza da condividere con il prossimo. Naturalmente, a tavola.



A detta di Luarsab, nell'atmosfera del convivio è presente una magia invisibile, creata dal buon vino e dalla buona compagnia, che permette all'uomo di aprire il cuore. Tra le persone riunite deve regnare amore e amicizia, altrimenti la festa è impossibile, per quanto possa essere bravo il tamada. Perciò, ogni brindisi termina con un generale esclamazione “Gaumargios!” – augurio di vittoria a tutti i presenti. Intorno alla tavola georgiana tutti sono equi, come di fronte a Dio. È per Lui che si pronuncia il primo brindisi. Sempre

AllAltissimo


“Quando il Signore stava distribuendo le terre tra gli uomini, i georgiani si stavano godendo una tavola imbastita, bevendo vino e mangiando carne allo spiedo. Non avevano tempo per partecipare alla frenesia generale. Quando la distribuzione è terminata, i georgiani si sono trovati senza il loro pezzo di terra e il Signore ha deciso di dare loro il giardino che aveva riservato per Sé”  dice Luarsab Togonidze con voce orgogliosa.

Ogni tamada ha una struttura chiara ed universale dei discorsi celebrativi. Il vero tamada però deve saper apportare al brindisi qualcosa di personale, appartenente alla sua esperienza, metterci il suo amore. Luarsab, come la maggior parte dei suoi connazionali, ha un rapporto speciale con Dio.

“I miei parenti lodavano il Signore a tavola anche ai tempi sovietici, quando la religione era perseguitata. Il convivio storicamente è la continuazione della funzione religiosa, mentre il vino simboleggia il sangue di Cristo. Per noi è una bevanda sacra. Il vino non si beve per ubriacarsi. Tra i georgiani l’ebbrezza è considerata una vergogna! Il vino ci permette di toccare le nostre rinomate tradizioni. Gaumargios!”


IL FAMOSO VIAGGIATORE

Alexandre Dumas. Caucaso
...Alla nostra sinistra v’era la Kakhetia – questo giardino del Caucaso, questo vigneto della Georgia, dove producono un vino che rivaleggia con quello di Kizlar e potrebbe rivaleggiare con quello francese, se i nativi sapessero produrlo e soprattutto conservarlo come si deve. Lo versano in otri di capra o bufalo e dopo un certo periodo di tempo questi donano al vino un sapore particolare, apprezzato, dicono, dagli intenditori, ma disgustoso a parer mio. Il vino che non viene versato negli otri di capra e bufalo, viene distribuito in enormi anfore di terracotta, che vengono sotterrati, proprio come gli arabi sotterrano il pane di frumento, in una sorta di buche delle biade. Qua ricordano ancora come sotto i piedi del dragone russo è crollata la terra e, caduto sull'otre di terracotta, è annegato come Clarence nella botte di malvasia...




Alleternità


Esiste una leggenda sugli emigranti georgiani che sono rimasti a lungo in un ristorante parigino. Gli ospiti si succedevano e alcuni di loro, prima di andare via, chiedevano ai camerieri l'identità di queste persone. I camerieri rispondevano “Ah, sono i georgiani, ora loro non hanno la percezione del tempo…” Effettivamente, per un convivio georgiano non esiste il concetto del tempo! Quando ci sediamo a tavola, le lancette degli orologi si fermano.

Durante un convivio georgiano sono sempre presenti coloro che “ci hanno lasciato”. È per questo che qua, ricordano i defunti (brindisi indispensabile, indipendentemente dal motivo dell’incontro), si usa far tintinnare i calici: perché loro sono vivi, finché c’è chi li ricorda e li ama. Alla fine tutti  si incontreranno prima o poi e, sicuramente, si metteranno a tavola.
“Ho avuto più di una volta una sensazione metafisica – dice Luarsab – stai seduto a tavola per sette-otto ore senza rendertene conto. I brindisi, i canti, l’energia incantano, ipnotizzano. È paradossale, perché sei conscio del fatto che la vita è molto breve... Beviamo per coloro che non ci sono più, perché con la loro dipartita anche tu, inevitabilmente, diminuisci. Gaumargios!…"

  La Georgia si è convertita al cristianesimo all’inizio del IV secolo. La Vergine Maria è considerata la Protettrice del paese.


Alla generosità della terra


“…Ma la terra sa rendere, allo stesso modo in cui toglie. Soprattutto una terra fertile come in Kakhetia! (Questa regione all’occidente della Georgia, famosa per la sua antica storia vitivinicola, è spesso chiamata il Bordeaux del Caucaso n.d.r.)  Una volta, con un amico, stavamo parlando sul perché di così pochi uomini famosi originari della Kakhetia e siamo giunti alla conclusione che la terra qua regala ai nativi ogni ricchezza in abbondanza, per questo nessuno si affanna per spostarsi nella capitale, nessuno si fa in quattro per raggiungere qualcosa e distinguersi. Credo che i vinaioli confermeranno le mie parole.

Per mantenere una comunicazione dinamica a tavola, il tamada sceglie spesso qualcuno per un alaverdi – la continuazione del brindisi iniziato. La persona che riceve la staffetta sviluppa il tema precedente. Questo non è un compito difficile per l’amico di Togonidze, il vinaiolo Iago Bitarishvili, produttore di vino secondo le antiche tradizioni.
“Non mi considero un vinaiolo. Semplicemente aiuto la natura a generare il vino! La natura non si può ingannare. Un mio amico, quando studiava a Mosca ancora ai tempi sovietici, andava a raccogliere le patate. Il loro lavoro veniva ritirato da un vecchio quasi cieco, così raccoglievano un solo sacco di patate e lo porgevano al vecchio a turno, mentre lui annuiva soddisfatto... lo racconto per dire che si possono ingannare sia l’uomo che il sistema, ma non la terra... da noi si dice: “un uomo cattivo non farà un buon vino”. La qualità del vino è un test di umanità." 

 



Il tradizionale pane georgiano shoti  si cuoce in forni tondi costruiti con mattoni ignifughi. Esiste una credenza, per cui il pane ama quando si canta mentre si impasta. Solo così viene croccante e fragrante.


