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mercoledì 1 giugno 2016

il primo giugno dell'anno bisesto

Siedo piena di doni. è un mercoledì prima di quattro giorni di lunghe dormite e risvegli pieni di lunghi stiracchiamenti nel letto e lunghe letture nel sole. Un montatore mi ha portato delle bocche di leone. Una commerciale mi ha portato tre rose che profumano come la bulgaria. Un ragioniere mi ha portato mirtilli e lamponi e un altro ragioniere 7 ciliegie mature. amata e coccolata. Ho un moroso bellissimo e spettacolare e va tutto in una maniera spaventosamente bella.

Ma poi arriva il corvo dalle ali nere e mi porta via tutto il bello che ho. E mi arrabbio perché qualcuno, un paio di ali nere mi possono portare via tutto il bello che ho. Tutto l’amore che mi circonda e tutto l’amore che ho dentro. Me lo portano via con le migliori intenzioni... sto cercando un algoritmo che mi aiuti a risolvere questa situazione, ma non lo trovo. L’unica soluzione è quella del fu mattia pascal: fingersi morta e ricominciare a vivere sotto mentite spoglie. Inizio le giornate piangendo. Un po’ di gioia e un po’ di merda ma alla fine la domanda resta sempre… e io devo rispondere e devo rispondere in fretta e ho rabbia e paura e ogni tanto vorrei spararmi in bocca ed è una cosa contrastante e però non è bello essere felici ed essere costretti ad essere invece infelici e dover per forza piegarsi alle ali del corvo. Perdincibacco. 

venerdì 13 maggio 2016

in linea con la copertina dell'internazionale di questa settimana.

La società ci costringe ad odiare il ciclo. Inventa sempre nuovi metodi per ovviare allo scazzo del ciclo. Il ciclo è un impedimento. 
Per me non lo è. Per me l’impedimento è la società. In quelle rare e fortunate occasioni in cui ho la possibilità di passare i primi due giorni del ciclo a casa o comunque in una situazione rilassata, è un momento che mi godo tantissimo. Un momento in cui mi sento perfettamente in comunione con la terra, sento di essere come un albero, sento l’energia fluire attraverso di me verso la terra (anche se mi rendo conto che il verbo “fluire” possa far addurre ad altre associazioni in questo contesto).
Nel momento in cui il dolore passa, sento una dolcezza perfetta spandersi in tutto il corpo, mi sento morbida materna femmina e brutta. Perché è inevitabile: la pelle perde di elasticità, i capelli diventano secchi, le gambe gonfie, le occhiaie assumono un volume simile agli emisferi. Eppure mi sento donna. Vorrei potermi permettere di muovermi piano piano, di avere il tempo di percepire i contorni e la sostanza del mondo che mi circonda.
E invece sono in un ufficio a battere su dei tasti. Devo essere scattante, reattiva, muovermi in fretta e non far trasparire né il dolore né la dolcezza.

Quanto vorrei non avere fretta. 

martedì 3 maggio 2016

giovedì 21 aprile 2016

diceva: addio bocca di rosa, con te se ne parte la primavera

oggi la primavera arrivava. in tutta la sua splendida intensità e magnificenza travolgente. e sono così tanti anni ormai che non è più la stessa primavera che mi viene da vomitare a pensare a quello che la mia vita è diventata. a quello che (non) ne ho fatto.
e oggi rimangono goliardiche battute, domande senza più bisogno di risposte.
rido un sacco ma non sorrido praticamente più.
ma oggi non è il giorno dell'autocommiserazione. oggi è il giorno in cui esplode la primavera, anche se io non ne faccio più parte.