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lunedì 23 maggio 2022
mercoledì 1 giugno 2016
il primo giugno dell'anno bisesto
Siedo piena di
doni. è un mercoledì prima di quattro giorni di lunghe dormite e risvegli pieni
di lunghi stiracchiamenti nel letto e lunghe letture nel sole. Un montatore mi
ha portato delle bocche di leone. Una commerciale mi ha portato tre rose che
profumano come la bulgaria. Un ragioniere mi ha portato mirtilli e lamponi e un
altro ragioniere 7 ciliegie mature. amata e coccolata. Ho un moroso
bellissimo e spettacolare e va tutto in una maniera spaventosamente bella.
Ma poi arriva il
corvo dalle ali nere e mi porta via tutto il bello che ho. E mi arrabbio perché
qualcuno, un paio di ali nere mi possono portare via tutto il bello che ho. Tutto
l’amore che mi circonda e tutto l’amore che ho dentro. Me lo portano via con le
migliori intenzioni... sto cercando un algoritmo che mi aiuti a risolvere
questa situazione, ma non lo trovo. L’unica soluzione è quella del fu mattia
pascal: fingersi morta e ricominciare a vivere sotto mentite spoglie. Inizio le
giornate piangendo. Un po’ di gioia e un po’ di merda ma alla fine la domanda
resta sempre… e io devo rispondere e devo rispondere in fretta e ho rabbia e
paura e ogni tanto vorrei spararmi in bocca ed è una cosa contrastante e però
non è bello essere felici ed essere costretti ad essere invece infelici e dover
per forza piegarsi alle ali del corvo. Perdincibacco.
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venerdì 13 maggio 2016
in linea con la copertina dell'internazionale di questa settimana.
La
società ci costringe ad odiare il ciclo. Inventa sempre nuovi metodi
per ovviare allo scazzo del ciclo. Il ciclo è un impedimento.
Per me
non lo è. Per me l’impedimento è la società. In quelle rare e
fortunate occasioni in cui ho la possibilità di passare i primi due
giorni del ciclo a casa o comunque in una situazione rilassata, è un momento
che mi godo tantissimo. Un momento in cui mi sento perfettamente in
comunione con la terra, sento di essere come un albero, sento
l’energia fluire attraverso
di me verso la terra (anche se mi rendo conto che il verbo “fluire”
possa far addurre ad altre associazioni in questo contesto).
Nel
momento in cui il dolore passa, sento una dolcezza perfetta spandersi
in tutto il corpo, mi sento morbida materna femmina e brutta. Perché
è inevitabile: la pelle perde di elasticità, i capelli diventano
secchi, le gambe gonfie, le occhiaie assumono un volume simile agli
emisferi. Eppure mi sento donna. Vorrei potermi permettere di
muovermi piano piano, di
avere il tempo di percepire i contorni e la sostanza del mondo che mi
circonda.
E
invece sono in un ufficio a battere su dei tasti. Devo essere
scattante, reattiva, muovermi in fretta e non far trasparire né il
dolore né la dolcezza.
Quanto
vorrei non avere fretta.
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martedì 3 maggio 2016
repost
.errando tra i miei errori
ne ho perso il conto.
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giovedì 21 aprile 2016
diceva: addio bocca di rosa, con te se ne parte la primavera
oggi la primavera arrivava. in tutta la sua splendida intensità e magnificenza travolgente. e sono così tanti anni ormai che non è più la stessa primavera che mi viene da vomitare a pensare a quello che la mia vita è diventata. a quello che (non) ne ho fatto.
e oggi rimangono goliardiche battute, domande senza più bisogno di risposte.
rido un sacco ma non sorrido praticamente più.
ma oggi non è il giorno dell'autocommiserazione. oggi è il giorno in cui esplode la primavera, anche se io non ne faccio più parte.
e oggi rimangono goliardiche battute, domande senza più bisogno di risposte.
rido un sacco ma non sorrido praticamente più.
ma oggi non è il giorno dell'autocommiserazione. oggi è il giorno in cui esplode la primavera, anche se io non ne faccio più parte.
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