L’uva raccolta viene lavorata nel marani – un locale apposito. Inizialmente i grappoli si pigiano con i piedi nel satsnakheli -  una pressa scanalata in un tronco massiccio di legno di conifere. Questo è il metodo più  delicato perché lascia intatti i semi d’uva, permettendo di escludere l’indesiderato sapore amaro nel vino. Il succo spremuto nella pressa viene versato nei qvevri - recipienti ovoidali sotterrati  con capienza fino a 2000 litri, per fermentazione, invecchiamento e successiva conservazione. Il posizionamento del qvevri permette di raggiungere una temperatura stabile di 14° C: ottimale per la conservazione di prodotti alcolici. In tante famiglie georgiane, si fa tutt’ora il vino con questo metodo antico. Con l’uva di un raccolto, Iago produce circa 1200 bottiglie, le quali sono dirette in piccole enoteche europee, statunitensi ed anche giapponesi. A proposito, l’esportazione del vino georgiano in Europa è iniziata, a detta di Luarsab, nel XIX secolo circa.  
“Ai tempi iniziarono ad esportare i vini di Mukhrani in Francia. Inizialmente non erano molto popolari presso i ristoratori del posto. Allora il principe Bagration di Mukhrani ha inventato un trucco: studenti georgiani vestiti di tutto punto andavano nei ristoranti e con denaro inviato dal governo facevano lussuose ordinazioni chiedendo di servire vini di Mukhrani. Quando venivano a sapere dai camerieri che i vini non facevano parte della cantina, i misteriosi ospiti pagavano e, senza aver toccato le pietanze, se ne andavano con una scenata d’effetto. È stato così che i ristoratori hanno dovuto ampliare la loro carta di vini. Beviamo dunque alla generosità della nostra terra! Gaumargios!"
 

Prendere il toro per le corna

È raro incontrare una così vasta varietà di artefatti per bere come in Georgia

 1. ASARPESHI — coppe basse e tonde con lungo manico piatto, nella forma ricordano il mestolo.



2. KULA — recipiente chiuso in legno con collo lungo e basso. Durante l’uso batte come un tamburello. Si pensa che gli uomini georgiani si caricassero prima delle battaglie grazie ai kula.



  

3. AKVANI — recipiente a forma di culla in ceramica, contiene circa mezzo litro. Con questo vaso si beve alla nascita di un bambino.









  

4. KARKARA — recipiente metallico sferico dal collo ricurvo consistente di tre tubi attorcigliati.











 

5. CINCILA — piccola brocca contenente circa un calice di vino. 










 6. KANTSI — corna di varie dimensioni, generalmente decorate con applicazioni in argento. Il più grande viene di solito fatto girare intorno alla tavolata. 




  
7. TASI— coppa semisferica senza manici.







Agli ospiti
“In Georgia esiste una tradizione: durante il convivio si fa sempre una riserva per ospiti casuali: noi aspettiamo sempre amici nuovi! È vero, non tutti venivano da noi con il cuore aperto e buone intenzioni… ma questo non ha mai cambiato il nostro approccio agli sconosciuti.” 



 Dai georgiani si usa bere fino in fondo “Al Signore”, “Alla Patria”, “A chi non è più con noi”. Nel resto dei casi si può semplicemente fare un sorso e rimettere il calice sul tavolo. 



Ogni ospite è una festa per i padroni di casa. Si affrettano a mettere in tavola il meglio che hanno. Dopo il lobio (fagioli in salsa di noci), sazivi (pollo in brodo di noci) e khachapuri (focaccia con formaggio) appaiono i kebab (roll di carne macinata con spezie ed erbe fresche) avvolti nei lavash (pane sottilissimo), carne cotta su carbone, gli scottanti khinkali (grossi ravioli con carne speziata ed erbe fresche), i fumanti dolma (involtini di carne macinata in foglie di vite). Si espone il vino. Tanto vino. E ogni vino dispone di un carattere individuale. I georgiani lo assaggiano ed attendono che faccia effetto. Dopo tre calici se ne può comprendere l’intensità.
 Un amico russo di Luarsab, essendo in visita a Tbilisi, è entrato in casa di georgiani: gli avevano chiesto di riparare il televisore. Nel mentre, la moglie del padrone di casa ha iniziato ad apparecchiare la tavola. Presto hanno iniziato ad arrivare i vicini di casa che hanno saputo dell’ospite. Alla fine sono stati a tavola tutta la notte e il televisore non è nemmeno stato riparato.
“Abbiamo una credenza straordinaria: il tempo che si passa comunicando con gli ospiti, non viene calcolato nel conto della vita. In questo modo, ogni ospite è prezioso, perché senza saperlo ci prolunga la vita! Gaumargios!”



Ai figli

“La nostra vita è prolungata anche dai figli. Secondo la saggezza popolare georgiana, la vera scuola per i bambini è la loro famiglia! La cosa più importante è che gli “insegnanti” siano buoni, severi e giusti, mentre le “lezioni” diventino una festa.”

Un bravo tamada è un perfetto oratore, capace di sentire e trattenere il pubblico, conosce la giusta misura nel canto, nella burla e nelle disquisizioni filosofiche. Il suo compito è creare uno spirito di unità nella compagnia. Non è una cosa facile da imparare. Si diventa tamada un poco alla volta, assorbendo a tavola la saggezza dei grandi fin dalla tenera età ed imparando a comprendere il vino.

“Durante il convivio di famiglia i bambini possono vedere tutti i parenti. Tutte le cose più importanti le apprendiamo a tavola. Avevo circa quattro anni quando ho assaggiato il vino per la prima volta, facendo il mio primo piccolo sorso. Grazie a questo gesto mi sentivo parte della famiglia. I parenti mi hanno sempre trattato alla pari e mi hanno sempre ascoltato come se fossi uno di loro. Riflettevamo insieme: convivio significa sempre dialogo. Uno può esprimere la propria opinione, senza però provocare un litigio. Ci troviamo tutt’ora nella casa di mio padre nella gioia e nel dolore e il vino ci aiuta a risolvere i problemi, toglie lo stress, addolcisce il cuore. In Occidente, gli psicoanalisti inventano terapie di gruppo e diversi altri metodi, mentre a noi tutto questo non serve. Tutti i problemi si risolvono in famiglia a tavola! Mio figlio ha cinque anni, è tutto suo padre: vuole sempre pronunciare discorsi. Sono i nostri figli a dover continuare le tradizioni del convivio georgiano, della nostra terra. Gaumargios!” 


La patria del famoso vitigno “Saperavi” è la valle di Alasani, una regione unica della Kakhetia con condizioni naturali uniche

Alle madri

“Abbiamo dovuto combattere molto, tanti uomini cadevano in battaglia. È per questo che la donna in Georgia è considerata la personificazione della forza sacra, della vita stessa, della sua continuazione…
Ad esempio, io ho la laurea in economia ed alcuni ristoranti, ma sia gli affari che la famiglia stanno in piedi grazie a Nino! Tutto questo esiste solo grazie alla sua energia smoderata!
L’insulto peggiore per un georgiano è la mancanza di rispetto nei confronti di sua madre. Tutti i bambini crescono nell'infinita adorazione per la propria madre. Non a caso, uno dei più celebri simboli della città di Tbilisi è il monumento alla Madre Georgia, eretto sulla collina di Sololaki nel 1958, l’anno in cui la città festeggiava l'anniversario per i suoi 1500 anni.

La storia ricorda tempi in cui solo uomini potevano partecipare alle feste, o quando gli uomini e le donne si sedevano su lati opposti della tavolata. Ora, a tavola, stiamo tutti insieme. Si possono addirittura incontrare donne che presiedono la tavola, svolgendo il ruolo di tamada.

Ultimamente, tanti utilizzano i social per comunicare. Non vedono gli amici, ma solo le loro fotografie! Ma le persone devono avere un approccio fisico, c’è qualcosa di vivificante, di eterno in questo. È il nostro codice identificativo. È per questo che finché esiste la Georgia, esisteranno il vino ed esisteranno i brindisi! Gaumargios!”











Fonte: http://www.vokrugsveta.ru/article/199785/

mercoledì 9 marzo 2016

nausea sartriana


io odio quando le persone credono che io sia scema. odio i giri di parole. odio le finte. non stiamo giocando a calcio cazzo, stiamo vivendo una vita insieme, perché mi devi prendere per il culo? mi viene da vomitare. e vorrei dire, chiarire, urlare… ma se c’è una cosa che ho capito negli anni è che non serve a un cazzo. chiarirsi non serve a un cazzo. o ci si accetta o ci si manda affanculo. ho mangiato un gelato mandorla e bacio. e in fondo non c’era l’amaro. in fondo c’era il fondo. l’amaro ormai l’ho digerito, non mi stupisce più. però che schifo però.

lunedì 22 febbraio 2016

zoofilia

"più conosco gli uomini e più amo il mio cane"
io più conosco gli uomini e più amo il ragazzo.
con questo non vorrei paragonare il mio ragazzo ad un cane, anche perché un cane (anche della peggior specie killer) lo si può addomesticare/ammaestrare/ammorbidire, mentre il mio compagno di giochi è peggio di una squadra di capricorni in preciclo. 
Però qua mi guardo un po' intorno. Intanto vedo che delle persone non ho capito un cazzo e sono banalissimamente circondata da una falsità totalizzante e lui è l'unico che trasmette qualcosa che va oltre la massa.
In questi giorni sono circondata da matrimonianti, da gente che parla di matrimoni, gente che si sposa, gente che vuole sposarsi. L'ISTAT è molto scettico. E' sicuramente vero che la statistica è una scienza a dir poco approssimativa, ma ci sarà un motivo per cui "nove coppie su dieci non si riformerebbero dopo dieci anni (cioè solo una coppia si risposerebbe)"...
Leggendo qua e là le varie riflessioni sul tema, uno dei punti principali è che quando sei innamorato non capisci un cazzo della persona che hai accanto, dopo però l'innamoramento passa e ti rendi conto che quello che tu avevi in mente in realtà corrisponde solo vagamente a quello che ti ritrovi nel letto ogni notte.
Io credo di essere innamorata. Sicuramente meno di una volta, ma anche di più. Nel senso che nel momento in cui ho capito che la persona con cui ho a che fare non è esattamente quello che mi ero immaginata mentre mi sgrillettavo, ho capito anche che quest'altra persona è esattamente quello con cui vorrei andare a dormire tutte le sere, anche quando sono arrabbiata. Forse fra qualche anno non sarà più così. Il fatto è che, questi che la spiegano scientificamente sui motivi del fallimento matrimoniale, dicono anche che quando si è innamorati si tende a trascurare gli ostacoli pratici e di pensarsi invincibili... si tende a non vedere i problemi e illudersi di essere più forti della merda che si ha intorno e (soprattutto)  dentro. Io, ad esempio, i problemi logistico-organizzativi li vedevo in una luce splendente all'inizio. Sembrava tutto facile e anzi, non vedevo l'ora di superarli. Invece adesso mi sembrano praticamente insuperabili, forse perché sono da sola a voler combattere contro i mulini a vento. Il passo successivo è arrivato nel momento in cui mi sono rassegnata alla condizione e comincio quanto meno a provare ad imparare a vivere alla giornata, senza pensare al futuro.
Quando ho visto lei che è esplosa a piangere nel momento in cui è stato dato l'ufficiale annuncio del suo matrimonio ho pensato che io probabilmente non sarò mai così innamorata. Poi però penso che non è la forza dell'innamoramento, è che io non ho mai avuto la fissazione del matrimonio. Non so cosa potrebbe rendermi così perdutamente felice, forse solo la consapevolezza di avere un piccolo orsetto ciccione e goffo che si succhia il ditino dentro la mia pancia. 
Il fatto è che non so perché ma, continuo a parlarne. Poi mi sento una merda, il mio orgoglio ne soffre tantissimo. Non posso mendicare l'amore e le promesse, il mio intestino ne soffre e mi sveglio con spalle tese e amaro nel cuore. 
Comunque, portando la riflessione al di là del matrimonio come atto legale, superando il problema della separazione, divorzio, comunione dei beni e patria potestà... ci sarà un modo per tenere insieme una famiglia senza dover mangiare merda quotidianamente?

martedì 9 febbraio 2016

9.02.2016


Quando lavoravo al hotel golden eagle avevo questa collega mista tra anarchica, frichettona e trentinazza bigotta. Lavorava il minimo indispensabile per potersi permettere un qualche viaggio e con 500 $ riusciva a girare interi continenti. Non saltava un rainbow festival ed era di un’igiene personale a dir poco dubbia. Era inoltre un capricorno, come la sottoscritta testa di cazzo, di quelli cattivi. Ai tempi io avevo 22-23 anni e lei ne aveva più di 30 credo. Eterna single, eternamente affamata di affetto, eternamente arrabbiata col mondo perché non trova l’uomo giusto. Si sfondava di vino e cannoni e per un periodo siamo andate molto d’accordo, poi ad un certo punto credo che la sua totale assenza di responsabilità mi abbia dato un po’ troppo sui nervi, mi sono licenziata dal golden eagle (non a causa sua, ovviamente), lei è partita per un lungo viaggio e l’ho sempre ritrovata in una qualche serata generalmente sbronza lei e sbronza io in quelle imbarazzanti situazioni in cui hai avuto un’amichevole avventura coinvolgente durata pochi mesi seguita da un totale raffreddamento relazionale. Non succede mica solo con i “partners” (mi sta troppo in culo questa parola, non so come fare…), anzi a me è successo più volte anche con persone con cui non andavo a letto. Salti tra stelle e stalle alla velocità della luce.
Comunque tutto questo per dire che questa S, nonostante avesse più di 30 anni, era ancora un po’ sconvolta dal fatto che dopo i 25 il pms le si è allungato ed acuito. Se prima aveva i coglioni girati il giorno prima, ora aveva i coglioni girati almeno per una settimana prima.
Era una cosa che a me, giovane pulzella di 22 anni, sembrava strana e nel mio, già ai tempi sviluppatissimo cinismo, sostenevo che non fosse questione di età ma di una generale acidità caratteriale di S.
Ora invece mi rendo conto che aveva ragione.
Non so magari succede solo a capricorne teste di cazzo dopo i 25 anni, a me è successo dopo i 27 con il mio caratteristico ritardo nello sviluppo. Sta di fatto che la settimana precedente il ciclo è umanamente ingestibile.
La cosa più buffa è che mi accorgo che il mondo in fondo non è il posto peggiore per vivere solo quando la tempesta ormonale si placa e la mente mi si schiarisce un minimo. Durante la fatale settimana ci provo anche a dirmi che forse è il preciclo, ma riesco sempre a trovare una fila di motivi per cui NON E’ PER IL PRECICLO, E’ PERCHE’ IL MONDO E’ UN POSTO DI MERDA E IO SONO FALLITA E NESSUNO MI VUOLE BENE E SONO TUTTA SOLA E INCOMPRESA E VOGLIO LA MAMMA.
Se penso a me stessa di meno di 24 ore fa, che piangevo in treno come una bambina offesa solo perché qualche volta qualche idiota sfrutta la propria posizione per farmi sentire una merda, mi viene da ridere un sacco. È vero che ognuno di noi, ogni giorno, combatte una battaglia, quindi dovremmo essere tutti un po’ più pazienti e buoni con il prossimo. Chissà il tipo di ieri quale terribile battaglia sta combattendo, forse aveva bisogno di umiliare qualcuno per sentirsi meno inutile. Ognuno ha i propri metodi di sopravvivenza alla battaglia quotidiana. Solo che in alcuni giorni la questione mi lascia indifferente, mentre in questa fottuta settimana precedente il ciclo qualsiasi cosa mi ferisce a morte.
Maledetti ormoni.

martedì 2 febbraio 2016

reLoveution

un mio amico che vota quel partito di estrema destra, più a destra della Lega Nord, ha una fidanzata africana.
alla fine l'amore vince qualche volta

sabato 30 gennaio 2016

pms

al 13° giorno di lavoro senza stacco comincio ad avvertire un leggero scazzo dalle parti dei coglioni.
sono sommersa dalle cose da fare e dall'odio nei confronti della vita adulta dove non riesco a vedere le mie amiche senza per questo imbastire una consultazione degna del consiglio d'europa.
la mia vita di coppia è praticamente inesistente. ci si limita a litigare per telefono. alla fine ha vinto lui. alla fine abbiamo solo una relazione telefonica, come lui voleva. probabilmente dovevo rassegnarmi a questa condizione ancora qualche anno fa e lasciare le cose come erano, almeno adesso saremmo stati degli ottimi amici e non dei pessimi amanti.
la cosa più triste, ma forse anche più utile, in tutto questo è stato scoprire che una delle poche certezze relazionali che mi accompagnava da più di 10 anni a questa parte, si è rivelata una totale nullità. Beh... meglio scoprirlo così che andare avanti per tutta la vita pensando di avere un'amicizia fantastica che in realtà non lo è.
sono in preciclo ok. vedo tutto nero e vorrei piangere e invece devo lavorare e dormire. devo dormire un sacco. dormire finché non mi sveglio serena. mi sta mandando fuori di testa questa cosa di non avere una direzione. mi sta mandando fuori di testa questa cosa di essere incastrata in una situazione da cui dovrei ma non voglio uscire.
ciao. merda.

martedì 25 agosto 2015

record!

abbiamo convissuto a strettissimo contatto per più di 6 giorni senza mai scazzare.
ho paura a dirlo ma forse la crisi è stata superata. forse per una volta il ciclo stregato si è spezzato.
abbiamo fatto sei giorni di
- concertino swing
- concertino Nina Zilli (qualità media, ma orecchiabile) in mezzo alle dolomiti
- pasta fresca fatta in casa
- gita sulla cima a 1830 m
- panini allo speck in mezzo al bosco
- caffè dalla suocera
- pranzo con la cognata
- ravioli di pesce fatti in casa
- pizza in un microscopico localino molto "barcellona"
- sin city 2
- il segreto dei suoi occhi
- libri
- lettura di internazionale
- risate
- micro aperitivetti
- sesso
- herpes
- mestruazioni
Gli ultimi due punti si sono corrisposti negli ultimi due giorni e nonostante questo siamo riusciti a non scazzare.
Sono molto orgogliosa di noi e sono molto felice di tutto questo anche se ora subentra il nuovo problema. Il problema dal nome "i suoi amici non mi sopportano più".
Ma voglio andare con ordine. Voglio godermi ora quello che abbiamo costruito in questi giorni e poi vedremo cosa fare con gli amici che ad un tratto hanno iniziato ad odiarmi.
Forse tutto questo romanticismo è finto. Forse si sta sforzando anche lui per vedere se ce la facciamo e in realtà vuole mandarmi a cagare. Forse mi ha tradita e in qualche modo cerca di rimediare.
"stamattina mi sono svegliato e sono stato lì un po' a guardarti. Avevi un profilo veramente stupendo, con un mezzo sorrisetto. Sembravi un angelo. Volevo farti una foto, ma poi ti ho baciata".

Se questo è finto vuol dire che ho a che fare con un figlio di puttana di dimensioni epiche. E se ho a che fare con un figlio di puttana di dimensioni epiche, direi che voglio rischiare il colpo. Perché si sa: a noi ragazzine mediocri piacciono i figli di puttana di dimensioni epiche.
A me piace lui. Di qualsiasi dimensione.
Cara Venere, vediamo di non smerdare tutto di nuovo, per l'amor del cazzo!

giovedì 30 luglio 2015

Come perdere lavoro e moroso nel giro di un mese.

Siamo nell'era in cui vanno molto di moda gli elenchi. Le 10 cose che fanno impazzire gli uomini a letto. Le 15 domande che dovreste porvi prima di acquistare una mutanda a badile. Le 8 frasi che dovreste ripetervi prima di andare a cagare, ecc.
Ecco. Io non ho un elenco delle cose che bisogna fare per perdere moroso e lavoro nel giro di un mese.
Ma l’ho fatto. Quindi non posso proporvi una guida articolata al momento. Forse l’unica risposta sarebbe questa: ama alla follia il tuo lavoro e lo perderai. Ama alla follia il tuo moroso e lo perderai. Un’altra formula di altrettanto successo potrebbe essere: ama alla follia il tuo lavoro ma continua ad impuntarti sulle disonestà del tuo capo, e lo perderai. Ama alla follia il tuo moroso ma continua a chiedergli cose che nessun uomo al mondo può darti, e lo perderai. Ecco. Così mi sembra più completa come definizione. È stato semplice in fondo. Aspetti un uomo da due anni, lo conquisti e poi nel giro di un anno lo lasci perché non ti sembra innamorato quanto dovrebbe. Aspetti per tre anni di diventare capo area al lavoro, ottieni il posto e lo perdi perché cominci a dire al tuo capo tutto quello che sbaglia e dimostrargli il tuo disprezzo. Davvero, in fondo è semplice. Cioè è semplice anche in superficie. Basta pretendere sempre di più e si finisce per perdere anche quello che si ha.
In quest’aria umida e afosa e bollente, quello che mi servirebbe è un ghiacciato bagno di realismo e umiltà.
Ora, gli effetti collaterali:
1.       Perdita del lavoro: è stato abbastanza devastante, visto che sono stata sposata con questo lavoro per 4 anni e visto che ho scoperto per puro caso che verrò defenestrata. La sensazione prevalente era la rabbia. Per ora nessuna nostalgia. Tanta rabbia e voglia di picchiare il capo.
2.       Perdita del moroso: sono solo al secondo giorno quindi è un po’ più difficile definire la situazione. L’unica cosa che sento concretamente è la nausea e la mancanza di aria. L’unica cosa che riesco a fare bene è dormire per delle ore infinite per poi alzarmi gonfia in faccia e sgonfia nel cuore. In realtà il dormire bene è artificialmente supportato da goccioline sedative. Quindi non posso nemmeno spacciarlo per un mio successo personale.
La parte più strana per il secondo punto è che non riesco a parlarne. Ad esempio non riesco a dirlo a mio fratello. Mi viene da vomitare a pensare che devo dirlo o spiegarlo a qualcuno. Mi è già toccato con le amiche. Due volte. Entrambe le volte mi è stato detto che avevo ragione. Non per questo sto meglio. Entrambe le volte che ne ho parlato mi veniva da vomitare. Bisogna ancora dirlo ad un’amica, ad un altro gruppo di amici, alla madre, alla zia, alla cugina, al fratello, all’amica negli States, all’amica nei Balcani e poi bisognerebbe dirlo anche a me stessa. Forse la nausea è provocata dal fatto che nel momento in cui lo dico sembra più vero e soprattutto perché parlarne non mi aiuta perché non è che ci sia una soluzione. Bisognerà aspettare che la nausea passi. Che l’aria torni ad essere respirabile. Nel mentre ascolto Lou Reed, nuoto nell’umidità della bassa veronese, passo i giorni costringendomi a leggere senza capire una parola di quello che mi passa davanti agli occhi. Tranne quel capitolo che parlava di Istanbul. Perché mi piace farmi del male e ad Istanbul ci siamo andati insieme e mi immaginavo di leggerlo a lui. Ho provato con lo shopping terapeutico, appurato che non sono più in età da droghette ho pensato di provare con metodi consumisti delle ragazze della mia età. Non ha mica funzionato. È anche partita una canzone di quel tipo delle vibrazioni sull’estate e l’amore che lui mi aveva dedicato facendo chiare allusioni erotiche.
Quindi ecco. Stringere i denti e non scrivere nessun messaggino sbronzo o disperato o amorevole o finto errore di invio (questa poi è la peggiore delle versioni della disperazione umana: il messaggio “partito per sbaglio” è parecchio disgustoso). Stringere i denti, mordere il cuscino e non scrivere, non chiamare. Anche perché non è che mi prendi per il culo. Oggi mi molli e dopodomani mi dici che scherzavi. Dai, facciamo 65 anni insieme, sembra un po’ squallido come comportamento. Eppure.
Eppure.
Eppure.
Eppure in un mese è possibile sputtanare la propria vita. Ed è anche molto semplice.

giovedì 5 febbraio 2015

vento forte oggi nella bassa veronese.

una voce vecchia, malata, tossente e scatarrante che dice al telefono "sei la mia felicità". Anche un cuore secco e cinico come il mio si scioglie, si sente una bambina e si sente fortunato e sente di non meritare tutto l'amore che l'universo mi sta regalando attraverso le persone.
ecco.

mercoledì 23 luglio 2014

dead-cat/free-cat

ho iniziato la mattina con la visione di un gatto morto. Un gatto a strisce rosse. Non avevo mai visto un gatto morto, uccellini, ratti, topi, insetti, qualche cane in autostrada. Ma gatti no. Non mi piacciono molto i gatti, a meno che non siano cresciuti nelle mie mani e non mi facciano drrrr-drrrr addosso.
Sono tornata dalle ferie esattamente una settimana fa e sono già demolita dalla quotidianità. Tutta la carica positiva è deceduta, un po' come il gatto a strisce rosse.
Domani parto verso la Germania per il battesimo di una piccola scimmietta di cui sarò la madrina. Io. Madrina. Di una bambina tedesca con cui probabilmente non avrò mai una lingua in comune. Una bambina il cui zio doveva diventare mio marito, nell'immaginario delle nostre rispettive famiglie, ma visto che noi, i diretti interessati, ci consideravamo fratelli, abbiamo dovuto spezzare il sogno delle nostre madri che nelle fredde sere d'inverno si scaldavano i cuori con sogni delle nostre due famiglie che improvvisamente diventavano una. Il cuore in realtà se lo scaldavano anche con dell'ottimo cognac di produzione biologica che stimolava la loro fantasia. Insomma andato in pezzi il progetto del matrimonio, mi è stato chiesto di fare da madrina alla bambina, che l'ultimo volta che ho visto era ancora nell'utero della mamma. 
Ho sempre adorato partire. Da quando vivo in questo triste posto ho imparato ad adorare la partenza con più veemenza. Ma questa volta non ne ho voglia. Non ho più voglia di niente. Mi sveglio senza voglia di esistere. Mi trascino senza senso in giro per le vie della vita. Sembra tutto finito prima di iniziare. 
Quale guida spirituale potrei essere per una bambina per la quale desidero tutta la felicità del mondo? Quali energie positive potrei trasmetterle? Cosa potrei regalarle della mia personalità che non sia rassegnazione? Io ci proverò promesso. Mi concentrerò sul positivo, ma so già in partenza che non sarà felice. Non perché sono io a benedirla, ma perché è la vita che maledice tutti. Ottimismo? bah. da quattro anni a questa parte la vita mi sta frustando e se all'inizio poteva esserci del sadico da parte sua perché io cercavo di oppormi, ora sembro più il gatto morto di stamattina, un corpo che non reagisce più. Che interesse potrebbe avere la vita a continuare a frustarmi? Voglio dire, non pretendo mica che mi si accarezzi - ne ho perso le speranze. Ma basta botte però!
E con questo spirito andrò a battezzare. Forse. Forse ad essere onesta dovrei abbandonare l'impresa. Ho davvero paura di trasmettere delle brutte cose alla piccola. Ma forse ci sto dando troppo peso. In fondo cos'è il battesimo? Ammesso che io sia un'atea aggressiva e anti-cattolica ritengo il rito del battesimo un avvio alla vita, una concentrazione di energie positive e di migliori auguri per una vita che sta iniziando. E' simbolico il tutto. La mia di madrina aveva meno di 10 anni quando mi ha "avviato alla vita" e la sua presenza spirituale è pari a zero negli ultimi 27 anni, si traduceva generalmente in auguri, non sempre puntuali, e accompagnamento durante lo shopping. ah sì, mi lasciava fumare a casa sua. Quindi forse è vero che non bisogna darci tutto questo peso. Ma in fondo se la bambina che è diventata la mia madrina non dava nessun peso alla cosa, in qualche modo mi avrà trasmesso dell'energia positiva espressa nell'orgoglio di tenermi in braccio, nella solennità del momento, anche solo nel fatto che lei a meno di 10 anni non sapeva ancora nulla della crudeltà del mondo e della vita. E quindi senza augurarmi nulla mi ha augurato il meglio, mi ha trasmesso la sua sicurezza nella purezza del mondo. Beh ha funzionato poco. Nel senso che ci ho creduto, ma per poco. 
Ecco.
Adesso provo a lavorare. E non provo nemmeno a cambiare il mio stato d'animo. Non funziona più.
Con stima.
M

lunedì 21 luglio 2014

Meglio sola che morta.

se devi piangere
se tutto perde senso
piangi
e non cercarne il senso
fracassati il cranio contro gli spigoli della tua tristezza senza nome.
ma smettila di fingere.
non è più IN fingere di essere grande, forte, cinica. Ammetti la dolcezza del tuo dolore. Prova ad essere forte nella tua debolezza.
e dimentica
impara a dimenticare
impara a perdonarti.


era un pezzo che non sperimentavo una dolorosa separazione da molto vicino. La mia ultima risale a 7 anni fa ormai e ora vedere un amico distrutto, rovinato, con occhi gonfi, voce tremante, un misto di rabbia, dolore, incomprensione, impossibilità di accettare, dubbi, domande e doloooore dolore universale dell'abbandono, del sogno spezzato. Dolore del ragazzo che era disposto a fare un corso per fidanzati nonostante la sua intolleranza verso la chiesa, dolore di un ragazzo che dal totale rifiuto di bambini si è visto esplodere un istinto paterno infinito ed inaspettato, dolore di un ragazzo che al posto degli occhi aveva la faccia della sua ragazza sempre stampata in faccia, dolore di un ragazzo che viveva per lei e di lei ma in un modo non morboso o pesante. insomma.. quando si dice : un ragazzo follemente innamorato. E' stato crudelmente mollato, senza particolari spiegazioni, senza tatto, senza.. senza amore. da un giorno all'altro. E lo vedi impazzire. Ti guarda e non ti vede. Gli parli e non ti sente. E ti ricordi il mal di stomaco, il vomito, le lacrime, i chili di tabacco, litri di alcol, la paura di impazzire di notte, il mal di cuore, il fissare il telefono, i messaggi sbronzi e disperati, l'illusione, la speranza, la disillusione, la merda, il senso di solitudine e di infinita infinita tristezza. Te lo ricordi e ti rendi conto che se ultimamente pensavi "ma no, ma avevo 20 anni, non ricapiterà più così, con questa intensità" e invece sì. ricapita con la stessa intensità o forse anche con un'intensità maggiore. E ti rendi conto che forse esiste un angelo che custodisce il tuo cuore dall'essere assassinato. sarà crudele, è vero. Ti illudi e a volte davvero vorresti dare l'anima per poter stare con quel ragazzo di cui non si pronuncia il nome, ma ora a ricordare il dolore ti rendi conto che sarai anche codarda, ma non c'è ragazzo al mondo per cui rischieresti di nuovo di provare lo stesso dolore. Quindi sì, forse in fondo è giusto così. Grazie cinico e pragmatico angelo custode. Tienimi lontano il ragazzo dai capelli d'oro e dalla voce orgasmica. Potrebbe uccidermi. E io voglio vivere. Meglio sola che morta.

lunedì 16 giugno 2014

1539

La sensazione di essere presa per il culo non mi abbandona.
La sensazione di un qualcosa che dovrei sapere ma che non mi viene detto per compassione, per non smerdarmi, per non farmi sentire una fallita. 
Sono nauseata da me stessa.
Sono nauseata da una cosa che è stata bellissima fino a due settimane fa e adesso vorrei non fosse mai successa.
Come accade?
E queste minchiate della forza del pensiero positivo? 
Io per te ne ho avuti un sacco di pensieri e tutti positivi.. com'è che tu nei miei confronti quegli unici due che hai sono di pena e rifiuto?
Ho cestinato da tempo l'idea del suicidio. Ok, direi anche che questa situazione è comunque lontana anni luce da qualcosa che possa farmi anche sfiorare l'idea.. ma ultimamente mi sono resa conto che il posto del suicidio è stato occupato da un'irrefrenabile voglia di rasarmi a zero. Tagliare, annullare, smettere di esistere, tagliare via l'energia negativa e la tristezza degli ultimi anni accumulatasi nelle punte dei miei capelli.
Se solo servisse a qualcosa.
troppo facile
a me piace vincere facile
ma non vinco 
mai
non vinco neanche difficile.
sfigata.

lunedì 20 gennaio 2014

1244

Ti dicono "Ci vuol tempo, armati di pazienza"
Ti dicono "Vivi come se non ci fosse un domani, non posticipare"

Mi trovo
confusa.
nauseata.
con un'irrefrenabile desiderio di prendere a testate tutti i muri.


Vorrei prendere a testate me stessa.


Poi sì. a questo punto vorrei uscirmene con una cosa come "ci metto tanto ad affezionarmi alla gente, ma una volta affezionatami, poi do il cuore e l'anima alle persone che amo e andrò a testa alta in prigione per difenderli" tipo no? oppure al contrario "non è colpa mia se mi affeziono subito e do tutta me stessa a delle brutte persone".
Niente di ciò è vero nel mio caso. Io non mi affeziono. Io seleziono.
Mi odio perché non sono in grado di stimare le persone che amo, che mi tocca amare. Persone che mi amano. Non riesco. ho bisogno di rispettare, di ammirare, di stimare una persona per amarla. non riesco ad amare per amare, perché sei gentile con me e ci sei nei momenti difficili e non mi lasci sola e mi riempi di attenzioni, se non mi piaci non mi piaci. Ti tollero, ti voglio anche del bene, ma non potrò mai amarti fino in fondo. A questo punto l'elenco di persone che amo veramente si riduce a mia madre, mio nonno, mio cugino, e il merda lì che non mi caga..e forse un paio d'altri. Non riesco nemmeno ad amare mio fratello fino in fondo, anche se darei il culo per lui, ma non lo rispetto, non mi piace. Ho una sfilza di amici che adoro perché sono riusciti a starmi vicino anche nei momenti in cui io stessa facevo una gran fatica a non mandarmi a fare in culo, persone che senza volere nulla in cambio mi hanno aiutata e sostenuta e tenuta e trattenuta e cibata quando mi rovinavo di fame e accompagnata e scarrozzata... ma se sono persone che non mi arricchiscono spiritualmente come dico io allora bo... allora rimane tutto nel bidimensionale, nell'umana gratitudine per esserci, per essere così dolce e carino, ma non perché sei TU.
Problematico questo punto per me, non riesco a risolverlo e soffro un sacco nella mia incapacità di amare "con semplicità" come si suol dire.
Sono una persona del cazzo c'è poco da fare. Viziata dall'affetto incondizionato altrui, viziata da attenzioni e ammirazione... incapace di dare senza un perché.
Bella persona di merda.

martedì 31 dicembre 2013

1401

direi che per quest'anno ho finito di lavorare. Altre 3 - 4 ore di questo ufficio semivuoto con dentro delle persone con il prurito al culo per andare a festeggiare la morte del duemila-e-credici.

Io personalmente intendo:
1. guardare un qualche film vecchio;
2. sfondarmi di ottimo vino toscano;
3. accogliere la mezzanotte sciolta nella vasca da bagno all'essenza di rose ascoltando Einaudi con una specie di sigaretta condita tra i denti.

Invidiatemi o voi che passerete la sera a vestirvi, truccarvi, cucinare, fare auguri e dare bacini senz'anima a persone di cui non vi importa o importa cosa importa?

Mi puzza della fiaba sull'uva acerba. Probabilmente anche a te piccola M piacerebbe passare il capodanno in un'altra maniera.

Ma giuro. Non è così. L'unica persona con cui vorrei festeggiare non mi vuole al proprio fianco.. e sono stanca io di accontentarmi. Di stare in mezzo alla gente e avere la testa da un'altra parte. Stanca di ridere e divertirmi solo perché la sovrastruttura sociale richiede questo. Ogni anno a capodanno è la stessa storia... passo le ultime due settimane dell'anno ad inveire contro questo obbligo a divertirsi e poi mi lascio sempre coinvolgere in una qualche attività ludica. Quest'anno sarò fedele a me stessa. Passerò la notte con l'unica persona che mi sta vicina e non mi abbandona nemmeno nella solitudine : my own fuckin self! Là. Voglio che sia una serata uguale a tutte le altre. In tutto.  Non sono mai riuscita a capire perché quest'ansia dell'anno nuovo. Cosa cambia se oggi è il '13 e domani diventerà '14? I buoni propositi possono iniziare anche che so.. il 5 di giugno. I buoni propositi nascono e iniziano da soli, non è il numerino in fondo alla data che dà la svolta. E' forse solo un'unità di misura temporale che permette di suddividere la vita.
Posso dire come sono andati gli ultimi 12 mesi... ma se voglio posso anche decidere che per me l'unità di misura saranno 19 mesi o 28 settimane e tirare le somme quando cazzo pare a me.
Dunque negli ultimi dodici mesi ho fatto una marea di viaggi e questo è un bene. Ne vado fiera... tra Europa e Asia ho fatto una cifra di km. Mi sono goduta mia madre, mi sono goduta mio fratello, mi sono goduta i miei amici, ho adorato il mio lavoro. Ho litigato, sperato, bestemmiato, riso un sacco, ho letto dei libri meravigliosi, ho scattato delle foto splendide, ho imparato a cucinare piatti nuovi, a fare le candele di cera riciclata... ma soprattutto ho amato. Ho amato di un amore leggero e incondizionato, senza pretese e senza speranze. Ho trovato te in tutto l'elenco di cui sopra. Sei stato dentro di me e dentro ogni mia azione e ogni sorriso era tuo e ogni lacrima e ogni bestemmia e ogni sbronza. Mentre leggevo immaginavo di averti accanto e di leggerti ad alta voce i passi che mi piacevano di più. Ho amato te che non sfiorerò mai. Sei un po' il mio Laura in versione maschile, togli pure anche il talento poetico .. ma non avendo scritto poesie in parole ho scritto una poesia lunga un anno che porta la tua faccia e il tuo profumo. E anche quest'ultima notte dell'anno. Immersa nella vasca da bagno, viaggiando sulle note di Einaudi, dedicherò me stessa a te, la mia vita è una poesia dedicata a te. Sì non te ne fai un cazzo dai lo sappiamo. Ma se mi fa felice questa cosa io continuerò a farla. Quando smetterà di farmi felice smetterò di farla. Tu fatti i cazzi tuoi.

martedì 24 dicembre 2013

i cry until i laugh

totale scomparsa della fame (da più di 24 ore ormai), nausea, diarrea, testa che esplode, mani che tremano, concentrazione minima. Ma chi cazzo l'ha detto che prendersi una cotta è una bella sensazione?

altra domanda: Quanto stracazzo devi essere fottuta per googlare "primo appuntamento cosa fare dopo" ?
 mi proporrei di andare ad annegarmi nel water.

Però con ciò ho scoperto che al mondo ci sono persone che stanno molto peggio. Leggersi i forum di donnine che condividono i loro primi appuntamenti dal dubbio successo è veramente spassoso.

Dunque come comportarsi? Quando dopo due anni di non corrisposto innamoramento ti arriva questo dio leggermente paffuto con gli occhi brillanti, ti regala un libro (con emozionante dedica annessa), sta con te a chiacchierare amichevolmente per un paio d'ore in giro per la nebbiosa e vischiosa pianura padana (zona industriale intorno all'ufficio), e poi se ne va con un fraterno abbraccio? Annegarsi nel water, al momento è l'unica soluzione valida.

Però non credo di aver avuto una squadra di tifosi così consistente prima d'ora.. dall'intera famiglia, cugini, zii, cognati compresi, all'intero staff del lavoro, agli amici lontani e vicini e persino l'estetista e la stagista sfruttata. Ho passato più tempo a rendicontare l'avvenuto in varie lingue, che starci di fatto.

Che comunque il tutto si può riassumere in poche parole: primo appuntamento - niente limone - annegati nel water.

martedì 10 dicembre 2013

1553

mi sento libera.
ma la mia è una libertà codarda.
mi sono trovata sotto una doccia bollente a ragionare sul fatto che mi sento libera perché non ho nulla da perdere, oltre alla mia famiglia.. che non perderò mai.
Quindi sono libera?
Non è una libertà meschina quella di aver chiuso fuori tutti gli altri rapporti?
Eliminare gli amori.
Relegare le amicizie ad una serata al mese.
E poi sì. Sei felice di essere libera, di non dovere nulla a nessuno. Nessuno che ti chiede cosa hai fatto, nessuno a cui rendere conto, nessuno a cui augurare buona notte o buongiorno o buonsailcazzo. Nessuno di cui preoccuparti, nessuno di cui essere gelosa, nessuno. N E S S U N O. Libera dai pesi, belli e brutti.
Sono di una libertà meschina, lo ammetto.
Ma avendo eliminato le emozioni interpersonali ho riscoperto quelle individuali.
Mi emoziona la doccia bollente in una giornata ghiacciata. Mi emoziona la traccia giusta da ascoltare la mattina mentre vado al lavoro. Mi piace il treno che prendo, il colore giallo-sole del mio smalto, mi piace nuotare nel latte della nebbia del mattino, mi piacciono i miei libri... mi emoziono per aver cucinato delle lenticchie spacca culo. Mi emoziono a fare candele di cera riciclata, a bere del buon vino.
Sì. E' una libertà da codarda la mia. Ho tolto la mia felicità dalle mani degli umani e l'ho presa in mano io.
L'apice del social introvert, c'est moi!

venerdì 29 novembre 2013

babel



uno di quei singoli che di poetico probabilmente hanno poco, perché dicono 7 parole in croce.
ma mi fanno venire voglia di prendere per mano il tipo qua che promette di aspettare, guardarlo negli occhi e dirgli di lasciar stare.. che l'attesa si beve da sola e si risucchia negli universi. aspettare non aiuta. aspettare divora.
poi gli metterei la testa sulla spalla e gli proporrei di bere un whiskey mentre aspettiamo insieme. perché tanto entrambi lo sappiamo. i will wait for you.